Il sistema scolastico da tempo è sotto attacco a causa di una ideologia nichilista che svuota di senso il sapere. Dopo le difficoltà provocate dalla pandemia è il momento di una rivoluzione pedagogica copernicana di stampo umanista per l’emancipazione
e la crescita degli studenti

La scuola sta finendo. Gli esami di Stato in corso segnano l’atto conclusivo di un altro anno scolastico estremamente problematico, preso in ostaggio dalla pandemia e dalle tante inadeguatezze della politica. Il Covid-19, infatti, ha messo a nudo e accresciuto le tante criticità che da anni affliggono la scuola pubblica, considerata da troppo tempo e da troppi governi una spesa da ridurre e non un lungimirante investimento: dagli edifici inadeguati e pericolanti all’elevato numero di allievi per classe, dalla precarietà del corpo docenti alla didattica eccessivamente nozionistica.

Giunti alla fine di questo biennio difficile e logorante, vissuto tra didattica a distanza, tamponi, numerose e quasi sempre inutili pratiche burocratiche e limitazione della socialità, da più parti è emersa l’esigenza di aprire una discussione pubblica sul presente e sul futuro della scuola italiana, riflettendo in modo critico sulle falle e sulle storture del sistema d’istruzione. Cosa non funziona? Perché tanti allievi, tante famiglie, tanti docenti e personale Ata vivono male la scuola? Cosa si è rotto e soprattutto cosa non ha mai funzionato? Per provare a rispondere a queste domande dobbiamo avere il coraggio e l’onestà intellettuale di affrontare un’altra questione, oggi più che mai tanto ineludibile quanto impegnativa: a cosa serve la scuola oggi?

A sentire le opinioni degli stessi studenti la scuola oggi sembrerebbe servire a poco. Nell’era della globalizzazione economica, della società di massa liquida e precaria, del trionfo assoluto della tecnologia, dell’egemonia culturale dei social e della connessione digitale permanente, la scuola sembra essersi smarrita e ammalata di un male anonimo, oscuro e silenzioso. Tale male che assedia la scuola si chiama nichilismo: esso è un vuoto che tutto divora, in cui tutto si annulla e perde valore, in cui ogni cosa, dalle persone alle emozioni, dalla conoscenza allo stare insieme, diventa un oggetto tra gli oggetti, una merce tra le merci. La scuola si sta trasformando rapidamente in un non luogo di emozioni tristi, fatto di solitudini, frustrazioni, numeri e competizione, in cui i principi costituzionali di solidarietà, inclusione e democrazia stanno evaporando nel lontano cielo della formalità dei diritti.

La ripartenza della scuola, pertanto, dovrebbe andare di pari passo con un profondo cambiamento di quegli aspetti che si sono sedimentati nel tempo e che hanno disgregato l’essenza stessa dell’istruzione. L’impianto democratico della scuola ha subito un pesante attacco nel momento in cui essa ha smesso di darsi come obiettivo l’emancipazione dei propri allievi da ignoranza, sudditanza tecnologica e sfruttamento economico.
La scuola oggi è in grande sofferenza. Siamo in presenza di…

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L’appuntamento: Chiara Foà e Matteo Saudino, insegnanti e autori del pamphlet “Cambiamo la scuola. Per un’istruzione a forma di persona” (Eris edizioni), il 25 giugno partecipano al dialogo “La scuola del desiderio” alla Festa della filosofia in programma al Monk a Roma. festafilosofia.tlon.it

 


L’articolo prosegue su Left del 25 giugno – 1 luglio 2021

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