La donna è mobile perché produce cambiamento, dice la musicista e cantante ribaltando il senso delle parole del Rigoletto. A left racconta il suo lavoro per recuperare voci di grandi artiste. Stasera la si può ascoltare live a Comacchio

Tra le molte interessanti proposte musicali che offre questa ricca stagione estiva di concerti, festival, rassegne, segnaliamo i live dell’artista Simona Molinari. Diplomata al Conservatorio, predilige i generi jazz, swing, ma anche pop. Vincitrice di ben due Targhe Tenco, è diventata nota grande pubblico con il brano “Egocentrica” con cui nel 2009 gareggiò a Sanremo. Ben sette gli album usciti fino ad oggi che lei porta in varie formule di tour, in cui si apprezza la cantante, la musicista, ma anche l’attrice Molinari, capace di dar vita a intelligenti narrazioni nei suoi spettacoli. Dal Kairos tour a La donna è mobile: due modi di farci apprezzare la sua musica, e soprattutto la sua voce, attraverso racconti del tempo che viviamo e di grandi donne del passato, ma anche del presente, di cui spesso non conosciamo le vere biografie. Da Mercedes Sosa a Billie Eilish, il racconto in musica e parole su tematiche femminili ancora attuali. Tutto con un’attenzione particolare al linguaggio che cambia e ai messaggi per le nuove generazioni. Simona Molinari suona il 27 agosto a Comacchio (Fe) e il 29 agosto a Lanuvio (Roma), nell’ambito del Monolite Summer Fest.

Simona, con il Kairos Tour di quale tempo ci parli?

Kairos è il termine con cui i greci parlano del tempo denso, distinguendolo dal kronos che è il tempo cronologico, il susseguirsi delle cose da fare. Uno spettacolo sul tempo denso, quello dei sogni, delle relazioni, dei progetti, degli amori, del disincanto, degli addii. Tutti tempi universali di cui io parlo con la musica, ma che racconto anche attraverso le parole, prendendo lo spettatore per mano e accompagnandolo in questo viaggio per ricordare quali sono i tempi che ci permettono di evolverci come umani.

Quali brani hai scelto per questo spettacolo?

Sono per lo più miei brani. C’è però un filo che è un racconto che parte da alcune donne che mi hanno ispirato. Per esempio c’è Ella Fitzgerald, che mi ha contagiato con i suoi sogni. C’è Mercedes Sosa, che mi ha contagiato con le sue scelte artistiche e di vita. Per il resto sono le mie canzoni. Ogni volta che ho vissuto momenti intensi della mia vita, ho avuto bisogno di racchiuderli in una canzone.

Sono tempi personali o ci sono tempi più contemporanei?

Parto da “Egocentrica” che è proprio il primo brano con il quale mi sono espressa a Sanremo nel 2009 e dove, appunto, partivo da me perché è proprio così l’evoluzione: si parte da sé stessi, dal bisogno di essere visti, poi si evolve sui temi dell’amore, dall’innamoramento, delle passioni, degli addii. La scelta di un’artista come Mercedes Sosa mi permette poi di raccontare il sociale, gli ideali e così il racconto si evolve. Dall’egocentrismo al sociale per poi arrivare alla conclusione dello spettacolo, che non svelo però.

A proposito di tempo cronologico, anzi di questi tempi, quali sono le cose più importanti che dobbiamo tenere a mente, che dovremmo custodire anche?

È un momento questo anche po’ subdolo perché rischi di non credere più nelle persone, nel mondo, negli ideali e poi in te stesso. È il momento in cui diventi “comprabile” dal miglior offerente perché il tuo tempo acquista un prezzo che non ha più valore. Quando non credi più in qualcosa, fai le cose solo per denaro e non perché ci credi o perché pensi che quelle cose possano produrre bellezza. Conservare questa speranza, questa fiducia, ma anche la capacità di prendersi cura di una cosa, anche senza un ritorno che non sia di umanità, questo è quello che ci terrà in vita. Tutto il resto è mercato, è intrattenimento, e può avere molto successo, ma può avere pochissimo senso.

