Sempre più tumori sono trattabili grazie a medicina personalizzata, vaccini a mRna e nuove tecnologie diagnostiche. E altre conquiste sono mature. «Non se ma quando», dice il biologo molecolare Maurizio Scaltriti parlando della rivoluzione in atto. Ma avverte: senza educazione scientifica, disinformazione e false credenze rischiano di vanificare molti progressi
Il biologo molecolare Maurizio Scaltriti

Per decenni la parola cancro ha coinciso, nell’immaginario collettivo e purtroppo molto spesso anche nella realtà, con una sentenza. Ancora oggi continua a evocare paura, chemioterapia, un futuro improvvisamente ristretto. Tuttavia è proprio questa rappresentazione che la ricerca oncologica degli ultimi vent’anni sta progressivamente incrinando. Non perché il cancro sia diventato una malattia semplice da decifrare, né perché esista una cura capace di cancellarlo una volta per tutte ma perché sempre più tumori possono essere curati, altri controllati più a lungo, altri ancora intercettati prima o trattati sulla base delle loro caratteristiche molecolari. Per capire come siamo arrivati a questo punto e verso quali traguardi si dirige la ricerca oncologica Left ha rivolto alcune domande a uno dei protagonisti di questo salto di paradigma, il biologo molecolare Maurizio Scaltriti. Lo scienziato, che da molti anni vive e lavora negli Stati Uniti (e che ha vissuto e fatto ricerca in molte parti del mondo) dall’ottobre del 2020 è alla guida il dipartimento di Medicina traslazionale della ricerca e sviluppo oncologici di AstraZeneca con base nel centro di ricerca di Gaithersburg, nel Maryland, alle porte di Washington. Qui si occupa di ricerca traslazionale, quel territorio di confine in cui ciò che si scopre sulla biologia dei tumori diventa conoscenza utile alla diagnosi e alle terapie. La medicina di precisione, lo studio delle resistenze, il Dna tumorale circolante, le nuove piattaforme a mRna sono alcuni dei fronti sui quali si sta ridisegnando il futuro dell’oncologia, racconta Scaltriti che ha pubblicato oltre 150 articoli su riviste internazionali e vanta oltre 25.000 citazioni dei suoi lavori. Temi che con taglio divulgativo ha affrontato nel suo libro Non se, ma quando uscito in Italia per Piemme, un libro che documenta, dati scientifici alla mano, che il cancro sempre più sta diventando una malattia curabile. Quando non debellabile del tutto, spiega il docente, viene sempre più cronicizzata per una più lunga durata della vita, di qualità. Mentre si apre tutto l’interessantissimo capitolo dei vaccini anticancro, che si prevede abbia grandi sviluppi nei prossimi anni.

Professore, il suo titolo suona quasi come una sfida. “Non se, ma quando” è una formula molto forte. A che cosa si riferisce esattamente quel “quando”? Possiamo davvero immaginare di sconfiggere il cancro?

Non penso che arriverà un giorno preciso in cui sarà sancita la fine di questa malattia. Ci saranno invece giorni, sempre

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Federico Tulli
Scrivevo già per Avvenimenti ma sono diventato giornalista nel momento in cui è nato Left e da allora non l'ho mai mollato. Ho avuto anche la fortuna di pubblicare articoli e inchieste su altri periodici tra cui "MicroMega", "Critica liberale", "Sette", il settimanale uruguaiano "Brecha" e "Latinoamerica", la rivista di Gianni Minà. Nel web sono stato condirettore di Cronache Laiche e firmo un blog su MicroMega. Ad oggi ho pubblicato tre libri con L'Asino d'oro edizioni: Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro (2010), Chiesa e pedofilia, il caso italiano (2014) e Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos (2015); e uno con Chiarelettere, insieme a Emanuela Provera: Giustizia divina (2018).