Mentre le morti per Covid 19 hanno superato in Italia di gran lunga le centomila unità e continuano a crescere con un ritmo preoccupante, la campagna vaccinale non è decollata ad oggi con la dovuta prontezza. Inoltre le statistiche mostrano che il tasso di suicidio nelle carceri è il più alto da vent’anni a questa parte mentre le malattie psichiatriche sono in forte e progressivo aumento soprattutto in età adolescenziale in risposta al lockdown e al suo devastante effetto sulla psiche delle persone oltre che sull’economia del Paese. Il bilancio a distanza di un anno dall’inizio ufficiale della pandemia non è molto confortante. Per gli psichiatri in prima linea sul fronte della psicoterapia è diventata prioritaria, in una situazione così difficile, la capacità di resistere connessa allo sviluppo di una ricerca sulle possibilità di cura offerte dalle tecnologie digitali che con i loro limiti ma anche con i loro vantaggi non ci consentono di indulgere né ad un facile ottimismo né ad un vittimismo sterile.

Noi psichiatri oggi non operiamo, come è stato detto, in un ospedale da campo durante un terremoto (con una metafora analoga a quella, poco “felice”, coniata nel 2013 da papa Francesco) ma su un nuovo fronte che ci obbliga ad esprimere ed ampliare le nostre abilità terapeutiche in condizioni inedite e ad elaborare a fondo esperienze che risulteranno preziose anche dopo la pandemia: nessuno di noi sarà più quello di prima. Se sono necessarie un insieme di competenze specialistiche teoriche e formative per reggere il difficile confronto con la malattia mentale durante l’emergenza sanitaria attuale, in esse e nel quotidiano confronto face to face non si esaurisce il compito dello psichiatra. È necessaria una visione d’insieme, una comprensione di quei processi psicopatologici che possono colpire intere comunità e società, come la storia del Novecento (e non solo) ci insegna: tali processi rischiano ancor oggi di rendere vano il concetto stesso di civiltà e di progresso umano. Nella minaccia invisibile alla nostra vita costituita dal Covid-19 e da future e annunciate pandemie, si riassume non solo la prospettiva, a cui bisogna far fronte, del tramonto dell’Occidente ma del mondo intero: molti preferiscono chiudere gli occhi di fronte a quelle che sembrano profezie di Cassandra. Negli ultimi anni negli Usa il grido di allarme di decine di psichiatri e psicoterapeuti sulle…


L’articolo prosegue su Left del 2-8 aprile 2021

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