Per Facebook è la giornata degli amici e così abbiamo immaginato che post avrebbe potuto pubblicare sulla sua bacheca il premier Matteo Renzi, ecco il risultato in un video che il social di Zuckerberg ci ha impedito di pubblicare:
E Marino su “Affittopoli” punzecchia Giachetti e Morassut

Non dice ancora quale sarà il suo destino: «Non c’è nessuna scadenza, non c’è nessuna rivelazione da fare, nessuna candidatura», dice Ignazio Marino a RepubblicaTv, «in questo momento sto riflettendo su quello che abbiamo fatto in questi ventotto mesi di governo». Non dice se si candida alle prossime amministrative Marino, ma continua ad accusare il Pd, partito di cui ha però rinnovato la tessera: «La pulizia e la trasparenza a molti non piace», ha detto, «penso che questo sia l’elemento per cui sono stato allontanato».
Nel giorno in cui esplode la polemica su affittopoli Marino evita anche di esprimere preferenze sui due candidati che si sono per ora fatti avanti nelle primarie dem, Roberto Giachetti – incoronato da Renzi e i suoi – e Roberto Morassut, deputato, già assessore all’urbanistica ai tempi di Veltroni. Per loro Marino ha però una doppia stoccata: «Io non conosco i loro programmi», ha detto fingendo di smarcarsi dalla domanda su un’eventuale preferenza, «quando ci faranno conoscere le loro idee le potremo commentare».
L’ex sindaco però poi aggiunge: «So però che su un tema come affittopoli negli anni 90 con la giunta Rutelli e negli anni 2000 con quelle di Veltroni avevano avuto la possibilità di fare le operazioni di trasparenza che abbiamo fatto noi». E, si intende, non le hanno fatte.
Marino sostiene infatti il fatto che lo stesso Tronca nel denunciare l’affittopoli del centro storico romano si basi su un lavoro cominciato dalla sua amministrazione («Diedi indicazioni prima al vicesindaco Nieri e poi all’assessore Cattoi per realizzare una mappatura del patrimonio immobiliare. Infatti ciò che il commissario del governo Renzi ha portato alla ribalta è ciò abbiamo messo a marzo 2015 sul sito del Comune. Inoltre, in piazza Giovanni da Verazzano, nella “Casa della città”, si può sapere a chi è affittato l’edificio e come è gestito», ha detto il sindaco). E invece se Morassut era assessore con Veltroni, Giachetti – ecco la stoccata di Marino – era a capo della segreteria di Rutelli. E in quegli anni, anzi, si sono fatte le famose cartolarizzazioni, con molti affittuari fortunati che hanno potuto comprare a costi molto più bassi di quelli di mercato.
Gioca anche tu con Donald Trump (che a perdere in Iowa proprio non ci sta)
Un’agenzia di comunicazione svedese ha messo su il sito trumpdonald.com, un giochino come un altro con il quale potete suonare una tromba nelle orecchie del miliardario newyorchese e far volare il suo enorme riporto di qua e di la. È una delle migliaia ispirate dalla campagna elettorale negli Stati Uniti. Ogni quattro anni, da quando nel 2008 la politica ha fatto la sua irruzione prepotente in rete con la campagna Obama, sostenitori e detrattori dei candidati giocano a costruire pagine fittizie, montano video e producono Gif a favore o contro i candidati.
Qui potete suonare una tromba nelle orecchie del miliardario newyorchese e far volare il suo enorme riporto di qua e di la.
