Un documento interno della Compagnia di Gesù conferma le accuse di violenza su alcune religiose slovene contro padre Marko Rupnik rese note in un nostro articolo del 2 dicembre scorso. L'indagine nei suoi confronti è partita da una denuncia presentata nel 2021 e al termine dell'istruttoria il reato è stato dichiarato prescritto. I gesuiti precisano che nei confronti del religioso restano comunque in vigore alcune misure cautelari. Ma come dimostra un documento che pubblichiamo in questo articolo non sembra che siano del tutto rispettate

Alla fine si è aperta una crepa nel muro dell’omertà sul caso del gesuita padre Marko Rupnik di cui abbiamo scritto la mattina del 2 dicembre. Come si legge in una nota interna della Compagnia di Gesù firmata dal delegato, padre Johan Verschueren, l’allora Congregazione per la dottrina della fede (attuale Dicastero per la dottrina della fede – Ddf) «ha ricevuto una denuncia nel 2021» contro padre Marko Ivan Rupnik «sul modo in cui ha svolto il suo ministero» e ha aggiunto che «non sono stati coinvolti minori».

La denuncia in questione ha portato a un’«indagine previa» il cui rapporto finale è stato consegnato al dicastero per la Dottrina della fede. Questo «ha constatato che i fatti in questione erano da considerarsi prescritti e ha quindi chiuso il caso, all’inizio di ottobre di quest’anno 2022».

Restano in vigore però, a carico di padre Rupnik, alcune «misure cautelari» – sottolinea la Compagnia di Gesù nella nota – come il divieto di confessare, di partecipare «ad attività pubbliche senza il permesso del suo superiore locale» e di «accompagnare esercizi spirituali». Proprio la presunta violazione di questi divieti da parte di p. Rupnik durante l’istruttoria aveva spinto alcune religiose ed ex religiose della Comunità Loyola a contattarci nel novembre scorso attraverso la mail di Spotlight Italia, la nostra inchiesta permanente sui crimini compiuti all’interno della Chiesa in Italia ([email protected]).

Per quanto riguarda le apparizioni pubbliche in numerosi video su Youtube quindi è presumibile che siano state autorizzate dal superiore di Rupnik della diocesi di Larino (Molise), ma come si spiega questa locandina degli esercizi spirituali di Loreto di cui abbiamo parlato il 2 dicembre?

 

Inoltre, i gesuiti parlano di una sola denuncia nei confronti di Rupnik (reato prescritto), che fine hanno fatto le altre – sono almeno otto – presentate contro il teologo? Se il reato è prescritto (sono passati quasi 30 anni), come mai restano in vigore alcune misure cautelari peraltro disattese?

Molto interessante è quello che scrive l’agenzia religiosa Aci prensa riportando i virgolettati di una fonte della diocesi di Roma. «Le accuse contro p. Marko Rupnik esistono» conferma la fonte e le denunce sono in tutto 9. Tuttavia, la stessa fonte ha spiegato ad Aci prensa che «il Vicariato di Roma non ha svolto alcuna indagine su tali accuse, perché i presunti abusi non sono avvenuti a Roma, ma sarebbero avvenuti in Slovenia». Tuttavia il Vicariato «ha ricevuto una notifica dal provinciale dei gesuiti che informava sulle misure cautelari e suggeriva che p. Rupnik non fosse coinvolto in attività pastorali e nuovi incarichi». A raccogliere le 9 denunce, come sappiamo, è stato il commissario della Comunità di Loyola, fondata in Slovenia, mons. Daniele Libanori, che per primo ha compiuto una visita canonica e che tuttora è commissario della Comunità di Loyola (come risulta anche dalla testimonianza che abbiamo pubblicato il 3 dicembre). Mentre l’istruttoria contro Rupnik è stata portata avanti da un religioso dominicano che ha raccolto diverse testimonianze e «il rapporto finale è stato presentato alla Ddf», l’ex Sant’Uffizio. La prescrizione segna un punto importante a favore del gesuita. Per ora.

Tutte le puntate dell’inchiesta di Spotlight Italia – Il database di Left

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Scrivevo già per Avvenimenti ma sono diventato giornalista nel momento in cui è nato Left e da allora non l'ho mai mollato. Ho avuto anche la fortuna di pubblicare articoli e inchieste su altri periodici tra cui "MicroMega", "Critica liberale", "Sette", il settimanale uruguaiano "Brecha" e "Latinoamerica", la rivista di Gianni Minà. Nel web sono stato condirettore di Cronache Laiche e firmo un blog su MicroMega. Ad oggi ho pubblicato tre libri con L'Asino d'oro edizioni: Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro (2010), Chiesa e pedofilia, il caso italiano (2014) e Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos (2015); e uno con Chiarelettere, insieme a Emanuela Provera: Giustizia divina (2018).