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Acqua balneabili, Italia eccellente 9 volte su 10 ma prima per insufficienze

Napoli 06/03/2007 Clima: A Napoli e' gia primavera con tuffi sul lungomare

Nel 2015 il 96% dei siti di balneazione monitorati nell’Unione europea rispettavano gli standard minimi di qualità delle acque. Lo ha comunicato l’Agenzia europea per l’Ambiente presentando il report annuale sulla qualità delle acque di balneazione, basato sui dati rilevati lo scorso anno. Aumentano anche i siti che raggiungono non soltanto i requisiti minimi di legge ma una qualità che l’Agenzia – rivendicando i meriti di quarant’anni di politiche attive dell’Unione europea – nell’84% per casi definisce «d’eccellenza», evidenziando che «in alcune città è persino possibile fare il bagno in stabilimenti balneari pubblici nelle zone portuali».

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GLI ECCELLENTI
Sono oltre 21mila i siti (in Ue, Svizzera e Albania) in cui sono stati raccolti e analizzati campioni, tra costa e acque di balneazione interne, alla ricerca di inquinamento fecale proveniente dalle acque reflue o dagli allevamenti. In 8 Stati membri, i casi in cui la qualità è stata giudicata eccellente superano il 90%: guida la classifica il Lussemburgo (tutti gli 11 siti di balneazione analizzati), Cipro (99,1% dei siti di balneazione), Malta (97,7%), Grecia (97,2%), Croazia (94,2%), Italia (90,6%), Germania (90,3%) e Austria (90,2%). I progressi fatti negli anni balzano all’occhio se si considerano i 9.600 siti sempre analizzati fin dal 1991, quando appena il 56% dei siti di balneazione raggiungeva gli standard più elevati. Nel 2015 sono l’87%.

E GLI INSUFFICIENTI, ITALIA IN TESTA
La qualità è stata giudicata insufficiente solo in 385 siti di balneazione, l’1,6% di quelli monitorati nel 2014 (nel 2014 erano l’1,9%). Ed è proprio l’Italia a far registrare il numero più elevato di siti con qualità scarsa: ben 95, l’1,7%. Seguono la Francia con 95 siti (pari al 2,8%) e la Spagna con 58 (il 2,6%).

Una mappa interattiva – disponibile qui – consente di verificare i risultati delle analisi per ogni singolo punto di prelievo.

 

QUALITÀ DELLE ACQUE DI BALNEAZIONE IN ITALIA (2015)

 

Totale                                                                             5.518
Frequenza di campionamento soddisfatto              5.342
Frequenza di campionamento non soddisfatto         144
Acque nuove, cambiate o chiuse                                    32
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Qualità eccellente                                                        4.995
Qualità buona                                                                  269
Qualità sufficiente                                                          104
Qualità scarsa                                                                    95
Non classificabile                                                              55
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LA DIRETTIVA UE
Nella stagione balneare 2015 per la prima volta tutti gli Stati membri dell’Ue hanno monitorato i siti di balneazione presenti sul loro territorio secondo le disposizioni della nuova direttiva sulle acque di balneazione (2006/7/CE). La direttiva specifica se la qualità delle acque possa essere classificata come “eccellente”, “buona”, “sufficiente” o “scarsa” a seconda dei livelli di batteri fecali riscontrati. Le principali fonti di inquinamento sono le acque reflue e le acque di drenaggio provenienti da aziende e terreni agricoli.

 

 

 

Stephen King, Dave Eggers e 600 scrittori contro Trump

American author Stephen King poses for photographers on November 13, 2013 in Paris, before a book signing event dedicated to the release of his new book "Doctor Sleep", the sequel to his 1977 novel "The Shining". The best-selling author has written over 50 novels and sold 350 million copies worldwide. AFP PHOTO / KENZO TRIBOUILLARD (Photo credit should read KENZO TRIBOUILLARD/AFP/Getty Images)

«Come scrittori siamo particolarmente sensibili all’uso delle parole e del linguaggio. E siamo consapevoli di quanto le parole possano essere distorte in nome del potere». Con questo incipit Sephen King, Dave Eggers, Amy Tan Junot Diaz, Cheryl Strayed e altri seicento scrittori americani hanno scritto una lettera aperta ai loro concittadini elencando tutte le ragioni che li portano a schierarsi  in opposizione a Trump, il candidato del partito repubblicano, che pensa di avere in tasca la nomination dei suoi per la Casa Bianca, specie dopo la vittoria nello Stato di Washington, dove ha preso il 76 per cento delle preferenze repubblicane.