Quanto a Donald quello vero, @realDonaldTrump come si chiama su Twitter, dopo aver accettato umilmente la sconfitta in Iowa, ha deciso di di tornare all’attacco. Nono solo bombardando il vincitore Ted Cruz di attacchi sulla sua qualità di politico, ma prendendolo di mira per quella che definisce la truffa ai danni degli elettori dell’Iowa. Secondo Trump, la campagna del senatore del Texas che ha vinto nei caucus dell’Iowa ha inviato messaggi e informazioni false e fuorvianti agli elettori. Ha quasi ragione. La campagna Cruz ha fatto due cose: twittare dei messaggi secondo i quali Ben Carson, l’afroamericano religioso arrivato quarto in Iowa, era partito per la Florida e avrebbe fatto un importante annuncio in serata – un modo di dire che stava per ritirarsi dalla corsa – e che quindi tutti i suoi sostenitori potevano votare per Cruz – la cosa più simile a Cruz dal punto di vista dell’elettorato evangelico. Due informazioni più o meno false e un’insinuazione, che forse hanno penalizzato Carson; la campagna Cruz avrebbe anche mandato a molti elettri la lettera qui sotto, un falso, che dice «Siamo la commissione elettorale e tu hai un profilo che non va per niente bene perché hai votato poco» (cfr il tweet di Trump qui sotto).
This is the Cruz voter violation certificate sent to everyone, a misdemeanor at minimum. pic.twitter.com/tMav17UGkf
— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 4 Febbraio 2016
Lettere di questo tipo, che non dicono nulla di chiaro, perché altrimenti sarebbero un reato penale, provengono da organizzazioni che non esistono ma che suonano come fossero istituzioni ufficiali e tendono a incoraggiare o scoraggiare la gente ad andare a votare, spaventando e millantando multe o colpevolizzando il cittadino. È un gioco che funziona con la parte più ignorante e marginale dell’elettorato. Evidentemente lo staff di Cruz, che ha fatto un enorme lavoro sui BigData, ha individuato un numero di persone ideologicamente affini a lui e, incrociando i dati, ha scoperto che queste tendono a non partecipare ai caucus. Sono queste le persone che hanno ricevuto una lettera. Si tratta di tecniche pessime che, come molte altre, vengono usate dalle campagne. E Cruz sembra essere stato colto sul fatto. Tra l’altro, su The O’Reilly Factor, trasmissione di punta di Fox News, sia il conduttore che Karl Rove, lo stratega di George W. Bush, hanno più o meno dato ragione a Trump.
Altrettanto interessante è che Trump abbia deciso di alzare il polverone, dopo un giorno di umiltà ha ripreso il suo stile: toni alti e forti e attacchi agli avversari. Con Cruz preso di mira per primo, perché vero avversario in quella parte dell’elettorato repubblicano destinata a votare per lui. Funzionerà o sembrerà la mossa di uno che non ci sta a perdere?
Due altre notizie brevi:
- Rand Paul e Rick Santorum si sono ritirati dalle primarie. Entrambi hanno una base di destra, benché diversa. Nel 2012 in New Hampshire, dove si vota martedì prossimo, Ron Paul, padre di Rand e campione dell’ala libertaria della società americana, arrivò secondo nello Stato. A chi giova il ritiro di Rand? Trump e Cruz sono i primi indiziati.
- Stanotte Hillary Clinton e Bernie Sanders si confrontano in New Hampshire. In un incontro Tv con domande dei telespettatori, andato in onda ieri, i due hanno fatto a gara a definirsi come progressisti.
Dove va l’Europa dei muri se Schengen va in pezzi
Una volta Metternich disse dell’Italia: «È una questione geografica». Ebbene, lo stesso si potrebbe dire dell’Europa, alla luce degli ultimi muri e delle frontiere chiuse ai migranti. È questo il filo della cover di Left in uscita il 6 febbraio, aperta da un quadro storico-politico del direttore Corradino Mineo. Da una parte, i nodi dell’oggi che il premier Renzi si trova costretto a sciogliere, nella fragilità del suo governo, tra l’inflessibilità tedesca e la crisi degli Stati nazionali, dall’altra, il peso dell’eredità di uomini come Altiero Spinelli, ma anche più vicini a noi, di Francois Mitterand e Helmuth Kohl che volevano costruire una casa comune europea. Left racconta poi con focus specifici i conflitti e le crisi: Londra e la tentazione del Brexit, la sfida di Budapest e l’Est europeo che si chiude sempre di più, quelle infinite sei miglia tra Turchia e Grecia, ormai rotta di tragedie umane e la trappola per profughi che sta diventando la Grecia, una volta abolito il trattato di Schengen. Infine un intervento di Zygmunt Bauman che sostiene la necessità di «rimettere al centro la dignità umana, combattendo l’ignoranza».
