Home Blog Pagina 1381

Giuseppe Cimarosa, in sella contro la mafia

È travolto da tanta e improvvisa attenzione Giuseppe Cimarosa, il giovane parente del latitante di Cosa nostra Matteo Messina Denaro che ha infiammato la “Leopolda siciliana” disconoscendo pubblicamente il boss e la sua famiglia davanti all’applauso commosso di un migliaio di persone. Travolto come si viene travolti in questo Paese quando il marketing antimafioso si butta su un nuovo simbolo ma Giuseppe ha molto di più da dire, al di là degli stereotipi o i falsi miti. «Non è normale – mi dice- tutta questa attenzione all’improvviso, no. Anche se non so esattamente quale sia la causa. Posso dire però che per fortuna la “Leopolda” ha reso pubblica una vicenda che sembrava appesa nel nulla. Io ci ho partecipato per caso senza nessuno spirito di appartenenza politica perché non è questo che voglio fare nella vita».

Hai fatto più politica con un piccolo intervento tu che molti dei politici presenti, però…

Sì. Ma diciamo che la mia è stata politica molto “spirituale”. La definirei così. Non sapevo nemmeno esattamente cose fosse una “Leopolda” ma il mio unico pensiero era ed è fare sentire la mia voce a più gente possibile.

E ci sei riuscito.

È da un anno che ci provo. All’inizio ho contattato le cosiddette “associazioni antimafia” che mi giravano attorno a Castelvetrano (il luogo dove Giuseppe vive con la sua famiglia nonché paese natale di Matteo Messina Denaro, ndr) e dintorni ma mi hanno snobbato, ignorato e a volte addirittura osteggiato.

Osteggiato? Addirittura?

Certo. Sotterraneamente, ovvio, perché pubblicamente non potrebbero farlo. All’inizio avevo pensato che i loro dubbi derivassero dal fatto che qui non è mai successo che un membro di una famiglia così “pesante” prendesse pubblicamente le distanze dalla mafia. Poi invece mi sono convinto della cattiva fede.

Quindi possiamo dire che la politica della Leopolda ha antenne più allenate del mondo dell’antimafia?

Credo che anche quelli del Pd siano rimasti sorpresi. Avevano in mente di affrontare anche il tema dell’antimafia e un amico di Castelvetrano mi ha chiesto se avessi voluto intervenire. Anzi, mi ha detto “hai cinque minuti” e io mi ero preparato anche il discorso bello scritto ed ordinato. Quando è stato il mio turno però non ho letto nulla, il discorso ce l’avevo nello stomaco ed è successo qualcosa di incredibile.

Cioè?

Un silenzio. Assordante. Il silenzio assordante. Gente in piedi che piangeva. In quel momento credo che tutti si siano dimenticati del partito e della “politica”. Ne sono stato felice.

E poi mi vuoi dire che non c’è stato il tentativo prevedibile di “mettere il cappello” sulla tua storia?

Beh, certo. Anche se in realtà sono stati più quelli degli altri partiti che, accusando il Pd di volermi strumentalizzare, hanno finito per farlo loro stessi.

Possiamo dire che, comunque, è stata una buona occasione per te.

Avevo bisogno di parlare. Di urlare. E meno male che è successo. Io non vivo una situazione facile: una volta che decido di mettermi contro un mafioso, tra l’altro ancora libero, non posso più tornare indietro. Mica posso dirgli “scusa Matteo Messina Denaro mi sono sbagliato, ti chiedo perdono, torno al mio posto”. Mi sono lanciato nel vuoto e devo andare fino in fondo.

Riannodiamo i fili della tua storia. Quando nella tua vita ti rendi conto di essere il “parente” di un boss?

Da piccolo. Considera però che mia madre questo parente l’ha visto per l’ultima volta al suo matrimonio. Malgrado mia madre fosse cugina con la famiglia Messina Denaro, la mia famiglia non ha avuto rapporti con loro per venticinque anni. Fino a circa tre anni fa quando c’è stato questo maledetto avvicinamento da parte loro, ovviamente perché avevano bisogno di qualcosa. Fin da piccolo si respirava questa figura misteriosa con questo fascino nero.