Nella lettera, pubblicata sul magazine online Literary Hub, autori di best seller come King e scrittori più di tendenza e molto amati dai giovani come Eggers (in Italia pubblicato da Mondadori e da Minimum Fax) prendono le distanze da Trump perché ha «volutamente fatto riferimento e accesso le tendenze più violente e più pericolose della xenofobia e del conservatorismo, fomentando il razzismo», perché « ha denigrato le donne e le minoranze».

Scrivono anche che «la ricchezza o la celebrità non qualifica nessuno a parlare per gli Stati Uniti, a guidare il suo esercito, a mantenere le sue alleanze e a rappresentare il suo popolo».

«Crediamo che una democrazia degna di questo nome si basi sul pluralismo, accetti il dissenso e cerchi il confronto attraverso  un dibattato argomentato» scrivono ancora King e gli altri, lasciando intendere che proprio questi aspetti fanno difetto al modo di condurre la campagna elettorale da parte di Trump, che più volte ha assunto posizioni razziste, maschiliste, guerrafondaie, fino alla recente uscita in cui sostiene che per debellare il dramma americano delle stragi nelle scuole, i docenti dovesso girare armati.

Guardando al passato della storia americana  scrivono ancora:«Pensiamo che nella storia americana, nonostante periodi in cui hanno prevalso  nazionalismo e bigottismo, sia stato gettato il seme  di un grande esperimento: fare in modo che vivano insieme persone che vengono da contesti culturali differenti, senza metterli gli uni contro gli altri».

La storia delle dittature, la storia della manipolazione e della divisione, della demagogia e delle bugie, in questo caso insegna . Dall’altra parte, scrivono le più importanti voci della letteratura americana di oggi, «c’è la giustizia, basata sulla ricerca della verità”. Dall’altra parte c‘è  la conoscenza, l’esperienza, la duttilità e la coscienza storica del proprio passato. caratteristiche  indispensabili in un leader».

Ed ecco l’affondo finale, contro Trump: «Poiché si scaglia con violenza contro gli oppositori, blocca il dissenso, offende le minoranze e le donne, dobbiamo rispondere con forza segnalando il nostro rifiuto e dissenso totale».

«Per tutte queste ragioni ci opponiamo in modo inequivocabile alla candidatura di Donald J. Trump alla presidenza degli Stati Uniti», conclude la lettera.

Pensioni, c’è ottimismo ma non si sa su cosa

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 29-05-2014 Roma Economia Assemblea Confindustria Nella foto Susanna Camusso, Giuliano Poletti Photo Roberto Monaldo / LaPresse 29-05-2014 Rome (Italy) Confindustria assembly In the photo Susanna Camusso, Giuliano Poletti

La notizia è il disgelo tra governo e sindacati. Il «clima è positivo», concordano da entrambe le parti. «Noi non pensiamo che la concertazione sia la coperta di Linus della quale non si può fare a meno. Se c’è siamo più contenti e se si possono fare gli accordi noi siamo qui»: la stiratissima apertura di Renzi arriva proprio mentre la “concertazione” per la modifica della legge Fornero su previdenza e politiche del lavoro muove i primi passi, e il ministro del Lavoro Poletti è seduto al tavolo con Cgil, Cisl e Uil.

Due le questioni sul tavolo: nuovo Ape e assegni minimi. Niente cifre. E nessuna presa di posizione rispetto al bonus di 80 euro, su cui Renzi si era già espresso. E che riguarderebbe i lavoratori dipendenti con redditi fino a 26.000 euro l’anno: quasi 2 milioni di pensionati per un costo complessivo di almeno due miliardi l’anno.
Al momento, il confronto è fermo alla compilazione di un’agenda, ancora tutta da discutere. Quello che si sa è che il governo interverrà per modificare la legge Fornero sulla previdenza introducendo maggiore flessibilità con la Legge di Stabilità. Ha avvisato il ministro dei Lavoro: «I vincoli di bilancio restano i nostri paletti».

Nel giubilo, tra Poletti e confederali, qualche indicazione l’ha data ieri il premier da Repubblica tv: «Nessuno deve temere per le propria pensione, tranquillità per tutti»; «Le pensioni minime sono troppo basse e valutiamo interventi»; «In Italia si è concesso a troppe persone di andare in pensione troppo presto. Oggi l’età si allunga, e la nuova legge prevede che tutti debbano andare col contributivo. Nel mezzo vanno trovate delle soluzioni che salvino i contributi ma diano l’opzione di dare a chi vuole la possibilità di andare in pensione prima»; «i tempi sono quelli della legge di stabilità, cioè i prossimi 3-4 mesi».