C’è un grande problema da risolvere a Sud. È l’Ilva di Taranto per la cui acquisizione stanno scadendo i termini. Left fa il punto raccontando cosa si muove dietro le cordate di imprenditori interessati al tempio dell’acciaio italiano. «No, no. Le primarie no. Ne ho fatte abbastanza»: uno scrittore, Tito Faraci, parla della Milano che domenica voterà il candidato per il centrosinistra. Che cosa significa produttività? Lo spiega Marco Craviolatti: l’Italia è in ritardo rispetto agli altri Paesi europei: da noi si spreme il lavoratore ma non si pensa all’innovazione. E tanto per capire come si muovono le imprese, un focus sull’Ericsson dove si fa il gioco dei tre contratti…
Un anno dopo l’attacco di Boko Haram Left compie un viaggio tra le strade e la gente di Diffa, la città del Niger funestata dai “terroristi neri”. Intanto l’Italia si appresta a prender parte all’intervento militare in Libia ma sono troppe le incognite tra l’avanzata dell’Isis e la debolezza degli interlocutori locali. Le primarie democratiche negli Usa si fanno incandescenti e Left racconta le potenzialità di Bernie Sanders e le debolezze di Hillary Clinton. Come stanno gli Stati Uniit? Un ritratto d’artista è quello fatto da Quentin Tarantino, con il film The Hateful eight, in cui il re del pulp, tra razzismo e spargimenti di sangue, racconta l’America di oggi. E ancora: il fumetto attraverso le voci di cinque disegnatrici, mentre per la scienza la ricerca della materia oscura con il satellite cinese Wukong. Infine, per gli spettacoli, l’incontro con due cantanti: il baritono Leo Nucci e l’ultimo fenomeno del pop italiano, Calcutta.
Corruzione e torture, tornano le Pussy Riot e non hanno cambiato idea su Putin
«Guido la guerra contro la corruzione, anzi, per essere precisi, guido la corruzione». L’ultimo video delle Pussy Riot, più famose per le loro performance a sorpresa e per i loro metodi situazionisti anti-Putin che per le loro canzoni, è online. Stavolta le ragazze russe se la prendono con il procuratore capo russo Yuri Chaika, che le ha incriminate nel 2012 dopo il concerto nella cattedrale del Cristo Salvatore a Mosca. Due delle tre Pussy Riot passarono più di un anno in carcere, per poi essere liberate con l’amnistia in occasione delle Olimpiadi invernali di Sochi. Chaika è stato accusato di corruzione e suo figlio viene collegato alla proprietà di ville di lusso in Svizzera e Grecia, assieme alla moglie del vice-procuratore capo. Le accuse vengono da Alexey Navalny, oppositore che denuncia la corruzione del Paese (l’intervista video di The Guardian, in inglese, qui sotto). Nel video si rappresentano in maniera sarcastica i trattamenti nei confronti dei prigionieri.
«Siate umili, imparare ad obbedire, non curatevi delle cose materiali…figliolo non preoccuparti delle cose materiali, sii fedele a Putin…se vuoi passarla liscia anche se commetti un omicidio, sii sempre fedele al capo» è un passaggio del testo.
Qui sotto un video del Guardian sulla corruzione in Russia
Acido fenico, santità e silicone. È arrivato Padre Pio!
