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Sei cose da sapere su Trump e la amministrazione che entra in carica

epa05732767 US President-elect Donald J. Trump (R) and his campaign manager Kellyanne Conway (L) attend the Candlelight Dinner at Union Station, one day before Trump is sworn in as the 45th President of the United States in Washington, DC, USA, 19 January 2017. Trump won the 08 November 2016 election to become the next US President. EPA/CHRIS KLEPONIS / POOL

Ci siamo, oggi il circo di casa Barnum si trasferisce da midtown Manhattan, dove svetta la Trump Tower e dove dall’8 novembre in poi il presidente eletto ha riunito il suo staff, a Washington. Giuramento, parata, discorso, ballo inaugurale, un po’ di folla, ma niente a che vedere con quella di otto anni fa.

L’era composta di Obama volge al termine e comincia la, speriamo breve, scoppiettante era Trump. Il 71enne del Bronx, rampollo di una famiglia di costruttori, plurimaritato, immobiliarista senza scrupoli, padrone di Miss Universo e Miss Mondo per anni, l’amico delle celebrities più trash che sembra uscito da un film dei fratelli Vanzina degli anni ’80 e conduttore televisivo di reality ce l’ha fatta. Ci aveva pensato già più di una volta a diventare presidente, e ogni volta aveva fatto un passo indietro prima di cominciare. Era sempre stato una voce critica nei confronti della politica – con la quale ha però sempre intrattenuto ottimi rapporti – e negli anni di Obama ha accentuato i toni. Ad esempio alimentando le voci secondo le quali il presidente non sia americano. E grazie a una campagna aggressiva, populista, a toni esagerati e promesse roboanti è riuscito nell’impresa. Ora gli americani, che hanno votato più Hillary Clinton, ma che in alcuni Stati chiave e in crisi, grazie al voto bianco e disilluso di molti lavoratori gli hanno regalato la vittoria, se lo terranno per quattro anni. E noi con loro. Oggi intanto a Washington saranno più quelli che protestano che non i sostenitori. E ieri ci sono state manifestazione a New York e persino a Manila (di tutto quanto c’è in preparazione parliamo qui)
Con Trump e famiglia – che avrà un ruolo cruciale nella sua presidenza – sbarca a Washington un’amministrazione di destra, a tratti imbarazzante e piena di conflitti di interesse. Cosa ci sia da aspettarsi, quasi non lo sappiamo. Proviamo però a mettere in fila un po’ di cose capitate in questi mesi per farci un’idea.

Un’amministrazione di bianchi
Poche donne, pochi giovani, poche minoranze. E nessun ispanico. L’amministrazione Trump sembra uscita dagli anni ’70, quando a guidare il Paese c’erano ancora loro, i bianchi da soli. La figura qui sotto è una rappresentazione della composizione del Paese, degli incarichi assegnati da Trump e del suo elettorato: più dell’80% dei voti del presidente eletto sono bianchi e così i membri del suo gabinetto. Trentuno nomine, 5 donne, 3 membri di minoranze. Due delle donne sono anche membri di minoranze: l’indiana Nikki Halley, ex governatrice della South Carolina e Ellen Chao, che è moglie del capo della maggioranza in Senato, McConnell. L’unico afroamericano è Ben Carson, a cui Trump ha restituito il favore del sostegno. E c’è Sheena Verma, che non sarà un Segretario, ma gestira le assicurazioni mediche pubbliche.

Una amministrazione di miliardari in conflitto di interesse

Mai un governo mondiale ha contato tanti miliardari e milionari: almeno 5 i primi, molti di più i secondi. Non male per uno che prometteva di combattere i poteri forti e di “ripulire la palude”. I primi ad avere conflitti sono TheDonald e suo genero: non hanno intenzione di cedere i business di famiglia e quando lasceranno l’incarico, se quelle compagnie saranno cresciute, loro saranno più ricchi. Inutile dire che, specie in Paesi piccoli e corrotti, far costruire grattacieli può essere un buon modo per avere buoni rapporti con gli Stati Uniti. Esempio: il socio di affari di Trump nelle Filippine potrebbe essere nominato ambasciatore negli Usa dal presidente Duterte. Poi c’è, per fare un solo esempio, il Segretario di alla Salute, Tom Price, membro della camera dei rappresentanti che è stato beccato a comprare azioni di compagnie farmaceutiche favorite da leggi che si apprestava a far votare. Price comprava, proponeva la legge, le azioni salivano. Unico buon esempio, il Segretario di Stato Rex Tillerson, che ha ceduto ogni quota in Exxon.