Quindi quasi positivo?

In casa si preferiva non parlarne ma a scuola, con i ragazzi, molti sicuramente lo vedevano come un mito perché imprendibile, nascosto bene e tutte queste storie… Finché, quando avevo quattordici o quindici anni, mio padre venne arrestato per la prima volta per collusione e favoreggiamento nei confronti della famiglia Messina Denaro. Ovviamente per la parentela che li accomunava mio padre non avrebbe potuto facilmente dire di no. Sbagliando, mio padre ha pensato che quello sarebbe stato il male minore.

L’INTERVISTA INTEGRALE SU LEFT IN EDICOLA DA SABATO 7 MARZO

[social_link type=”twitter” url=”https://twitter.com/giuliocavalli” target=”” ][/social_link]  @giuliocavalli

Lupi di Toscana

Nel suo Viaggio in Toscana (Donzelli) l’anno scorso il governatore Enrico Rossi annunciava un Piano paesaggistico della Toscana molto avanzato di tutela e di progresso della Regione, che sarebbe potuto diventare un progetto pilota all’avanguardia in Italia. Left ne ha raccontato la genesi e gli sviluppi raccogliendo commenti di ambientalisti, storici dell’arte, archeologi, giuristi, costituzionalisti che hanno evidenziato il valore di sfida politica e civile di questo Piano paesaggistico, basato non su un’astratta difesa della natura, ma su un modello di sviluppo a misura d’uomo, centrato sulla qualità della vita nel rispetto del territorio. Tuttavia il Pd guidato dal premier Renzi ora pare deciso a contrastare questa prospettiva anche a livello locale. E il Piano toscano potrebbe non vedere mai la luce. Con tutti i rischi che ciò comporta per la difesa del demanio e delle Apuane, già sottoposte a sfruttamento intensivo delle cave di marmo. La decisione finale è prevista per il 10 marzo.

«Con tutta evidenza il Pd a livello nazionale ha scelto una strada molto diversa da quella espressa dal Piano paesaggistico toscano, che invece è ben bilanciata fra esigenze di tutela e di crescita qualitativa», commenta lo storico dell’arte Tomaso Montanari, autore di saggi di forte impegno civile come Istruzioni per l’uso del futuro (Minimum fax) a cui ora fa seguito il graffiante saggio Privati del patrimonio (Einaudi). «Il Piano che la Toscana si apprestava a varare non era né anti sviluppo né un piano di decrescita felice. Ma – spiega il docente dell’Università di Napoli – un piano di crescita sostenibile che cercava di trovare una quadra fra tutela, lavoro, consenso e sviluppo».

Spesso si protesta contro i vincoli paesaggistici «con la retorica, targata Guido Carli, dei “lacci e lacciuoli”», commenta l’archeologo Salvatore Settis, a lungo direttore della Normale e oggi presidente del comitato scientifico del Louvre. «Ma il solo modo di allentare i vincoli è di sostituirli con la co-pianificazione Regioni-ministero, come previsto dalla legge. Il Piano paesaggistico toscano, grazie all’impegno e alla competenza dell’assessore Anna Marson – dice il professore – è il più organico tentativo mai fatto in Italia in questo senso. Lo provano anche le reazioni contrarie, ispirate a una logica Verdini-Lupi che anche il Pd, copiando alla lettera gli stessi emendamenti proposti da Forza Italia, ha mostrato di condividere. L’Amleto della situazione si chiama Enrico Rossi: ha dato indizi di apertura in tutti i sensi possibili. Ma io spero ancora che non bruci la sua immagine per pura acquiescenza o calcolo elettorale. L’alternativa al Piano è infatti una sola: una deregulation selvaggia che devasterebbe la Toscana».

