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Smart city e città del futuro. Siamo stati a Habitat III (e abbiamo parlato con Ada Colau)

Barcelona (España), 04 de noviembre 2013. El Canciller Ricardo Patiño ofreció una rueda de prensa junto a Ada Colau, activista social y una de las fundadoras de la Plataforma de Afectados por la Hipoteca. Foto: Fernanda LeMarie - Cancillería del Ecuador.

Left è stata a Quito, alla conferenza Habitat III delle Nazioni Unite dove veniva lanciata la New Urban Agenda. Il tema è quello dello sviluppo sostenibile delle megalopoli: tecnologie che facilitano trasporti e connessioni urbane, governo dei flussi di inurbamento e molto altro. Su Left in edicola dal 26 novembre, oltre all’intervista alla sindaca Ada Colau di cui vi proponiamo una parte qui sotto, raccontiamo la conferenza, parliamo del futuro delle città e intervistiamo Saskia Sassen, famosa per i suoi studi sulle “città globali”.

Come valuta la New Urban Agenda?

Credo che le grandi dichiarazioni dell’Onu abbiano dei limiti. Sono frutto di grandi negoziazioni e finiscono con l’essere dichiarazioni generiche, poco concrete, e si rifanno  al sistema vigente, quello dei diritti umani, che poi viene violato sistematicamente. In questo caso, però, si è riusciti a inserire il “diritto alla città”, che si riferisce esplicitamente al protagonismo civico rispetto alle politiche pubbliche. Ma anche se adesso esiste questo diritto, può restare lettera morta se non c’è chi è disposto a dargli il massimo contenuto possibile.

Dire “crescita sostenibile” non suona  generico?

Sì, credo ci si debba orientare verso un mondo post-capitalista dove centrale sarà assumere la nozione di limite. Abbiamo ereditato un’idea di crescita associata al modello neoliberista, dove non c’è. Per generare città sostenibili, bisogna lasciarci alle spalle l’idea di crescita. La priorità, perciò è cambiare paradigma: si tratta di una rivoluzione democratica. Che cambia i valori e le priorità. Ma non si fa in due giorni. Tuttavia il segnale è chiaro: la coscienza dei cittadini è inarrestabile.

L’intervista ad Ada Colau e lo speciale sulle città globali lo trovi su Left in edicola dal 26 novembre

 

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Alt-Right, i neonazi tecnologici sdoganati da Trump

In this Tuesday, Nov. 15, 2016 photo, a worker prepares to add final touches on rubber masks depicting President-elect Donald Trump at the Ogawa Studio in Saitama, north of Tokyo. Ogawa Studio, the only manufacturer of rubber masks in Japan, is working non-stop to catch up with a flood of orders for Trump masks since his election victory one week ago. The masks cost 2,400 yen or US$ 22.40 dollars each and are on sale at local toy shops, retail stores as well as through the internet shopping sites. (AP Photo/Eugene Hoshiko, File)

Una faccia da ragazzone americano standard e i capelli tagliati un po’ alla moda, a zero ai lati e più lunghi sopra. Con il problema che nel suo caso, più che alla moda sono un’imitazione della Hitler Jugend. Richard Spencer è la faccia della nuova estrema destra americana, quella Alt-right (alternative right) che di colpo è entrata nella politica dalla porta principale lasciata socchiusa da Steve Bannon quando ha offerto il sito da lui diretto, Breitbart News, come «piattaforma ideale» per il movimento. Eravamo ancora in campagna elettorale e Alt-right stava impazzando sui social media con la propria capacità di trollare, attaccare, rendere virali meme razzisti o pro-Trump. Oggi Bannon, dopo essere stato capo della campagna del candidato Trump, è il capo della strategia della Casa Bianca, futura.


Leggi anche: il ritratto di Steve Bannon, lo stratega di Trump a cui piace Alt-right

 

Cosa pensano quelli di Alt-right e quanto sono forti? La definizione “destra alternativa” risale al 2008, è appunto di Spencer, ed è un modo di dire: siamo la destra nuova, antitetica e nemica di quella conservatrice che a parole ha solidi principi e nella realtà flirta con i poteri forti. Non si tratta di un gruppo omogeneo ma di una galassia che, nell’anno di grazia 2016, si sente più forte che mai e crede di aver contribuito a mettere un alleato nel posto più importante d’America. In un mondo dominato dalle identità razziali, sostiene Spencer, l’uomo bianco è messo nell’angolo e deve reagire.

