Itamar Ben Gvir ha festeggiato i suoi cinquant’anni con una torta a tre piani. Piano superiore: un cappio dorato. Piano centrale: due pistole su una mappa con Gaza e Cisgiordania. La scritta: “A volte i sogni si avverano”. I video sui canali del partito. Dai governi europei: nessun commento.
Nessun commento perché sono occupati a prendere nota.
Nella notte tra il 29 e il 30 aprile, la Marina israeliana ha abbordato ventidue imbarcazioni della Global Sumud Flotilla in acque internazionali, oltre cento miglia da Gaza. Quaranta ore su navi militari, pavimenti allagati, cibo e acqua razionati. Trentadue attivisti in ospedale. La Turchia ha chiamato l’operazione “atto di pirateria”. Netanyahu: i manifestanti “continueranno a vedere Gaza su Youtube”.
Di centosettantatré scaricati a Creta, due mancano all’appello. Saif Abukeshek, palestinese con passaporto spagnolo e svedese, e il brasiliano Thiago Ávila trasferiti in Israele. I legali li hanno incontrati a Shikma: percosse, bendati a faccia in giù per quarantotto ore, interrogati in isolamento. Ávila ha perso conoscenza due volte. In sciopero della fame.
Il ricorso alla Corte europea è depositato non contro Israele: contro l’Italia. L’imbarcazione batteva bandiera italiana.
Meloni ha firmato una nota che “condanna il sequestro”. La nota non evoca sanzioni, non sospende accordi. Bruxelles ha chiesto “moderazione”. La Grecia ha “acconsentito”, parola di Tel Aviv, ad accogliere gli attivisti su autobus senza assistenza.
Un ministro con il cappio sulla torta. Una Corte europea che riceve il ricorso contro l’Italia. Quella è la fotografia.
Buon lunedì.