Val la pena ricordare che, dal primo gennaio 2012, la pensione di anzianità non esiste più ed è stata sostituita dalla pensione anticipata. E il complesso sistema di calcolo prevede che, in linea di massima, dal 2016 – con l’adeguamento alle aspettative di vita della popolazione – si può andare a riposo non prima di aver compiuto 66 anni e 7 mesi. Ma sono numerose le combinazioni ed eccezioni, per capire quando potere andare in pensione, potete visitare questo link.

Infine, l’Ape: l’anticipo pensionistico a chi deve aspettare per via della legge Fornero. Al 2016, prevede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di carriera per le donne. «Ne stiamo discutendo. Chi va in pensione prima deve rinunciare a qualcosa», ha detto Renzi. «E capire se nell’ambito della Fornero possiamo dare a chi è rimasto un po’ schiacciato tra incudine e martello un anticipo pensionistico cioè l’Ape, per poter andare in pensione non come prima ma neanche in base all’esito della riforma».

Per il momento, le certezze restano due: la flessibilità è dietro le porte (ce la chiede l’Europa), e la campagna elettorale pure.

In Francia si lotta con i diritti e qui si gioca con le figurine

Mentre in Francia il Paese scopre la voglia di fare muro ad una riforma del lavoro che scippa diritti ai lavoratori (e che comunque rispetto al nostro jobs act sembra un accordo sindacale) qui nelle ultime ore siamo riusciti a infangare Ingrao, Berlinguer e in ultimo riesumare Almirante.

L’immagine di per sé rende perfettamente l’idea di una politica (la nostra) che è diventata lo spasmodico rincorrere il guizzo che permetta di ottenere un ritaglio di giornale: la visibilità non è più direttamente proporzionale allo spessore delle soluzioni proposte quanto piuttosto riferibile al livello di popolarità dell’ennesima scanzonata provocazione.

Un progetto di legge frutto della paziente concertazione tra parti sociali e studi approfonditi non riuscirà mai ad ottenere un decimo dello spazio che si dedica alla cazzata quotidiana del Salvini di turno o chi per lui. Così, a forza di formare parlamentari specializzati titolisti delle proprie dichiarazioni, il dibattito pubblico si misura sulla lunghezza e profondità dell’indignazione quotidiana. Alla fine votiamo il miglior gestore della propria immagine dando per scontato che porterà benefici anche alla nazione: il presidente del Consiglio ideale quindi sarebbe la sezione della Pro Loco sotto casa nostra.

E anche quando capita l’occasione di un altro popolo che scende in piazza per i diritti (come accade a Parigi) improvvisamente ci scopriamo analfabeti di politica. Geni del talk show, esteti della provocazione, chirurgici nel perculamento degli avversari ma assolutamente ignoranti di diritti e doveri. La legge, le leggi e il Parlamento sono capitoli troppo noiosi di un programma che non leggerebbe nessuno.

Ieri, ad esempio, la candidata sindaco di Roma Giorgia Meloni, ha pubblicato un video in cui guarda sorridendo l’imitazione di sé stessa fatta dalla Guzzanti. Video elettorale, per dire. Una metapolitica che ormai vorrebbe formare conduttori piuttosto che legislatori. Altro che anni ’80.

Buon mercoledì.

Architettura sostenibile alla Biennale. Ma il Fondaco del’500 diventa un duty free

Fontego dei tedeschi

Mentre a Venezia si sta per aprire la quindicesima edizione della Biennale di architettura diretta da Alejandro Aravena, dal 28 maggio per la prima volta, senza archistar e di forte impronta etica e civile, all’insegna della sostenibilità e del rispetto del territorio, a Rialto arriva a compimento lo scempio del Fondaco dei tedeschi. Lo storico palazzo affrescato da Giorgione, che poi divenuto proprietà delle Poste Italiane e stato ceduto nel 2008 al gruppo Benetton per 53 milioni di euro. Il restauro affidato all’architetto olandese Rem Koolhaas (direttore della Biennale nel 2014) è stato concluso. L’ipotesi era che in quelle storiche sale sorgesse un polo culturale, invece il marchio Duty Free Shop, controllato dal Gruppo Lvmh, ha avuto in affitto l’edificio cinquecentesco.