Nella galassia Alt-right convivono ossessioni diverse: ci sono i neo-reazionari, che auspicano il ritorno a un governo non democratico e alla «civiltà occidentale tradizionale»; gli Archeofuturisti, riprendono invece le idee di Guillame Faye, che tiene assieme i “valori tradizionali” e la necessità di non rifiutare lo sviluppo tecnologico. Poi ci sono i fautori della “biodiversità umana” che teorizzano una classificazione gerarchica delle razze e la separazione dei diversi. Tradotto: razzismo scientifico.

L’articolo sulla estrema destra Usa continua su Left in edicola dal 26 novembre

 

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Selfie e jihad Le donne dello stato islamico

Prega, copriti, taci. Cucina, accudisci, taci. Obbedisci, riproduciti, taci. «Onora i martiri suicidi, spingi tuo marito a morire per dio e poi tuo figlio». Non parlare mai, non godere mai. «Non uscire mai da sola senza un uomo che ti accompagni». Non far ascoltare la tua voce. Non mostrare alcuna parte del tuo corpo. Prega ancora. Taci ancora. «La tua vita è di Allah». Sorelle, «la donna è stata creata da Adamo e per Adamo». Tu, madre dei cubs (i cuccioli) del Califfato, tu moglie di un martire. «Se tuo marito torna tardi, ti arrabbi, se esce, ti lamenti, se va in guerra, sei triste. Sorella, ma chi ti ha detto che la jihad era una vita di facili comfort?».

Nei selfie dei loro account sui social network ormai chiusi, anche loro hanno l’indice puntato verso il cielo, come i combattenti uomini. Ma le loro mani sono scure come il resto del corpo, avvolto nella gabbia morbida di stoffa nera della tunica, affogano nei pixel e nel monocolore. Sorella «smettila di adorarti, profumandoti e indossando vestiti colorati». Dalla quantità di stelline e cuoricini che usano nei commenti online, immagini che sorridano, in un purgatorio di facce tutte uguali, imperscrutabili e nascoste sotto il velo che le rende identiche. Solo le frasi scritte sotto le foto sono diverse e dicono più o meno quello che diceva Umm Layth, quella che una volta era Aqsa Mahmood.

Aqsa era bella, era ricca, era inglese. Aveva 20 anni, i libri di Harry Potter e i compiti da fare per la scuola dei figli privilegiati della Glasgow benestante, nel quartiere dove la sua famiglia pakistana era arrivata insieme al padre, giocatore di cricket di successo. Aqsa ha abbandonato rossetto e mascara per volare in Turchia, raggiungere la Siria, chiamare al telefono una famiglia laica e disperata per dire di aver abbracciato la jihad, sposare un combattente straniero e diventare una delle donne più in vista dello Stato islamico. È stata una reclutatrice di internet che ha spinto altre donne a partire, una delle organizzatrici dei bordelli dove erano tenute prigioniere le yazide rapite, uno dei membri capo della brigata delle donne più nere della Stato islamico, le sorelle che si fanno chiamare col nome di una poetessa: Al Khansaa. Ma ormai di Aqsa e del suo “diario di una muhajrah” che scriveva online, quello che l’ha resa una star dei social delle fedeli del Califfo, da più un anno non si ha notizia. Forse è ancora lei o forse è Nada Al Qahtani, la donna che ora gestisce quelle donne che uccidono le altre donne per la legge degli uomini e di dio.

L’articolo continua su Left in edicola dal 26 novembre

 

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Luciano Canfora: Renzi vuole la riforma solo per restare al potere

La manifestazione dei centri sociali a favore del No al referendum del 4 dicembre a Napoli, 18 Novembre 2016. ANSA/CESARE ABBATE

Basta un sì contro l’immobilismo, basta un sì per ridurre i costi della politica recitano gli slogan renziani. «Questa è una riforma che rottama la casta», ha detto il premier intervistato dal Quotidiano nazionale.
«Contro gli sprechi», «contro il ceto attaccato alla poltrona», dice il presidente del Consiglio nonché segretario del Pd, forte dell’accordo firmato con la minoranza interna al suo partito per cambiare l’Italicum dopo il referendum (benché la legge elettorale con tutta evidenza non sia nella disponibilità del solo Pd).