Forze speciali, materassi ammortizzanti (dovesse rovinarsi) e teche antiproiettile (arrivasse il pazzo), così Padre Pio è arrivato a Roma. E per sette giorni (fino all’11 febbraio) ogni giorno, saranno impegnati almeno 800 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri per garantire la giusta tranquillità al suo soggiorno nella capitale (quasi fosse vivo!). L’ha voluto Francesco il frate di Pietrelcina, per scuotere questo Giubileo troppo sottotono. Deve aver pensato a quei trecentomila fedeli che nel 2002 avevano affollato piazza San Pietro per la canonizzazione. E allora ha organizzato il tour, sette giorni di passione tra processioni, messe e ostensione del corpo di uno dei “santi” più discussi dei nostri tempi e meno “misericordiosi” che io ricordi di aver studiato. Ancora oggi alter Christus per i suoi i devoti, falso messia per la nomenklatura di allora, il cappuccino di Petralcina da vivo fu al centro di grandi polemiche e da morto di avventure persino incredibili, se non fossero vere.
Già perché il suo corpo, da vivo, fu protagonista di uno dei gialli più cult della Chiesa cattolica, quello dell’origine delle sue stigmate. “Isterismo” per padre Agostino Gemelli (la sua diagnosi del 1920: «È un bluff… padre Pio ha tutte le caratteristiche somatiche dell’isterico e dello psicopatico… Quindi, le ferite che ha sul corpo… fasulle… frutto di un’azione patologica morbosa… Un ammalato che si procura le lesioni da sé… si tratta di piaghe, con carattere distruttivo dei tessuti… tipico della patologia isterica»); truffa, come testimoniano alcuni documenti studiati da Sergio Luzzatto (indimenticabile il suo libro, Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento, 2007), biglietti autografi in cui il frate chiedeva ad una sua devota (e farmacista) di procurargli in gran segreto flaconi di acido fenico (che causa bruciature alla pelle) e, soprattutto, di veratrina, una sostanza fortemente caustica. Cioè di farmaci che, applicati su mani e piedi, avrebbero potuto lacerare i tessuti.
Ma anche da morto. Perché quando i frati di San Giovanni Rotondo, nella notte tra il 2 e il 3 marzo del 2008 riaprirono la bara per ostendere il loro eroe, il suo corpo si era corrotto. E i corpi dei santi, si sa, non si corrompono, sono santi. Anzi profumano. Di fiori o di frutti. Violette, fragole, ma certo non maleodorano e non diventano neri. Sono le regole base per diventare santo. E invece lui era nero, troppo nero. E i cappuccini dovettero correre ai ripari, perché così non potevano mostrarlo. “Lo mascheriamo”, hanno pensato. Poi hanno trovato un’azienda inglese specializzata in trucchi che gli ha fatto il “miracolo”. Ha realizzato una maschera di silicone che è stata sovrapposta perfettamente a quel volto troppo nero, che avrebbe potuto impressionare i fedeli “più sensibili”. Che non avrebbero capito quella corruzione così “umana”. Troppo simile ai loro morti. E così il tronco, quello lo coprirono con un saio e i piedi, con delle calze. Ma le mani, anche quelle erano nere, quasi non si riconoscevano. Allora presero i mezziguanti che padre Pio portava sempre, “per proteggere” le famose stigmate. Così oggi questo potete vedere, dieci pezzi di dita nere e una maschera di silicone. Del resto già nel ’60 Giovanni XXIII lo aveva definito «un idolo di stoppa». Di cui oggi, evidentemente, Francesco non può fare a meno. È la Chiesa, bellezza!
Provate il gusto di andare controcorrente
Sembra difficile ma è semplice e alla fine quasi curativo: andare controcorrente mica per forza ma per il gusto di credere in qualcosa credendoci davvero. Succede, ad esempio, che su questioni di etica, di lavoro o di politica l’enfasi si accenda contro qualcuno o sull’affiliazione fideistica: o stai con Renzi o sei contro Renzi, o sei con Grillo o sei un anti grillino oppure sei gay o contro i gay. Le vie intermedie spariscono. Puff. E le due correnti opposte segnano il passo decidendo i sentieri da seguire.