C’è un altro spettacolo importante, scritto con la giornalista Simona Orlando, che hai già portato in tour con una band tutta al femminile, e molto talentuosa, che parla di donne, raccontato con un’appassionata intelligenza e che ci permette di conoscere storie sconosciute ai più. Si intitola La donna è mobile, ma qui c’è una lettura assai diversa del celebre titolo, vero?

La mobilità che in Rigoletto di Verdi era vista come una minaccia, come senso di vuoto, di vana volubilità invece l’ho ribaltata con tutte le donne mobili di cui racconto nello spettacolo. Donne che attraverso le loro scelte, le loro parole, la loro musica, ma anche negli altri campi dell’arte, della letteratura, hanno cercato di manifestare delle idee nonostante il mondo sembrasse non essere interessato a loro. Donne che hanno sfidato i limiti delle loro epoche. Non tutte, ma alcune le ho messe dentro questo spettacolo.

Uno spettacolo coinvolgente, emozionante; un omaggio ad artiste di varie epoche, delle quali sveli anche sofferenze, puoi citarne alcune?

C’è Betty Jean Newsome, che era la corista di James Brown, che scrisse insieme a lui “It’s a Man’s Man’s Man’s World”. È sorprendente perché è tra le canzoni più maschiliste che esistano, ma che cantata da una donna ha un significato diverso e se ne comprende il senso, proprio perché è scritta da una donna. Nonostante questo, lei dovette lottare per avere i suoi diritti, per molto tempo non è risultata come autrice del pezzo. Poi scrittrici come Louisa May Alcott o Mary Shelley, l’autrice di Frankenstein, autrici dalle vite appassionanti che hanno dovuto usare anche pseudonimi. C’è anche la storia di una cantante attrice italiana conosciuta come Milly, che era definita semplicemente “soubrette” nonostante le sue doti. A quel tempo, i maschi erano attori, cantanti, ma lei una soubrette che in francese vuol dire “servetta”.

Il contributo di questo spettacolo è importante per questa occasione di raccontare la verità in ambito artistico. Che cosa sarebbe necessario ancora fare se pensiamo a tutte le lotte delle donne, al dramma dei femminicidi, a una cultura che deve cambiare?

Non sono per le quote rosa, ma credo che serva una maggiore rappresentanza delle donne nei luoghi di decisione, di divulgazione. Serve una rappresentazione paritaria, altrimenti leggeremo la storia secondo un’unica visione e ci sarà un’altra parte che resta fuori. Sappiamo poco per esempio delle donne nella storia e non è vero che non hanno fatto niente. In Giappone, per esempio, ci sono state donne che hanno ideato linguaggi in codice perché veniva negata loro l’istruzione e avevano inventato dei codici con cui si capivano soltanto tra loro. C’è tutta una parte di mondo che ad oggi non è conosciuta perché non è stata scritta.

A proposito di linguaggio, su un tuo profilo social ho letto “amo le parole”, quali sono le parole che preferisci o che è necessario usare oggi?

Ci sono molte parole che vengono coniate giorno dopo giorno e che aprono dei mondi. Un esempio è il catcalling. Inizialmente questa parola mi suonava strana: cosa sarà mai un fischio per la strada, chissà quanti me ne sono presi. Sono andata a ritroso nel tempo e tutto questo non aveva un nome all’epoca, ma mi metteva paura, cambiava le mie scelte quotidiane: come mi vesto, come mi comporto, non giro la sera dopo una certa ora. Ogni parola apre un modo nuovo di pensare perché come ti poni verso quella parola definisce chi sei.

Il discorso del linguaggio è fondamentale, soprattutto tra le nuove generazioni che dovrebbero venire a vedere La donna è mobile proprio per conoscere storie mai raccontate.

Sì le ragazze, e anche i ragazzi, anche perché qualora dovessero mai pensare che storicamente esistono una superiorità e un’inferiorità, visto come è andata la storia, o meglio come è stata raccontata la storia, possano ricredersi perché la storia, in questo caso quella artistica, è stata raccontata solo per metà.

 

In apertura un ritratto di Simona Molinari, foto di Ilaria Boraso