Il Fondaco di 6800 metri di superficie sarà inaugurato in pompa magna a fine settembre e ospiterà sessanta boutique. A collegare il sotto e il sopra saranno quattro ascensori e la scala mobile chiamata “tappeto rosso” che porta al padiglione vetrato tenuto insieme da 22 mila bulloni. Del progetto inziale resta l’ultimo piano destinato agli eventi… Sul sito Eddyburg diretto dall’urbanista Edoardo Salzano si legge questo amaro commento: «Lo scempio è compiuto e, già dal 29 giugno, visibile. Occorrerebbe affiggere, a memoria dei posteri, una lapide con l’elenco dei protagonisti e dei complici del delitto.

La città e i suoi cittadini e abitanti hanno perduto uno spazio pubblico vitale per decenni, l’umanità un elemento di rilievo del patrimonio storico e artistico della città. In cima alla lista dei carnefici e dei loro complici non ci sarebbe solo quel signore, padrone di Benetton, che un sindaco filosofo definì «un mecenate», ma anche un paio di sindaci della città, la dirigente della soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici di Venezia, gli architetti che hanno concepito e implementato il progetto, e via enumerando». La situazione di Venezia, nel frattempo, resta fortemente a rischio. Perché non è stato risolto il problema grandi navi che stanno uccidendo la laguna. A questo tema Salvatore Settis ha dedicato unlibro bellissimo quanto indignato, Se Venezia muore (Einaudi, qui l’intervista a Settis). La laguna, denuncia Italia Nostra, è il sito culturale e naturalistico più a rischio d’Europa, sotto l’aggressione congiunta del traffico delle grandi navi in laguna, dell’erosione dei suoi fondali, dell’inquinamento, della pressione turistica.

Gli azionisti pressano le Big oil per affrontare i cambiamenti climatici

Dove non arrivano ceo e amministratori delegati, arrivano azionisti e investitori. L’allarme climatico ribadito lo scorso dicembre alla Cop21 di Parigi fatica a tramutarsi in politiche attive e scelte imprenditoriali, ma c’è chi guarda con lucidità al futuro – anche a quello dei propri risparmi – e sta con il fiato sul collo a Big oil e operatori dell’industria fossile. Nei giorni scorsi gli azionisti della multinazionale anglo-elvetica Glencore hanno votato una mozione affiché la dirigenza fornisca maggiori informazioni sull’impatto che le proprie attività hanno sui cambiamenti climatici. Nella classifica dei 500 peggiori “emettitori” di gas serra, Glencore è al terzo posto dopo Gazprom (1.260 milioni di tonnellate di gas climalteranti rilasciate nel 2013) e Coal India. Sotto accusa soprattutto i loro affari attorno al carbone, la più inquinante delle fonti energetiche fossili, bersaglio prioritario delle campagne con l’hashtag #keepitintheground.

A poca distanza da Glencore, nella lista nera dei nemici del clima, c’è ExxonMobil, che durante l’assemblea annuale della prossima settimana dovrà affrontare una vera e propria rivolta degli azionisti più influenti, decisi a ottenere che la Big oil – coinvolta peraltro in un’inchiesta con l’accusa di aver nascosto agli azionisti le informazioni sui rischi climatici – pubblichi annualmente i dati del proprio impatto sul riscaldamento del Pianeta. A proporre la mozione, lo Stato di New York, una fiduciaria del New York State Common Retirement Fund, il terzo più grande fondo pensione degli Usa, e la Chiesa anglicana.

Un investitore specializzato nel pressing alle aziende più inquinanti è Calpers, il fondo previdenziale dello Stato della California che gestisce asset per 294 miliardi di dollari e che ha fatto la voce grossa sia con Glencore sia con ExxonMobil. «Siamo molto soddisfatti per il fatto che il management di Glencore sostenga questa risoluzione» ha dichiarato in una nota a commento della relativa mozione Anna Simpson, direttore degli investimenti di Calpers. «Si comprende che gli investitori hanno bisogno di un reporting ambientale per comprendere meglio i rischi e le opportunità». Il presidente di Glencore, Tony Hayward, ha reagito invece facendo buon viso a cattivo gioco e nell’accogliere la risoluzione pro-clima degli azionisti ha detto: «Il carbone resta la fonte energetica di prima scelta per i Paesi emergenti e c’è un motivo: è a buon prezzo e facilmente reperibile. Ha portato miliardi di persone fuori dalla povertà e continuerà a farlo».