Così succede che la politica si trasformi nella mammella stitica di qualche biberon pronto ad ingrassare “l’influencer” di questo o quel partito. Guardate quello che è successo ieri: Luttazzi e Scanzi si sono sfanculati fingendo di parlare di Benigni mentre osteggiavano Grillo. E tutti dietro ad annusare la scia di bava lasciata dalla sfida. Tanti clic. Tanta felicità.
Provate il gusto di andare controcorrente. Ma mica nella corrente contraria che risulta perfetta e alla moda, no: proprio nella corrente contro tutte le correnti. Dentro quel cunicolo scomodo ma altamente soddisfacente che vi porta a elaborare idee personali, senza l’obbligo di congruenza con l’esistente, senza l’ossessione di stare comunque in una corrente di pensiero numerosa.
Martellarsi un pensiero personale, senza l’ansia di avere un #hashtag che possa diventare pop, con la bella dignità della propria storia, liberi dalla conformazione del sentire comune oppure semplicemente per affermare quello che pensate. Insomma: c’è uno spazio in mezzo ai post o agli articoli che vanno per la maggiore, tra quelli più condivisi su Facebook, che è l’ambiente dei pensieri personali ed è un buon esercizio di autonomia.
Ecco, prendiamoci un impegno per il 2016: proviamo ad avere opinioni personali. Dico farsele da noi. E poi, solo poi, confrontarle con gli altri. Elaborare un pensiero, esercitare un giudizio: cose così. Oliare i meccanismi cerebrali per funzionare in costruzione oltre che in ascolto; provare ad avere un’idea senza averla prima letta o ascoltata. Fa male all’inizio. Ma poi è un sollievo.
Buon giovedì. Beh. Sì.
L’offensiva su Aleppo di Assad e Mosca mette a rischio i colloqui per la Siria a Ginevra
Da domenica scorsa a Ginevra sono in corso dei nuovi colloqui di pace per la Siria sotto l’egida Onu. Voluti soprattutto dagli Usa e sostenuti dalla Russia, i colloqui, a cui l’opposizione aveva minacciato di non partecipare fino all’ultimo momento, vengono messi a rischio dall’offensiva militare dell’esercito di Assad. Che proprio in queste ore ha preso il controllo di alcune strade che collegano Aleppo alla Turchia, isolando completamente la città.
Tra le richieste dell’opposizione c’era anche quella di consentire l’accesso a convogli di aiuti umanitari in 18 località del Paese strette d’assedio da settimane o da mesi, nelle quali la situazione dei civili è catastrofica – malnutrizione, mancanza di medicine. Alcuni convogli sono in transito e dovrebbero arrivare in queste ore, almeno a Moadamiyeh, dove testimoni diretti dicono che non i casi di malnutrizione sono molto numerosi.
«Si tratta di uno sviluppo positivo, ma è meno di quel che chiediamo», ha dichiarato da Ginevra Basma Kodmani, uno dei negoziatori della delegazione dell’opposizione a Ginevra.
Mercoledì scorso, i combattenti filo-governativi hanno continuato la loro offensiva a nord di Aleppo, la città più grande della Siria, nel tentativo di assediare quartieri in mano ai ribelli. Se il governo riuscirà, sarà uno dei più grandi colpi di insorti da quando hanno catturato gran parte della città durante l’estate del 2012.
Ecco com’è ridotta Homs: per questo sono urgenti i colloqui di pace
Benvenuti a Homs in SiriaBenvenuti a Homs. Una serie di video ripresi con l’utilizzo di alcuni droni mostrano cosa resta della città siriana. La prossima volta che qualcuno si chiede perché i rifugiati stanno rischiando tutto per venire in Europa, mostrate loro questo spettacolo.
