Italia invecchia e il welfare è sempre più sbilanciato verso pensioni e sanità a scapito di istruzione, lavoro e futuro delle nuove generazioni. Si può invertire questa tendenza? Ne parliamo con Gustavo De Santis, ordinario di Demografia all’Università di Firenze e membro delle principali associazioni di demografia, nazionali e internazionali tra cui il centro studi Neodemos e autore del libro “Nati con la pensione” In uscita il 29 agosto per i tipi de Il Mulino

Professor De Santis, l’ultimo annuario Istat pubblicato a dicembre 2024 rileva che in Italia circa il 24% della popolazione ha più di 65 anni e che gli under 15 sono solo il 12%. Da anni ormai il saldo tra nascite e decessi è negativo. Detto in estrema sintesi, l’Italia invecchia molto velocemente. Ci dobbiamo preoccupare?
L’Italia sta invecchiando ma no, non è una situazione eccezionale. Tutti i Paesi del mondo stanno invecchiando, è un processo generalizzato che va avanti da molto tempo. Però è vero che l’Italia è un po’ estrema in questo, siamo quasi i più vecchi del mondo. Ce la battiamo con il Giappone, ma se continuiamo così finiremo per essere i primi.
Uno dei fattori che determinano questa situazione è rappresentato dal basso tasso di fecondità. Se le nascite tornassero ad aumentare cosa accadrebbe?
Un tempo c’erano tante nascite ma c’erano anche tante morti. I nuovi nati colmavano i vuoti nella popolazione creati dalle pandemie, dalle guerre, dalle carestie. Progressivamente la mortalità è entrata sotto controllo e l’età media della morte, che quando si è fatta l’unità d’Italia era a 33 anni, è arrivata oggi a 83 anni. A parità di