Anche altre Big oil, tra cui Chevron, Royal Dutch Shell, Bp e Total hanno annunciato provvedimenti per mitigare i rischi ambientali correndo ai ripari dopo le pressioni degli investitori. D’altro canto, già da tempo l’International Energy Agency ha lanciato l’allarme alle imprese del gas, del petrolio e del carbone: se non intervengono per tempo subiranno danni per diversi miliardi di dollari. Intanto, un rapporto del Wwf con Natural Resources Defense Council e Oil Change International evidenzia come i Paesi del G7 proseguano imprerterriti a finanziare centrali ed estrazione di carbone all’estero.

Se passa il Ttip? L’Italia potrebbe perdere 300mila posti di lavoro

A man on stilts and dressed like the Statue of Liberty holds a banner with the slogan Stop TTIP during a protest of thousands of demonstrators against the planned Transatlantic Trade and Investment Partnership, TTIP, and the Comprehensive Economic and Trade Agreement, CETA, ahead of the visit of United States President Barack Obama in Hannover, Germany, Saturday, April 23, 2016. (AP Photo/Markus Schreiber)

L’Italia perderebbe quasi 300mila posti di lavoro se il Transatlantic trade on investment partnership (Ttip) venisse approvato. Con guadagni di reddito pro capite che non supererebbero lo 0,5%. Lo sostiene il rapporto «Ttip and Jobs» commissionato dal Parlamento europeo alla Direzione generale delle politiche interne dell’Ue. L’accordo, in corso di negoziazione tra Stati Uniti e Unione europea dal 2013, prevede una diminuzione generale delle barriere commerciali sia di tipo tariffario (i dazi doganali sono attualmente a una media del 4%) sia di tipo non tariffario (standard e regolamenti). Secondo il report, se il Ttip venisse approvato, comporterebbe «effetti negativi di breve periodo sulla disoccupazione», alla luce di un lungo processo che vedrebbe i lavoratori trasferirsi da imprese poco competitive a industrie ad alta tecnologia orientate all’esportazione.

Le cose cambierebbero però nel lungo periodo, e secondo le previsioni il trattato porterebbe nel giro di qualche anno a una diminuzione del tasso di disoccupazione. In particolare, con la liberalizzazione commerciale, si innescherebbe un processo che potrebbe rendere l’economia europea più competitiva e produttiva, con un aumento dei salari per molti lavoratori e una diminuzione dei prezzi per i consumatori. Il testo precisa come l’accordo comporti comunque «opportunità e minacce», con una crescita di posti di lavoro in alcuni settori e una diminuzione in altri. I settori più colpiti, si prevede siano quelli dell’industria metalmeccanica, della produzione dei macchinari elettrici e del settore dei servizi finanziari. Quelle che beneficerebbero sarebbero invece il settore dei motoveicoli, quello manifatturiero, e le filiere alimentari.

Schermata 2016-05-24 alle 14.39.52È importante – continua il rapporto – che i Paesi europei abbiano «gli strumenti necessari per affrontare i costi sociali derivanti dal processo di aggiustamento»
: in questo contesto è cruciale introdurre politiche di flexsecurity, che puntino a proteggere «i lavoratori piuttosto che il lavoro», con generosi sussidi di disoccupazione e in generale politiche di sostegno al reddito.
Sarà inoltre necessario ricorrere a strumenti più ampi, come l’European globalization fund
(Egf), che prevede un sostegno ai lavoratori in esubero nel caso di «trasformazioni rilevanti del mercato del lavoro dovute alla globalizzazione». Fondo che, come sottolinea Sbilanciamoci.it, è stato ridotto da 500 milioni a 150 milioni per il periodo 2014-2020. Mentre l’America ha aumentato il budget per contrastare gli effetti negativi degli accordi commerciali di 2,3 miliardi di dollari.

Nella classifica dei paesi che sarebbero più danneggiati nel breve periodo dal Ttip l‘Italia è seconda solo alla potente Germania (che secondo le stime sarebbe compromessa di circa 450mila posti di lavoro), seguita dal Regno Unito, Spagna e Francia. Il rapporto conclude sostenendo che i benefici che apporterebbe il Ttip nel lungo periodo sarebbero si positivi ma comunque poco incisivi sotto il punto di vista della quantità dei posti di lavoro creati. Su una forza lavoro europea complessiva di 240 milioni è stato stimato che nel lungo periodo il Ttip potrebbe creare in Europa circa 102mila posti di lavoro, circa lo 0,4% in più dell’occupazione.