Mentre si accendono i toni della campagna elettorale, abbiamo chiesto a un fine interprete della storia come Luciano Canfora di aiutarci a leggere il pensiero che sorregge la riforma costituzionale Renzi-Boschi-Verdini. «Lei pensa che ci sia una cultura sotto questa riforma?» ribatte ironico il filologo dell’Università di Bari. «In questi mesi io sono giunto a una conclusione: questa riforma è palesemente peggiorativa soprattutto per quel che riguarda il Senato, ma è anche, tutto sommato, strumentale».

Strumentale per chi e a che fine, professor Canfora?

Non è che Renzi voglia fare chissà quale trasformazione vera, effettiva. Vuole vendere questa vicenda come un trionfo personale e governare fino al 2023. Detto altrimenti, interviene sulla Costituzione, manipolandola e peggiorandola, per una questione estrinseca: vincere le prossime elezioni. Non c’è una cultura ispiratrice.

L’intervista continua su Left in edicola dal 26 novembre

 

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Le foto della settimana. Dall’India agli Stati Uniti passando per Mosul

Bangalore, India. (ANSA EPA / Jagadeesh NV)

20 Novembre, 2016. Un elettore usa la torcia del cellulare per trovare il suo nome sulla lista di elettori durante le elezioni nel sobborgo Petion-Ville di Port-au-Prince, Haiti. (AP Photo/ Ricardo Arduengo)
20 Novembre, 2016. Un elettore usa la torcia del cellulare per trovare il suo nome sulla lista di elettori durante le elezioni nel sobborgo Petion-Ville di Port-au-Prince, Haiti. (AP Photo/ Ricardo Arduengo)

22 Novembre, 2016. Lago Dal, Srinagar, Kashmir. Particolari condizioni fredde hanno creato una forte nebbia in molte parti del Kashmir con conseguenze sul traffico aereo e la vita normale. (AP Photo/ Dar Yasin)
22 Novembre, 2016. Lago Dal, Srinagar, Kashmir. Particolari condizioni fredde hanno creato una forte nebbia in molte parti del Kashmir con conseguenze sul traffico aereo e la vita normale. (AP Photo/ Dar Yasin)

Ilwaco, Washington. Un operaio durante la raccolta di mirtilli. Il raccolto stimato quest'anno è di circa 170.000 barili (8.500 tonnellate) di mirtilli superando lo stato Wisconsin e Massachusetts, i due stati che producono la maggior parte del raccolto. (AP Photo/ Ted S. Warren)
Ilwaco, Washington. Un operaio durante la raccolta di mirtilli. Il raccolto stimato quest’anno è di circa 170.000 barili (8.500 tonnellate) di mirtilli superando lo stato Wisconsin e Massachusetts, i due stati che producono la maggior parte del raccolto. (AP Photo/ Ted S. Warren)

 

21 novembre, 2016. Kanpur, India. Almeno 120 persone sono rimaste uccise e più di 100 ferite in uno dei più gravi incidenti ferroviari dell’india. 14 carrozze dell’espresso Indore-Patna hanno deragliato nelle prime ore del mattino quando la maggior parte dei passeggeri stava ancora dormendo. (ANSA EPA / Rajat Gupta)
21 novembre, 2016. Kanpur, India. Almeno 120 persone sono rimaste uccise e più di 100 ferite in uno dei più gravi incidenti ferroviari dell’india. 14 carrozze dell’espresso Indore-Patna hanno deragliato nelle prime ore del mattino quando la maggior parte dei passeggeri stava ancora dormendo. (ANSA EPA / Rajat Gupta)

 

22 Novembre, 2016. Continuano a bruciare i campi di petrolio in Qayara, a sud di Mosul, in Iraq. Per mesi, i residenti della città irachena hanno vissuto nel buio della nube di fumi tossici rilasciato dagli incendi provocati dai combattenti dello stato islamico in ritirata. (AP Photo/ Felipe Dana)
22 Novembre, 2016. Continuano a bruciare i campi di petrolio in Qayara, a sud di Mosul, in Iraq. Per mesi, i residenti della città irachena hanno vissuto nel buio della nube di fumi tossici rilasciato dagli incendi provocati dai combattenti dello stato islamico in ritirata. (AP Photo/ Felipe Dana)

 

Nuova Delhi, in India. 19 novembre 2016. Un operaio sul suo carrello attende di lavorare a Azadpur Mandi, uno dei più grandi mercati all'ingrosso per frutta e verdura in Asia. (AP Photo/ Altaf Qadri)
Nuova Delhi, in India. 19 novembre 2016. Un operaio sul suo carretto attende di lavorare a Azadpur Mandi, uno dei più grandi mercati all’ingrosso per frutta e verdura in Asia. (AP Photo/ Altaf Qadri)

