I graffi di un gatto sul divano o quelli di una tigre sulla corteccia di un albero non sono la stessa cosa dei segni, che un bimbo traccia su un foglio o sulla lavagna. I primi resteranno sempre tali mentre i secondi diventeranno - mano a mano che il piccolo cresce - disegni e scrittura. Lo osservava Massimo Fagioli, psichiatra e psicoterapeuta dell’Analisi collettiva, indagando alla luce della geniale scoperta della dinamica della nascita umana il lento e misterioso processo, che attraverso varie tappe segna, oltre allo sviluppo di ciascun individuo, anche il passaggio dalla preistoria alla storia. Nessun animale ha mai pensato di contrassegnare la propria tana con le impronte, che talora decorano le pareti di celebri grotte: mani piccole, da indurre alcuni studiosi a immaginare perfino che fossero libera espressione di donne e di bambini al riparo nelle caverne, mentre gli uomini erano intenti alla caccia. Immagini misteriose eppure eloquenti, che con l’andare del tempo diventeranno sontuose e celebri decorazioni di grotte famose che, una volta scoperte, noi possiamo ammirare. Stupiti, perché pure nella plurimillenaria distanza e nel silenzio, ci parlano di noi.
Il segno, che sia graffito, inciso, stampato, disegnato e infine scritto, è testimonianza certa e universale della presenza di esseri dotati di capacità di immaginare. Indagare alla luce delle recenti teorie l’origine e lo sviluppo di questa attività specificamente umana nelle sue diverse espressioni è una ricerca nuova e affascinante. È quanto fin dall’illustrazione in copertina ci propone Dal segno alla scrittura. Il bambino e la capacità di fare la linea di Diana Doninelli, Iolanda Iannuzzi, Giulia Soccorsi, Francesca Vignola: il nuovo, denso e agile volumetto dell’originale collana Infanzia felice de L’Asino d’oro edizioni (viene presentato il 20 giugno a San Giuliano Milanese al Festival Micorriza, ndr). Uno strumento prezioso per chi ha a che fare con bambini e ragazzi, ma anche per noi adulti che, prima di questa rivoluzione epistemologica, non avevamo mai trovato una risposta a domande, che peraltro non avevamo gli strumenti, e forse neppure il coraggio di farci. Un libro Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivistaQuesto articolo è riservato agli abbonati
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