L’assessore all’Urbanistica Anna Marson ha parlato al Corsera di un “partito del cemento e della pietra” che si oppone al Piano regionale toscano, di che si tratta? «L’ala affaristica, la destra del Pd, ha proposto un emendamento killer che distrugge il Piano paesaggistico toscano» risponde Montanari. «Ad avanzarlo sono stati consiglieri espressione di collegi in cui prevalgono gli interessi di chi, per esempio, sfrutta le cave apuane. In accordo con lo Sblocca Italia, siamo alla “lupizzazione” della Toscana. Se dovesse finire così sarebbe a rischio il futuro della Regione». Nel frattempo il governo Renzi ha annunciato una grande vendita di edifici pubblici, perlopiù caserme, molti dei quali sottoposti a vincolo dalle soprintendenze. Negli anni Novanta provvedimenti di cartolarizzazione e di svendita caratterizzarono le politiche ultra liberiste del centrodestra. Contro cui si levava la voce di studiosi autorevoli come Salvatore Settis con puntuali libri di denuncia come Italia Spa (Einaudi, 2002). Quell’assalto feroce al patrimonio pubblico viene ripercorso ora da Montanari nel suo nuovo libro, alla luce del presente. Nel capitolo “Alienazioni” la cronistoria parte dall’ex ministro dell’Economia Tremonti, perno della finanza creativa del governo Berlusconi, e arriva all’attuale consigliere di Renzi Marco Carrai, che rilancia l’idea di Italia Spa. «È un circolo vizioso – nota Montanari -. Si svende il patrimonio pubblico perché non c’è alcuna intenzione di recuperarlo e riutilizzarlo. E la svendita genera nuovo bisogno di costruire. Senza contare che la dismissione di questo tipo di monumenti non va a detrimento delle classi alte. Chi non ha una casa aveva almeno delle case pubbliche: adesso non avrà più neanche quelle». La traduzione in legge dello Sblocca Italia, di fatto, ha ulteriormente peggiorato il quadro, denuncia lo storico dell’arte: «Perché è stato abrogato il comma di una legge del 2013 che permetteva al ministero dei Beni culturali di intervenire nella scelta dei beni da alienare. Ora il Mibact non ha più nemmeno diritto di parola. Di fronte a tutto questo il ministro Franceschini si sarebbe dovuto dimettere, invece non ha nemmeno protestato. Per assurdo ora gli Uffizi potrebbero essere messi in vendita senza che il ministero possa nemmeno fiatare».

Intanto, da destra ma anche da certa sinistra, si continua a invocare l’intervento “taumaturgico” dei privati per la tutela e la valorizzazione del paesaggio e del patrimonio d’arte. E in una maniera tutta italiana che, stigmatizza Montanari, significa collettivizzazione delle perdite mentre i profitti vanno in tasca ai privati. «Le privatizzazioni in cui si fa solo l’interesse del privato sono un fenomeno globale. Joseph Stiglitz ne ha parlato per quanto riguarda gli Usa. Ma da noi non ci sono nemmeno le privatizzazioni in senso liberale, la retorica del privato copre una privatizzazione che va a discapito delle finanze pubbliche. Alla fine è sempre la mano pubblica a pagare». E mentre proliferano lobbies e clientele politiche nella valorizzazione dei beni culturali (nel libro Montanari non fa sconti a nessuno, da Civita di Letta a MetaMorfosi di Folena) rarissimi sono i veri mecenati.

Nel saggio Privati del patrimonio, di fatto, figurano solo l’esempio virtuoso di Packard a Ercolano e quello dell’imprenditore Yuzo Yagi, che ha dato un milione per il recupero della Piramide di Cestio a Roma. Con una avvertenza. «L’esempio di Packard non si può replicare – precisa Montanari – perché lui, per scelta, non chiede nulla in cambio e non usa il potere che il contratto gli dà. Altri, privi di questa sua visione delle cose, ne approfitterebbero e non andrebbe affatto bene». E poi aggiunge: «In realtà c’è un altro esempio positivo che non ho fatto a tempo a inserire nel libro, è quello del restauro del Battistero di Firenze». Che cosa è successo in questo caso? «Il sindaco Nardella in un soprassalto di decenza ha proibito di mettere le pubblicità sul Battistero da restaurare. L’Opera del Duomo ha fatto appello al “mecenatismo” degli imprenditori ma nessuno ha risposto. Il che – sottolinea Montanari – chiarisce bene la differenza fra sponsor e mecenate. In questa situazione di stallo l’Unicoop ha deciso di intervenire nonostante la forte presenza della Curia nell’Opera del Duomo. È nata così la prima campagna di mecenatismo popolare diffuso. La Coop, che ha un milione e duecento mila soci, invita i donatori nel Battistero restituendo ai cittadini sovranità attraverso la conoscenza. È un esempio di mecenatismo, senza paternalismo e senza alienazioni. Attraverso la diffusione dell’azionariato popolare. Come già succede in Inghilterra e in Francia, dove ogni anno con questo sistema raccolgono un miliardo di euro».