23 Novembre, 2016. Un momento della cerimonia del matrimonio di massa organizzato per 22 coppie musulmane a Mumbai, in India. I matrimoni di massa in India sono organizzate da organizzazioni sociali in primo luogo per aiutare le famiglie economicamente arretrate che non possono permettersi gli alti costi della cerimonia. (AP Photo/ Rajanish Kakade)
23 Novembre, 2016. Un momento della cerimonia del matrimonio di massa organizzato per 22 coppie musulmane a Mumbai, in India. I matrimoni di massa in India sono organizzate da organizzazioni sociali in primo luogo per aiutare le famiglie economicamente arretrate che non possono permettersi gli alti costi della cerimonia. (AP Photo/ Rajanish Kakade)

 

22 novembre 2016. Tartarughe marine appena nate (Lepidochelys olivacea) su una spiaggia al Ostional National Wildlife Refuge (RNVSO) in Guanacaste, nella costa nord del Pacifico del Costa Rica. Il centro è stato creato nel 1983 con l'obiettivo principale di proteggere una delle sei specie di tartarughe marine in Costa Rica, la tartaruga lora. Centinaia di tartarughe caretta sono arrivate negli ultimi giorni per deporre le uova, in coincidenza con la nascita degli ultimi arrivi. (ANSA EPA / JEFFREY ARGUEDAS)
22 novembre 2016. Tartarughe marine appena nate (Lepidochelys olivacea) su una spiaggia al Ostional National Wildlife Refuge (RNVSO) in Guanacaste, nella costa nord del Pacifico del Costa Rica. Il centro è stato creato nel 1983 con l’obiettivo principale di proteggere una delle sei specie di tartarughe marine in Costa Rica, la tartaruga lora. Centinaia di tartarughe caretta sono arrivate negli ultimi giorni per deporre le uova, in coincidenza con la nascita degli ultimi arrivi. (ANSA EPA / JEFFREY ARGUEDAS)

24 novembre, 2016. Tsurugaoka Hachimangu Shrine a Kamakura, vicino a Tokyo. L’ultima nevicata in Giappone era avvenuta più di 50 anni fa. (AP Photo/ Shizuo Kambayashi)
24 novembre, 2016. Tsurugaoka Hachimangu Shrine a Kamakura, vicino a Tokyo. L’ultima nevicata in Giappone era avvenuta più di 50 anni fa. (AP Photo/ Shizuo Kambayashi)

 

24 novembre 2016. Militari dell’esercito degli Stati Uniti attendono in fila per la cena del Ringraziamento in una base aerea della coalizione in Qayara a sud di Mosul, in Iraq. (AP Photo / Felipe Dana)
24 novembre 2016. Militari dell’esercito degli Stati Uniti attendono in fila per la cena del Ringraziamento in una base aerea della coalizione in Qayara a sud di Mosul, in Iraq. (AP Photo / Felipe Dana)

24 novembre, 2016. Haifa, Israele. Si è diffuso rapidamente l’incendio scoppiato in una delle tre più grandi città di Israele costringendo una decine di migliaia di persone ad evacuare le loro case e ha richiamato un gran numero di riservistiche si sono uniti alla polizia e ai vigili del fuoco. (AP Photo / Ariel Shalit)
24 novembre, 2016. Haifa, Israele. Si è diffuso rapidamente l’incendio scoppiato in una delle tre più grandi città di Israele costringendo una decine di migliaia di persone ad evacuare le loro case e ha richiamato un gran numero di riservistiche si sono uniti alla polizia e ai vigili del fuoco. (AP Photo / Ariel Shalit)

24 novembre 2016. Bangalore, India. Una fioraia indiana al mercato della città. Molti commercianti si sono lamentati di un calo delle vendite in seguito al ritiro delle banconote da 500 e 1.000 rupie deciso dal primo ministro indiano per combattere la corruzione e le “attività nascoste” del paese. (ANSA EPA / Jagadeesh NV)
Bangalore, India. Una fioraia indiana al mercato della città. Molti commercianti si sono lamentati di un calo delle vendite in seguito al ritiro delle banconote da 500 e 1.000 rupie deciso dal primo ministro indiano per combattere la corruzione e le “attività nascoste” del paese. (ANSA EPA / Jagadeesh NV)

