Un posizionamento forte sulla questione ambientale può giocare un ruolo importante nella definizione dei nuovi equilibri geopolitici mondiali. Il soft power, così come descritto dallo scienziato politico statunitense Joseph Nye, consiste nell’abilità di creare consenso attraverso la persuasione e non la coercizione.
«Il potenziale d’attrazione di una nazione, infatti, non è rappresentato esclusivamente dalla sua forza economica e militare, ma si alimenta attraverso la diffusione della propria cultura e dei valori storici fondativi di riferimento» (citazione Treccani).

La politica internazionale per molti versi assomiglia ad uno stato di natura, dove vige la legge del più forte, spesso esercitata attraverso il peso economico e degli arsenali militari. In opposizione a questo modello di hard power esiste però un potere di persuasione molto più labile, sfumato e non misurabile, ma capace di determinare effetti altrettanto vigorosi. Se la cosa vi fa storcere il naso pensate alla Coca cola, uno dei più potenti strumenti di diffusione dei valori americani nel mondo del dopoguerra. La bevanda era diventata un simbolo americano a tal punto che i russi ne impedivano tassativamente l’ingresso sul suolo sovietico. Un eroe della Seconda guerra mondiale, il maresciallo Zhukov, provò la Coca cola in compagnia del generale americano Eisenhower e se ne innamorò. Per portarla con sé di nascosto ne fece produrre una versione bianca, trasparente, così che si potesse confondere con la vodka.

La domanda che in molti si pongono è se l’impegno sul clima e l’ambiente possa rappresentare uno strumento di influenza altrettanto potente nei rapporti tra le nazioni. La questione ambientale è la prima sfida di portata realmente globale e come tale va affrontata, anche se dovremmo abituarci al fatto che questa sarà una caratteristica sempre più ricorrente in futuro, la pandemia è qui a ricordarcelo. Nello scenario in continua mutazione dei rapporti geopolitici, che oggi appare quanto mai frammentato e alla ricerca di un punto di equilibrio tra vecchie e nuove superpotenze, occorre ragionare su quali saranno gli strumenti e le leve per orientare da un lato piuttosto che dall’altro il processo decisionale. Una unità del blocco occidentale e un impegno comune sulla questione ambientale può rappresentare quel collante soft in grado di…

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L’autore:

Alessandro Paglia è il responsabile relazioni europee dell’associazione Tes (Transizione ecologica solidale) 


L’articolo prosegue su Left del 26 febbraio – 4 marzo 2021

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