È rivolta nelle carceri brasiliane: 14 morti. E qualcuno invoca la privatizzazione

epa02440939 Prisoners of Raimundo Vidal prison are seen as guards watch them following a riot that ended with four dead and five hostages released in Manaos, Brazil, 10 November 2010. EPA/JAIR ARAUJO

Sciopero degli agenti e cancellazione delle visite. È rivolta in quattro carceri brasiliane, tutte nello Stato di Cearà: finora si contano 14 morti. Una spirale di violenza scatenata dalla protesta del corpo penitenziario contro la decisione dell’amministrazione di rateizzare il pagamento di spettanze arretrate. Lo sciopero ha provocato la cancellazione delle visite e questo ha fatto esplodere la rabbia dei detenuti. Danni alle strutture e regolamenti di conti hanno trovato terreno fertile nella protesta, sedata dalle forze di sicurezza. Intanto, la procura della Repubblica di Cearà ha definito illegittimo lo sciopero delle guardie carcerarie e annunciato provvedimenti verso l’amministrazione carceraria per gli omicidi, i danni e ogni reato compiuto durante le rivolte. Queste carceri, come la maggior parte in Brasile, sono sovraffollate.

Il sindacato penitenziario (Sindasp) chiede da anni un aumento del personale, mentre nel Paese si fa sempre più strada la privatizzazione come risoluzione del problema. Di prigioni in “outsourcing” in Brasile ne esistono già molte, in almeno altre 22 località. Di una di queste ci siamo occupati lo scorso febbraio: la prima prigione privata in Brasile, quella di Ribeirão das Neves, regione metropolitana di Belo Horizonte, Minas Gerais.

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Il 24 maggio 1915, come la Grande guerra ha cambiato l’Italia

È con la prima guerra mondiale che gli italiani del nord e del sud si ritrovano per la prima volta fianco a fianco, stipati nelle trincee imparano a conoscersi e a parlare un linguaggio comune quando invece fino a quel momento erano sempre stati per lo più abituati a utilizzare il dialetto.

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Carlo I d’Austria visita i soldati bosniaci del Infanterie-Regiment Nr. 2 inviati sul fronte italiano

La prima guerra mondiale cambia totalmente il volto del Paese e imprime nelle coscienze degli italiani il concetto che sono cittadini con dei doveri, ma anche con dei diritti, come per esempio quello di voto. Non è un caso infatti che il suffragio universale maschile venga concesso a fine guerra con una legge del 16 dicembre 1918 a tutti i cittadini con età maggiore ai 21 anni o che avessero prestato il servizio nell’esercito mobilitato.

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Soldati italiani in trincea

Spesso i soldati si trovano in balia di generali che hanno scarse capacità di organizzazione delle truppe, incapaci di capire che è cambiato radicalmente il modo di fare la guerra, finiscono spesso con l’ordinare cariche che mandano al massacro gran parte dei soldati di fanteria.
Il volto eroico della guerra che ad inizio secolo veniva esaltato prende presto il posto dell’orrore. Lo stesso di cui racconta Giuseppe Ungaretti, impegnato sul fronte Italo-austriaco, nei versi di Veglia:

Un’intera nottata buttato vicino
a un compagno massacrato1
con la sua bocca digrignata2
volta al plenilunio con la congestione delle sue mani penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore

Cima quattro, 23 dicembre 2015

soldati italiani prima guerra mondiale

La Grande Guerra è come abbiamo detto una guerra che non ha precedenti, anche dal punto di vista tecnico. Vengono introdotte le mitragliatrici, i sottomarini (i famosi U-Boat tedeschi che convinsero con i loro attacchi alle navi commerciali gli Usa a entrare nel conflitto nel 1917), vengono utilizzati i gas tossici che hanno un effetto devastante. Gli stessi soldati vennero dotati quindi di elmetti d’acciaio e maschere antigas e potevano contare sul supporto di carri armati. È sempre con la prima Guerra Mondiale che assistiamo ai primi bombardamenti aerei e sulle città. I conflitti non sono più una sfida in campo aperto fra due eserciti schierati, ma entrano a gamba tesa nella vita dei civili e anche le zone urbane si fanno terreno di scontro.

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