Il valore aggiunto di una piccola grande operazione come questa di Unicoop Firenze è anche quello di provare a riallacciare i rapporti tra periferia e centro storico, invitando chi esce solo per andare in “non luoghi” come i centri commerciali a interessarsi del patrimonio d’arte, che in Italia è anche e soprattutto patrimonio diffuso sul territorio. La perdita di un rapporto equilibrato fra periferie e campagna, il consumo di suolo, la speculazione edilizia, il proliferare di quartieri senza disegno urbano, la finanziarizzazione delle grandi opere: sono alcuni dei problemi analizzati da Paolo Berdini nel suo nuovo saggio Le città fallite (Donzelli). «Dopo vent’anni di urbanistica contrattata, un fiume di cemento e di asfalto si è riversato sul Paese» scrive l’urbanista denunciando la scomparsa del welfare urbano causato da «una criminale sudditanza alle dottrine economiche neoliberiste». Ma non solo. Anche Berdini, da attento osservatore delle trasformazioni del paesaggio italiano, vede un forte pericolo nell’idea di mettere a reddito il patrimonio d’arte avanzata dal premier Renzi e attuata da Franceschini. L’attacco renziano al prezioso lavoro di tutela che hanno sempre svolto le soprintendenze in Italia, dice l’urbanista, dovrebbe far scattare un campanello d’allarme. «Lo stesso ministro Franceschini sembra ignorare il grande ruolo che hanno avuto le soprintendenze di Stato, per esempio, nella costruzione della bellezza di città come la sua Ferrara». Allora da dove ripartire? Dalla difesa di presidi di tutela attivi sul territorio, dice Berdini, dalla difesa del Piano paesaggistico della Toscana, dal lavoro teorico di giuristi come Paolo Maddalena e storici dell’arte come Salvatore Settis che in libri come Paesaggio, costituzione, cemento (Einaudi, 2013) «ha enunciato il mancato raccordo tra tutela dei paesaggi e normativa urbanistica». E ora torna a svolgere più ampiamente quel discorso nel libro Il mondo salverà la bellezza? (Ponte alle Grazie), rovesciando la celebre frase de L’Idiota di Dostoevskij per cercare di risvegliare la coscienza civile del Paese.

«Commentando lo sfregio della Barcaccia in molti hanno parlato dei problemi di tifoserie, di rivalità fra nazioni – torna a dire Tomaso Montanari -, io penso che questa distruttività sia il segno che abbiamo perso qualcosa a livello profondo. Il patrimonio diffuso italiano è la cornice di una società democratica, le opere d’arte sono come delle sentinelle, la loro distruzione indica la distruzione di qualcosa di noi stessi. L’arte non ha a che fare con la nazionalità, ma con la nostra umanità». L’articolo 9 della Costituzione, del resto, «si spiega con l’articolo 3 là dove si dice che la Repubblica ha come ragione sociale il pieno sviluppo della persona umana. Il più bell’editoriale sulla Barcaccia – conclude Montanari – è di Staino: “Babbo gli olandesi non sanno che sono opere d’arte?” chiede la figlia a Bobo. E lui risponde: “Veramente siamo noi italiani che le consideriamo petrolio.

[social_link type=”twitter” url=”https://twitter.com/simonamaggiorel” target=”on” ][/social_link] @simonamaggiorel

Le cinque delle 13.00

Maltempo in Toscana, Umbria, Lazio e Marche. Due vittime

Forti raffiche di vento, pioggia e neve stanno colpendo gran parte d’Italia dalla scorsa notte. La zona con maggiori danni è quella della Toscana, dove il maltempo ha fatto una vittima nel comune di Borgo a Mozzano (Lucca): si tratta di un uomo di 41 anni travolto con la sua auto. Altra vittima nelle Marche, si tratta di una donna di Urbino schiacciata da un albero schiantato da fortissime raffiche di vento.

