Maiorca, il nuovo libro di Giovanni Dozzini (Fandango ed.), racconta in chiave narrativa un pagina poco conosciuta della storia italiana ed europea pre-seconda guerra mondiale. Il contesto è quello della guerra civile di Spagna scoppiata nel 1936, nella quale l’aviazione fascista di Mussolini si schierò da subito al fianco dell’alleato Franco fino a diventare protagonista decisiva nel disumano eccidio di Guernica nel 1937. In quegli anni la Spagna con il bombardamento sistematico delle città e della popolazione civile divenne il laboratorio di una nuova ferocia bellica che ancora oggi porta morte e distruzione. La scrittura di Dozzini, premio dell’Unione europea per la Letteratura 2019 con E Baboucar guidava la fila (minimum fax ed.), si muove tra ricerca e racconto con una particolare attenzione alla storia contemporanea, cercando nelle vicende individuali una chiave per comprendere questioni collettive del passato e del presente. Maiorca segna un punto di svolta nella produzione dell’autore, che per la prima volta sceglie di allontanarsi dal romanzo. In vista della presentazione del libro al Salone del libro di Torino il 16 maggio (alle 12:45–13:45, Lingotto, Padiglione Oval, con Francesco Aceti, in collaborazione con l’Anpi) e abbiamo incontrato e ci ha raccontato la genesi del libro, il rapporto tra storia e narrazione e il modo in cui la letteratura può trasformarsi in uno strumento di indagine e di impegno civile.
Da dove nasce l’idea di Maiorca? C’è stato un momento preciso in cui hai capito di voler dedicare un libro alla guerra di Spagna e alle responsabilità dell’Italia fascista nel conflitto?
In realtà questa idea aleggiava da parecchio tempo, da quando sono venuto a conoscenza di questa vicenda grande e complessa. Circa 12-13 anni fa ho cominciato ad approfondire la storia dei piloti italiani che facevano base a Maiorca e prendevano parte ai bombardamenti di Barcellona, e nel libro racconto i miei primi approcci. All’epoca avevo anche scritto articoli per testate italiane sulla questione e mi ero confrontato con amici che, vivendo a Barcellona, portavano avanti l’idea di aprire un processo per individuare i responsabili di quei bombardamenti. Mi sono avvicinato Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivistaQuesto articolo è riservato agli abbonati
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