 

24 novembre 2016. Cardenas, Nicaragua. Dopo l'uragano Otto che ha attraversato il Nicaragua e il Costa Rica causando forti venti e tempeste. (ANSA EPA / JORGE TORRES)
Cardenas, Nicaragua. Dopo l’uragano Otto che ha attraversato il Nicaragua e il Costa Rica causando forti venti e tempeste. (ANSA EPA / JORGE TORRES)

25 novembre 2016. Un incendio scoppiato in un mercato del mobile nel composto Ghaswala, nel quartiere occidentale di Mumbai, in India. (ANSA EPA / DIVYAKANT Solanki)
25 novembre 2016. Un incendio scoppiato in un mercato del mobile nel composto Ghaswala, nel quartiere occidentale di Mumbai, in India. (ANSA EPA / DIVYAKANT Solanki)

 

25 novembre 2016. Lesbos, Grecia. L’incendio scoppiato all’hotspot di Moria sull'isola di Lesbo in seguito all’esplosione di una bomboletta di gas usata per cucinare. Due persone sono rimaste uccise, una donna, e il suo bambino hanno subito gravi ustioni e sono stati trasportato in elicottero in un ospedale di Atene. (ANSA EPA / STR)
Lesbos, Grecia. L’incendio scoppiato all’hotspot di Moria sull’isola di Lesbo in seguito all’esplosione di una bomboletta di gas usata per cucinare. Due persone sono rimaste uccise, una donna, e il suo bambino hanno subito gravi ustioni e sono stati trasportato in elicottero in un ospedale di Atene. (ANSA EPA / STR)

Un soldato dell'esercito iracheno al posto di blocco di Qayara, a circa 50 chilometri a sud di Mosul, Iraq. (AP Photo/Marko Drobnjakovic)
Un soldato dell’esercito iracheno al posto di blocco di Qayara, a circa 50 chilometri a sud di Mosul, Iraq. (AP Photo/Marko Drobnjakovic)

Gallery a cura di Monica Di Brigida

Quel doloroso struggimento di Tristano per Isotta

Il Teatro dell’Opera di Roma inaugura la stagione lirica 2016-2017 con il Tristano e Isotta di Richard Wagner, diretto da Daniele Gatti. L’allestimento, con la regia di Pierre Audi, approda a Roma dopo l’applaudito esordio in primavera al Théâtre des Champs Elysées di Parigi, e resta in scena al Costanzi dal 27 novembre all’11 dicembre.

Per Gatti, direttore tra i più apprezzati a livello internazionale, è la prima volta sul podio del Teatro dell’Opera di Roma, del quale – la notizia circola sui giornali da giugno – potrebbe diventare a breve direttore stabile. Per il momento però, nessuna conferma: il direttore milanese ha dichiarato di volersi concentrare solo sulla direzione del Tristano, opera che ha definito «complicata, profonda e delicata». Al resto, dunque, si penserà poi.

Continua su Left in edicola dal 26 novembre

 

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Quando imparano la prima regola del tacere, le bambine?