VISITE DI STATO
Renzi a Mosca, prima l’omaggio a Nemtsov poi l’incontro con Putin
Dopo la tappa di Kiev e il vertice con il presidente ucraino Petro Poroshenko, Matteo Renzi è a Mosca dove ha incontrato il premier Dimitri Medvedev e il presidente Vladimir Putin. “Il nostro dialogo politico è sempre molto attivo e sono felice di incontrarla a Mosca per parlare nel complesso dei nostri rapporti” così il Presidente russo ha accolto il premier italiano. “Lavoriamo insieme in vari settori: nell’energia, nei macchinari industriali, nello spazio e in molti altri ambiti”. Al centro del faccia a faccia col leader russo, i dossier internazionali: dalla crisi ucraina, a quella libica, fino al conflitto in Siria e la situazione in Medio Oriente.

GIUSTIZIA
Prescrizione, Alfano: Siamo vicinissimi all’intesa
Sarebbe vicina una soluzione sulla questione del ddl sulla prescrizione sul quale ieri la maggioranza si è divisa. “Ho parlato col ministro Boschi”, fa sapere il leader di Ncd Angelino Alfano, “siamo vicinissimi a un accordo, troveremo la quadra”. “Non siamo in un momento di spaccatura della maggioranza”, ha aggiunto.

CRONACA
Allarme bomba al Sole 24 Ore. Evacuato l’edificio
Poco dopo le 11 un anonimo ha chiamato il 112 e avrebbe detto: “Nel palazzo c’è una bomba”. Secondo i primi accertamenti la telefonata che segnalava l’arrivo della chiamata minatoria è stata fatta dal centralino del Sole 24 Ore al Numero Unico di Emergenza. A parlare, in un italiano non del tutto corretto, un uomo che ha detto soltanto: “Hanno messo bomba”. Il luogo dove si trova il servizio di telefonia non è nello stesso palazzo dove si trova la Redazione. I carabinieri e gli artificieri stanno ispezionando la sede del quotidiano economico.

LEGA NORD
Salvini vede Tosi: «Non siamo una caserma»
La partita tra il sindaco di Verona Flavio Tosi, il governatore Luca Zaia e Matteo Salvini non è ancora chiusa: «Penso che con Tosi un accordo di buon senso si troverà. Noi non siamo una caserma ognuno ha diverse sensibilità ma l’obiettivo è proseguire con l’esperienza di Luca Zaia», ha detto questa mattina il segretario della Lega Nord ospite della trasmissione Omnibus.

Freeletics.com vi fa tornare in forma in 15 settimane

Si chiama Freeletics e il nome è già tutto un programma. Una crasi fra libertà e atletica che lancia un messaggio immediato: essere in forma è alla portata di tutti. Erede fortunata di mille programmi di allenamento e dimagrimento via tv e web, l’app made in Germany, connessa al sito freeletics.com ha riscosso un successo enorme nel Nord Europa e ora sta sbarcando in Spagna, Francia e Italia.

Grafica accattivante e programma atletico sfiancante dai risultati assicurati (garantito!), mescolati con abbondante retorica motivazionale, questi gli ingredienti che hanno permesso agli sviluppatori di Freeletics di conquistare migliaia di fan, su facebook già 727,805. «Dai forma alla tua vita», «I sogni non funzionano da soli, finché non inizi a metterli in atto», e ancora: «Non bisogna essere grandi per iniziare, ma occorre iniziare per raggiungere la grandezza».

Dulcis in fundo fa capolino la dicotomia successo/fallimento: «L’unico responsabile del successo o del fallimento sei tu». A parte gli aforismi che vi faranno sentire un po’ un Rocky Balboa che si allena, la vera forza della piattaforma tedesca è data da un’analisi attenta dei bisogni e delle abitudini sociali del proprio pubblico in genere composto da persone con un reddito medio, desiderose di riprendere il controllo sulla propria vita, senza avere a disposizione molto tempo per farlo e nemmeno le risorse per pagare un personal trainer.