Pubblicato da Left su Mercoledì 3 febbraio 2016
L’Osservatorio siriano per i Diritti Umani, gruppo che ha sede in Gran Bretagna e raccoglie notizie e dati, spiega che attorno ad Aleppo sta combattendo furiosamente, e che le truppe governative sono all’offensiva per liberare la città, più grossa conquista dei ribelli nel 2012. I soldati di Assad sono sostenuti dall’aviazione di Mosca, che, dice l’Osservatorio, hanno fatto centinaia di raid da lunedì a oggi. Solo oggi sono morti almeno 18 civili, tra questi due soccorritori e tre bambini. Il sostegno russo non aiuta a raffreddare il clima a Ginevra.
Farah Atassi, un altro membro della delegazione, spiega che «l’azione della Russia mette a rischio il processo negoziale».
Il ministro degli Esteri Lavrov ha spiegato, dal canto suo, che «fino a quando non avremo fermato al Nusra (al Qaeda in Siria, ndr) non smetteremo con i raid». Un modo come un altro per dire che del processo negoziale, ad Assad e ai suoi partner internazionali non interessa. L’esercito è all’offensiva e vuole approfittare delle difficoltà degli altri. «Senza una fine dei raid è difficile che i negoziati partano – ha detto il delegato Onu per la Siria Staffan De Mistura – servirebbe uno stop ai raid, ma prima di ogni appuntamento negoziale le parti flettono i muscoli e cercano di segnare punti per rafforzarsi al tavolo negoziale. Il problema centrale è che gli attori in campo non hanno nessuna fiducia gli uni nei confronti degli altri».
La risoluzione Onu che chiede l’avvio di negoziati chiede anche che si consenta ai civili di uscire dalle città assediate, il lasciapassare per convogli umanitari e l’interruzione dei raid aerei sulle zone controllate dai ribelli. Stasera a Ginevra è atteso Riad Hijab, ex premier siriano e capo delegazione dei ribelli. Questi decideranno nelle prossime ore se rimanere o meno a Ginevra. De Mistura ha chiesto a Russia e Stati Uniti di adoperarsi in ogni modo per far non far abortire i negoziati.
Mosca non sembra intenzionata a modificare il suo modo di agire e gli Stati Uniti, chiaramente in affanno in tutto il Medio Oriente, hanno invece deciso, da qualche mese a questa parte, troppo presi dalla necessità di combattere contro Isis, di non entrare in rotta di collisione con la Russia, specie sul futuro di Assad. Una scelta che ha ridotto notevolmente le loro capacità di pressione su Mosca e di persuasione sull’opposizione.
Ecco cosa avreste visto se Google Street View fosse esistito nel 1911
Queste fotografie panoramiche, scattate nel 1911 per un sondaggio di Fifth Avenue, ritraggono la famosa strada di New York nei suoi primi anni “di vita”. All’epoca la grande arteria dello shopping non era ancora diventata il tempio dello shopping di lusso nella grande mela. Nelle foto, oltre a una serie di abitazioni private e piccole imprese, si possono vedere alcuni punti di riferimento della città il Flatiron Building , la New York Public Library, dal cui archivio sono state prese le foto, e il Metropolitan Museum of Art.

La Fifth Avenue si trova sull’isola di Manhattan e si estende da Washington Square Park fino alla 143esima strada ad Harlem, dividendo le strade del primo borough tra est e ovest.
Originariamente la strada era per lo più una zona residenziale di alta classe, successivamente, dopo l’apertura dell’Astoria Hotel, cominciò progressivamente a trasformarsi in una zona commerciale. Un altro passo decisivo per la transizione fu l’apertura dei grandi magazzini B.Altman & Company.
Se all’epoca ci fosse stato Google Street View ecco più o meno quello che avreste potuto vedere:














Tutte le immagini appartengono alla WELLS & CO./NEW YORK PUBLIC LIBRARY
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