Ci sono giorni in cui le gambe pesano come il piombo fuso. Fatico ad alzarmi, a trovare il passo. Figuriamoci quando tento di camminare al contrario, di risalire il fiume dei ricordi. Languono, i ricordi, tra le camicie azzurro cielo e i completi eleganti di lino, tra le montagne di panna montata e le paste della domenica. Io non lo so quando è cominciato. So solo che a un certo punto il sonno è venuto meno. So che la sera si è fatta di ghiaccio e la casa una trappola per topi.
Dal divano gli occhi fissi sullo schermo e le mani di mio padre che mi cercano sotto le coperte. Spostano i ciuffi di capelli castani dal collo e poi scivolano sulle spalle. Poi, ancora più giù dove il buio inghiotte tutto: le lacrime, il piacere, la paura, le urla soffocate. Quando imparano la prima regola del tacere, le bambine? Come sanno che hanno già perso in partenza? Io quando il film sta per finire non ho nemmeno il coraggio di alzare la testa. Mi pesa come se fosse di piombo. Se cadessi in mare ora, toccherei il fondo in un istante. Come un sasso, duro, pesante, inerte.
Quando mi alzo per andare in camera, vorrei sbagliare porta, uscire e non tornare mai più.
Invece un passo dopo l’altro guadagno il corridoio, supero la porta socchiusa di mia madre, la camera di mio fratello e finisco per sdraiarmi sul letto. Non ho il coraggio di chiudere gli occhi. Così leggo. Leggo fino a notte fonda tutte le storie del mondo che mi portano lontano dalla mia.
Dopo appena quattro ore di sonno, sono di nuovo in cucina, un attimo prima di andare a scuola, la tazza di latte fumante in mano e tutt’intorno le piastrelle blu mare. Noi l’estate passiamo tre mesi in spiaggia e quando siamo stufi delle alghe torniamo a fare il bagno in piscina. Sarà per questo che ci piace tanto il blu.
Noi siamo in quattro. Padre, madre e due figli. Un maschio e una femmina. Io sono la prediletta di mio padre e forse è per questo che una mattina appena svegliata l’ho trovato disteso sul letto accanto a me. Quando ho cercato di raccontarlo la prima volta alle amiche, molti anni dopo, mi sono sentita una valanga di terra in gola. Non usciva nemmeno un suono. Ho nascosto la testa nell’armadio e non la tiravo più fuori. Come se stessi cercando qualcosa.
Avevo il cuore stritolato dal dolore, ho pensato “adesso muoio”. Muoio di vergogna, muoio di pudore. Muoio. I primi attacchi di panico non hanno tardato a venire e quando si sono presentati mi sono sentita ancora più sola. Non bastava non nominare. Era sbagliato anche solo che stessi male. Io non solo non so quando tutto è cominciato, ma nemmeno com’è andata davvero. Mia madre ad esempio. Com’è stata mia madre? Ho sempre pensato che da una porta socchiusa se non tutto, almeno qualcosa si deve vedere. Ma non lo so, io questa risposta non la conosco.
So solo che il 70 per cento degli abusi sulle donne avviene all’interno delle mura domestiche. Dalla prima infanzia alla più tarda età. Che questo “Io” non sono io ma potrei esserlo. Che ognuna di noi lo è stata. In misura diversa ma per la stessa ragione. So solo che sappiamo indignarci per i casi eclatanti delle borgate ma che ancora non abbiamo il coraggio di aprire le porte in centro città.
So che gli strumenti giuridici sono ancora inadeguati, i fondi per i centri antiviolenza insufficienti e le politiche contro le discriminazioni di genere nelle scuole sempre tardive. So che i bambini sono come le edere e si attaccano a qualsiasi muro. Anche il più marcio se solo è un po’ baciato dal sole. So che una bambina abusata è una solitudine che non guarisce. E che un po’ sola, troppo sola, l’abbiamo lasciata anche noi. Da sola con l’uomo in completo di lino.

Ne parliamo su Left in edicola dal 26 novembre

 

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«Non un addio, combatterò come soldato delle idee». La lunga rivoluzione di Fidel

«Al fin muere este desperdicio Humano». Il 25 novembre alle 22.29 ora cubana (le 4.29 italiane) è morto Fidel Castro. Nell’annuncio che segue quando nell’isola è appena scoccata la mezzanotte il Partito comunista di Cuba, attraverso le parole del fratello Raul e attuale premier, non lascia spazio a equivoci. Questa volta non è una bufala, il Líder Máximo è morto davvero. Appena tre mesi fa, il 13 agosto, la sua Isola e il mondo intero avevano celebrato i suoi 90 anni.

Terzogenito del benestante gallego Ángel Castro Argiz e Lina Ruz González, cubana figlia di immigrati delle Isole Canarie, Fidel nasce e cresce nella piccola Birán, in provincia di Holguín. Studia a Santiago e apprda all’Avana nel 1941, nell’esclusivo collegio gesuita di Belén.

Quando, nel 1945 Castro si iscrive alla facoltà di Diritto dell’Università dell’Avana, scopre i professori nazionalisti e con essi la convinzione che il destino di Cuba fosse stato deviato dall’intervento degli Stati Uniti del 1898. L’indipendenza sottratta a Cuba va riconquistata, così Fidel aderisce alla lega antimperialista.
«Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni epoca e in ogni circostanza, ma mai, senza lotta, si potrà avere la libertà». All’inizio degli anni 50, il colpo di Stato del generale Fulgencio Batista segna il futuro di Fidel. Castro lo denuncia in tribunale per violazione della costituzione, ma la sua petizione viene rifiutata. La legge non basta. Poco dopo, organizza l’assalto armato alla Moncada, ma è un disastro: più di 80 suoi compagni rimangono uccisi, lui viene fatto prigioniero, processato e condannato a 15 anni di prigione. È il 26 luglio del 1953, durante l’arringa in cui si difende da solo, dice: «La storia mi assolverà» a salvarlo, intanto, è un’amnistia generale nel maggio 1955 e l’esilio in Messico. Dove pianifica la presa di Cuba e incontra un giovane aspirante rivoluzionario, Ernesto Guevara.