È così che, intorno all’idea di un corpo vissuto sia come limite che come lasciapassare, grazie a freeletics si sono costruite vere e proprie comunità di persone che si incontrano per allenarsi e motivarsi nel mondo reale e sui social network. Su youtube non mancano infatti le testimonianze. «Ero ingrassato, avevo perso il lavoro e mi sentivo come se il mondo intero ce l’avesse con me. Questa è la storia di come freeletics ha cambiato la mia intera vita» dice in un video Heiko, 28 anni al massimo, quasi 1 milione e 400mila visualizzazioni.

Chi ha provato il programma, 15 settimane intensissime, dice che funziona. Resta qualche dubbio che in questo caso valga davvero il motto mens sana in corpore sano.

[social_link type=”twitter” url=”https://twitter.com/GioGolightly” target=”on” ][/social_link] @GioGolightly

Le cinque delle 20.00

Maggioranza spaccata sulla prescrizione. Ministro Boschi: andiamo avanti

Approvata dalla commissione Giustizia della Camera la riformulazione dell’art.1 del testo di riforma della prescrizione che prevede l’allungamento, della metà dei termini, per i reati di corruzione. Il voto in Commissione conferma la spaccatura in seno alla maggioranza. Hanno infatti votato a favore, viene riferito, Pd, Sel e Sc. Mentre hanno votato contro Forza Italia e Area popolare (Ncd e Udc). Astenuto il M5S. Il testo arriverà in Aula il 16 marzo. «Stiamo lavorando, con il ministro Orlando, che ho sentito, con la presidente Ferranti e i membri della commissione. La maggioranza ha già individuato un’ipotesi di accordo». Così il ministro Maria Elena Boschi, interpellata alla Camera sulla spaccatura con Ap sulla prescrizione.

ANNI DI PIOMBO
Orlando: «Se Battisti sarà espulso cercheremo di estradarlo in Italia»
Dopo tanti anni c’è ora una possibilità che l’ex terrorista Cesare Battisti possa scontare la sua pena in un carcere italiano. Sul caso di Battisti «il ministero ha attivato tutti i canali diplomatici. Aspettiamo di capire le conseguenze di una sentenza che non è definitiva» e di sapere in che Paese sarà espulso ma «se il provvedimento sarà confermato, auspichiamo che consenta di dar luogo a una richiesta di estradizione, che abbiamo già fatto da tempo» ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando.

VENETO
Il presidente della Liga Veneta dà vita nuovo gruppo consiglio
Un nuovo gruppo è stato costituito nel Consiglio regionale del Veneto. A farne parte il presidente della Liga Veneta Luca Baggio, l’altro leghista Matteo Toscano e un consigliere del gruppo misto, Francesco Piccolo. «La deriva a destra di Salvini non mi piace. Sono con Tosi», ha spiegato Baggio. Il nuovo gruppo si chiamerà Impegno veneto. Per il sindaco di Padova Massimo Bitonci le decisioni prese lunedì dal ‘federale’ della Lega rispetto al Veneto inficiano la convocazione e la stessa validità del consiglio nazionale della Liga di domani sera.

GRECIA
Pronto il piano in 6 punti di Tsipras: 200 mln contro la povertà
Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha annunciato che sono pronte le sei proposte di riforma che lunedì prossimo presenterà all’Eurogruppo. Il piano secondo quanto scrivono questa mattina i media greci comprende la riforma del fisco, della pubblica amministrazione e misure per affrontare il cosiddetto il “trittico della povertà”: cibo, alloggio ed energia per le fasce più deboli.

MOSTRA
Al PAC di Milano “Stardust” di David Bailey
Il PAC di Milano ospita fino al 2 giugno un’esposizione con 300 scatti di uno dei più influenti fotografi al mondo. Tanti i volti iconici immortalati nella sua carriera, dalla regina Elisabetta e Andy Warhol, passando per Beatles e Rolling Stones.

