Sta scritto sul New York Times del 4 dicembre 1948, con ventotto firme in calce fra cui quelle di Albert Einstein e Hannah Arendt: il partito Herut di Menachem Begin somiglia per organizzazione e metodi ai partiti nazisti e fascisti. Nel 1973 Herut confluisce nel Likud, che è il partito di Benjamin Netanyahu. Riscrivetela adesso, con Netanyahu al posto di Begin, e finisce dritta nell’elenco: fra gli undici esempi della definizione dell’IHRA, l’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto, ce n’è uno che vieta il paragone fra la politica israeliana e quella dei nazisti.
È la definizione che il ddl 1004, prima firma del leghista Massimiliano Romeo, stamattina torna alla Camera, mentre le sanzioni penali sono cadute in Senato. Il bersaglio ormai è l’autocensura, che del resto cresce benissimo da sola. Vale la pena ricordare, solo come esempio, dicembre 2025, quando il ministro Giuseppe Valditara inviò gli ispettori in due scuole toscane perché Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu, in un webinar avrebbe accusato il governo di complicità nel genocidio. Il movente? Due articoli di giornale. Bastarono quelli.
Reporters sans frontières ci piazza 56esimi su 180 per libertà di stampa e scrive che i giornalisti italiani si autocensurano già. Il capolavoro però è la faccia di questa legge, perché a spiegarci cos’è l’antisemitismo arrivano gli eredi di Giorgio Almirante, segretario di redazione della “Difesa della razza” dal 1938, e quelli i cui militanti giovanili nell’inchiesta di Fanpage del 2024 ridevano degli «ebrei che campano di rendita sull’Olocausto». Einstein e Arendt la firmarono col loro nome, e oggi si comincia a stabilire se ne avessero il diritto.
Buon mercoledì.