Il mondo scopre l’esistenza di Fidel Castro solo nel nel 1959, quando insieme al fratello Raúl, Ernesto Che Guevara e Camilo Cienfuegos, vince il regime del dittatore Fulgencio Batista e proclama la Repubblica di Cuba socialista. La piccola Cuba diventa presto strategica nel mondo diviso dalla Guerra Fredda, e Fidel è al centro dell’attenzione: nemico dei diritti umani, lo chiamano i detrattori. Liberatore dall’imperialismo, i sostenitori. La Cuba di Castro, intanto, punta all’alfabetizzazione nelle aree rurali, la campagna coinvolge 270mila insegnanti e studenti. «Cuba sarà la prima nazione d’America che, nel giro di pochi mesi, sarà in grado di dire di non avere una persona analfabeta», dice Fidel nel 1960 davanti alla platea delle Nazioni Unite. E un anno dopo il tasso di analfabetismo cala dal 20 al 3,9%.

Intanto, quando, il 2 dicembre 1961, fallisce lo sbarco della baia dei Porci, a sud de L’Avana, e con esso il tentativo del governo statunitense di rovesciare con le armi la Rivoluzione cubana, Fidel dichiara la svolta comunista di Cuba e da Comandante en jefe viene “proclamato” Líder Máximo. Quasi mezzo secolo di presidenza costellato da eventi poco chiari, dalla svolta comunista, dall’avvicinamento obbligato con l’Urss, dalla separazione da Ernesto Guevara. Fiumi di inchiostro sono stati sprecati in questi anni per cercare di ricostruire cosa accadde nelle 40 ore in cui Fidel e il Che decisero l’allontanamento di Guevara dall’Isola. Ma quel che resta, in fondo, è la famosa lettera che il comandante Guevara consegnò a Castro e che Castro lesse in pubblico all’Avana.

Fidel presiede per mezzo secolo il governo monocolore dell’Isola. Fino al 18 febbraio 2008, quando annuncia che non avrebbe accettato una nuova elezione alla Presidenza, perché la sua salute è ormai troppo debole. Tre anni dopo lascia anche la carica di primo segretario del Partito Comunista di Cuba e consegna l’isola al fratello Raùl. Oggi se ne va, ma: «Non vi dico addio» aveva detto immaginando che quel momento sarebbe giunto presto «Spero di combattere come un soldato delle idee».

È morto Fidel Castro, il rivoluzionario amico di Che Guevara che conquistò Cuba

È morto Fidel Castro. La notizia della scomparsa del leader maximo è stata data dal fratello Raul in un annuncio ufficiale diffuso in diretta dalla tv nazionale. Fidel aveva lasciato il potere a Raul nel 2006 proprio a causa di una malattia, i cui dettagli non sono mai stati rivelati. La morte è avvenuta alle 22.29 ora cubana (le 4.29 italiane).

In questa gallery alcune foto per ricordare i momenti salienti della vita di Fidel Castro, che con l’amico di Che Guevara portò la rivoluzione in Sud America.

 

«Il peggiore dei sacrilegi è il ristagno del pensiero»

Fidel Castro

 

Nella foresta, durante la rivoluzione
Nella foresta, durante la rivoluzione

Con il Che
Con il Che

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Con Nikita Krushev all'Onu
Con Nikita Krushev all’Onu

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A Berlino Est
A Berlino Est

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Il baseball è lo sport nazionale di Cuba
Il baseball è lo sport nazionale di Cuba

Tagli ai fondi per l’Ilva e per 900 lavoratori portuali. Emiliano: «Talmente assurdo che potrebbe sembrare che il governo ce l’abbia con me»

Momenti di tensione tra polizia e manifestanti, durante la protesta contro il premier Matteo Renzi in visita a Taranto, per la firma del Contratto istituzionale di sviluppo per la città con il presidente della Regione Michele Emiliano, Taranto, 29 luglio 2016. ANSA/MAURIZIO INGENITO