Scuola, il chiodo fisso delle paritarie per il Pd

Nonostante il dietrofront sul decreto legge della Buona scuola, le detrazioni fiscali per le famiglie che inviano i propri figli alle scuole paritarie saranno contenute nel disegno di legge che sarà presentato al Consiglio dei ministri del 10 marzo.

Insomma, il governo va avanti come un treno sui binari pro scuole private. Si illudeva chi aveva pensato che forse Renzi si era fermato per rispetto delle tante voci contrarie.  Del resto, è lo stesso Pd che si muove su questa linea.

Prima la lettera dei 44 parlamentari (quasi tutti del Pd) scritta a l’Avvenire, con i cattorenziani in prima linea (Fioroni in primis) poi ci ha pensato Luigi Berlinguer, ex ministro della Pubblica Istruzione, a parlare del ruolo centrale di questi istituti. Coerentemente, visto che era stato proprio lui a sdoganare le scuole private riconoscendole come paritarie e quindi  da trattare alla pari anche a livello economico.

Stupisce che di fronte alle scuole pubbliche che crollano, di fronte agli oltre centomila precari da stabilizzare, di fronte alla disuguaglianza tra Nord e Sud Italia, di fronte alle cifre record della dispersione scolastica, quello delle scuole private continua ad essere il nodo centrale per il governo Renzi.

Forse perché le paritarie sono quasi tutte nell’orbita della Chiesa cattolica.

[social_link type=”twitter” url=”https://twitter.com/dona_Coccoli” target=”on” ][/social_link] @dona_Coccoli

Partecipazione è condividere i sogni e metterci insieme per realizzarli

A Ceglie Messapica, ventimila abitanti in provincia di Brindisi, tutto è cominciato con la merenda delle idee, una giornata di progettazione per la rigenerazione del quartiere periferico “A’bbasc a menele”.

«C’erano due aree diventate quasi delle discariche: senza una panchina, senza i cestini dei rifiuti… E di luoghi di ritrovo neanche a parlarne», racconta Melania Bigi (nella foto), fiorentina trapiantata nel comune pugliese con il pallino (e un lungo percorso di specializzazione) della partecipazione. «Con i miei colleghi dell’associazione ComunitAzione, grazie a un bando regionale, abbiamo proposto un percorso di ascolto e partecipazione per coinvolgere gli abitanti del quartiere intorno alle tematiche dei beni comuni: abbiamo ascoltato i loro sogni e assieme siamo passati alla fase della progettazione pratica».

Dai sogni dei singoli a quello comune, anche grazie alla Festa dei talenti, che ha chiamato a raccolta tutte le competenze disponibili, da quelle gastronomiche a quelle più tecniche. «Il piacere di stare insieme in strada ha riattivato energie e “qualità”», riprende l’architetta “facilitatrice”. «Così è bastato davvero poco tempo e poco denaro per riqualificare gli spazi con piante, fiori, percorsi calpestabili, giochi, panchine e gazebo.

Un “piccolo miracolo” che meritava una “celebrazione” adeguata, per usare i termini propri del metodo che abbiamo utilizzato, chiamato “oasis game”». Una festa-bilancio utile anche a pensare ai passi futuri e verificare l’efficacia del percorso di facilitazione. «Non si tratta soltanto di tecniche, ma di un ascolto profondo dei bisogni dei luoghi e delle persone, per costruire fiducia in se stessi e negli altri. Questa è la progettazione partecipata che provoca cambiamenti reali e duraturi».

Tra le sue esperienze formative, Melania vanta anche quella della “deep democracy”, che lavora sulle dinamiche di potere con il piglio dell’attivista nel sociale attento alla ricerca interiore. Melania Bigi sarà tra i formatori del ciclo di workshop “Semi di democrazia profonda”, sui temi della facilitazione e della comunicazione nei gruppi e nelle relazioni: il 3 e 4 marzo a Roma, dal 6 all’8 a Firenze, il 10 e 11 a Milano e dal 13 al 15 a Torino.

[social_link type=”twitter” url=”https://twitter.com/RaffaeleLupoli” target=”on” ][/social_link]  @RaffaeleLupoli

@Iddio #leftweet della settimana