Nel decreto Milleproroghe licenziato durante l’ultimo Consiglio dei ministri si è deciso di utilizzare 575 milioni di euro che dovevano essere destinati alle bonifiche ambientali dell’ex Ilva per le casse di Acciaierieitalia che sarebbe in crisi di liquidità

Che il ministro Cingolani abbia delle strambe idee su ambiente e transizione ecologica ormai è noto a tutti (tranne ovviamente ai cantori del governo dei migliori) ma che abbia il coraggio di spostare 575 milioni inizialmente destinati alle bonifiche dell’ex Ilva (soldi sequestrati dal tribunale alla famiglia Riva) alle casse di Acciaierieitalia (il nuovo nome dell’ex Ilva, controllata da ArcelorMittal e Invitalia) era imprevedibile persino per i commentatori più pessimisti.

Nel decreto Milleproroghe licenziato durante l’ultimo Consiglio dei ministri infatti si è deciso di utilizzare quei soldi che dovevano essere utilizzati per «risanamento e bonifica ambientale» per le casse di Acciaierieitalia che sarebbe in crisi di liquidità. Se n’era accorto per primo il coportavoce nazionale di Europa Verde Angelo Bonelli (che l’aveva definito «un golpe contro la salute») ma poi pian piano per fortuna ci sono arrivati anche il Pd con Francesco Boccia e il M5s con Mario Turco. «La norma – dice Boccia – non è né accettabile né giustificabile. Voglio sperare che si sia trattato di un equivoco nel governo e si faccia immediata chiarezza attraverso un chiarimento del ministero dello Sviluppo economico. Le bonifiche interne ed esterne sono in ritardo a causa dell’incapacità dei diversi protagonisti che rispondono al Governo, ma i ritardi non giustificano in alcun modo un’azione di questo tipo. Se non funziona l’amministrazione straordinaria si interviene sulle procedure oppure si cambia, ma non si spostano le risorse». Anche Turco è andato dritto al punto: «Modificare la destinazione di queste importanti risorse per dirottarle su investimenti nel ciclo produttivo dell’acciaio, spacciandoli per progetti di decarbonizzazione, non è solo uno schiaffo alle future generazioni tarantine ma rischia di divenire anche un aiuto di Stato non concedibile».

A questo si aggiunge che perfino gli uffici di Palazzo Chigi ritengono che la norma non supererebbe il controllo dell’Ue. In tutto questo a Taranto si lotta da tempo contro i 6 milioni di tonnellate d’acciaio da produrre all’anno nei programmi dell’acciaieria che Arpa e Asl ritengono eccessive e su cui Cingolani (ma va?) tergiversa da tempo.

Per dirla semplice: il governo decide di usare soldi destinati alla salute ambientale per coprire le difficoltà di un gruppo che pervicacemente vorrebbe superare le soglie di tutela ambientale. Semplice, chiaro, lineare. No? Chissà se Draghi ha qualcosa da dire.

Buon mercoledì.