Ancora un duro colpo per l’Ilva di Taranto e soprattutto per gli abitanti della martoriata città pugliese. La Regione si aspettava cinquanta milioni per fronteggiare l’emergenza sanitaria dovuta ai veleni emessi dall’acciaieria, e invece è arrivata la doccia fredda. Quei soldi finalizzati a potenziare strutture, personale e attività diagnostiche, non arriveranno. L’ha deciso la Commissione Bilancio in nottata. Nonostante fossero già stati concordati, con apposito emendamento alla manovra Bilancio, dal sottosegretario Claudio De Vincenti e dal ministro Beatrice Lorenzin con il governatore pugliese Michele Emiliano.
Intervento economico fondato su dati epidemiologici – pubblicati da uno studio richiesto dalla Regione stessa – che fotografano una situazione sempre più allarmante: l’inquinamento provocato dall’impianto siderurgico colpirebbe soprattutto i bambini della città del mare piccolo.

Un dietrofront che lo stesso emiliano non sa spiegarsi: «Davvero non ci sono parole. È un passo indietro che non ha spiegazioni», ha detto a Left. «Siamo affranti e increduli per questa virata notturna». Il governatore aveva pubblicato il suo sconcerto su facebook.

E lei, nel ruolo di governatore, come intende procedere? «Avevamo costruito un percorso con i deputati, con l’onorevole Boccia (presidente commissione Bilancio, ndr), col governo… e con le Regioni, che alla Conferenza Stato-Regioni hanno votato perché l’emendamento passasse. Anzi, voglio ringraziarle, perché spostare il denaro sulla Puglia significa toglierlo alle altre, e in un momento del genere è un atto di estrema generosità. Ora quello che posso fare, quello che veramente conta, è aumentare la pressione dell’opinione pubblica in maniera che il governo capisca l’errore che ha commesso». Chiama alla mobilitazione, Emiliano.
Solitamente molto fumantino, è più esterrefatto che arrabbiato. “Affranto”, come lui stesso ci dice: «Davvero non ho capito che delitto abbia commesso Taranto».

Taranto o lei, governatore?
«(Ride amaro) Io non conto niente. Quello che conta a Taranto sono le persone».

Cosa farà se il governo non dovesse aggiustare il tiro?
Io spero sempre che le cose così clamorosamente giuste alla fine vincano. Devo continuare a pensare che superato un momento che non so definire, di difficoltà a capire il momento? (ipotizza) il governo capisca di aver fatto un autogol anche nei confronti di sé stesso. Certo io non posso credere che il motivo sia quello a cui lei ha alluso. Ma certo, è talmente inspiegabile l’inciampo su una questione di tale delicatezza, che è evidente che tutta l’Italia pensa quello che lei pensa».

Tuttavia, quale che sia il motivo, «è fondamentale che, se non a tutela dei cittadini, almeno per quella della propria immagine, il governo corregga il tiro». Anche perché, ci confida il presidente pugliese, «Ci siamo accorti tra le pieghe che sono saltate altre due cose, certamente di minore entità, ma allo stesso modo importanti: la statalizzazione del conservatorio Paisiello, vittima di una riforma incompleta, quella delle Province». L’Istituto, al suo duecentesimo anno di vita, subisce il vulnus del passaggio di competenze, restando privo di un’istituzione di riferimento. Motivo per cui da un anno – e per un altro anno, è la Regione a farsene carico, pagando stipendi e garantendone la sopravvivenza per un esborso di 700mila euro l’anno.
E seconda cosa: «Non è passato l’emendamento per sostenere la cassa integrazione dei 900 lavoratori portuali». E non stiamo parlando di bruscolini: 18, 1 milioni per il 2017 e 14 per il 2018.
Denaro che non solo è fondamentale per il rilancio del porto di Taranto, «sul quale il ministro Delrio ha speso tanto energie e noi centinaia di migliaia di euro», prosegue Emiliano. Quel finanziamento serve alle famiglie dei lavoratori, ma anche a mantenere la professionalità che questi rappresentano e che serve a farlo funzionare»

Sempre più tesi dunque, i rapporti fra il potere centrale e quello regionale, in una dinamica che sembra presagire tristemente alle future dinamiche Stato-Regioni previste dalla riforma costituzionale.
«Avevo creduto molto al rapporto con il governo – osserva il presidente della Regione – ma è evidente che così, non si può lavorare. e senza collaborazione, non si può governare».