Un’amministrazione di incompetenti

L’esempio clamoroso è Betsy DeVos, miliardari, moglie del fondatore della Amway, una multinazionale dei servizi e sorella del fondatore di Blackwater ( i famigerati contractors dell’Iraq di George W. Bush), la nominata al posto di Segretario all’educazione, non crede alla separazione tra chiesa è stato ed è un clamoroso esempio di inettitudine e ha mentito durante le audizioni di conferma in Senato. La fondazione della madre, di cui lei è stata vicepresidente per anni, ha donato milioni a campagna anti-gay, ma lei ha negato di essere mai stata nel consiglio di amministrazione. Incalzata dal senatore Al Franken sui metodi di valutazione degli studenti – non entriamo in particolari – non sapeva di cosa si stesse parlando. Richiesta se le armi dovessero essere bandite dalle scuole, risponde: «Magari in Montana ne hanno bisogno per difendersi dagli orsi». Che vuol dire no. Poi ci sono il Segretario all’energia Rick Perry, che quando si è candidato alle primarie aveva promesso di chiudere l’agenzia che guiderà e il direttore dell’agenzia dell’ambiente che da Procuratore dell’Oklahoma ha fatto causa all’amministrazione Obama per aver imposto limiti alle emissioni di gas serra.

Un’amministrazione in conflitto con le promesse del presidente
Tre esempi rapidi: il futuro capo della Cia, Mike Pompeo, ha detto che non si deve tornare alla tortura e al waterboarding (al contrario del presidente) e che si, i russi hanno cercato di influenzare le elezioni. Il capo del Pentagono, James “mad dog” Mattis, ha detto che la Russia è un nemico. Il Segretario al Tesoro ha detto che le sanzioni alla Russia vanno confermate. Il Segretario alla Sicurezza nazionale (il ministro degli Interni), Kelly, ha detto che il muro con il Messico non servirà a fermare gli ingressi di irregolari e confermato che la tortura non serve e non si deve usare. Sugli accordi internazionali: il Segretario di Stato Tillerson ha detto che quelli sul clima di Parigi non vanno gettati via e Mattis, parlando dell’accordo con l’Iran ha spiegato: «Gli Usa mantengono la parola data».
Un presidente poco presidenziale
Donald Trump ci ha abituati ad usare twitter per sparare ad alzo zero contro chi lo critica. Cnn e Washington Post sono produttori di fake news, le celebrities che non saranno all’inaugurazione non sono mai state invitate, Meryl Streep è un’attrice mediocre, Hillary Clinton una corrotta. Era così in campagna elettorale ed ha continuato dopo. Che succede da domani? Vedremo, ma i modi istitntivi di Trump rischiano di creare danni enormi. In un’intervista a FoxNews ha speigato che non smetterà di usare il suo account.
Un presidente che non conosce l’arte della diplomazia
A proposito di account twitter e reazioni non riflettute: nelle scorse settimane Trump ha chiamato il presidente di Taiwan, minacciato di superare la politica di “Una Cina” (quella popolare, con Taiwan che è amica, ma non riconosciuta ufficialmente come Paese), parlato a sproposito delle isole del Mar della Cina che Pechino rivendica. Un diplomatico di carriera ha spiegato: «La politica della “Una Cina” non è una delle politiche, è la politica». Come dire: se salta quella i rapporti con Pechino vanno gambe all’aria. Anche le promesse di rivedere gli accordi commerciali hanno lo stesso sapore. Ci sono cose che non si fanno. Se Washington deciderà di aprire un conflitto con Pechino potenzialmente epocale, deve farlo per delle ragioni, non perché al presidente correva l’uggio di parlare al telefono con la sua omologa a Taiwan.  Stessa cosa si dica per la promessa di spostare l’ambasciata Usa in Israele a Gerusalemme. Una provocazione inutile che getterebbe benzian sul fuoco in una regione già in fiamme.
A questo elenco potremmo aggiungere: la nomina di Steve Bannon, campione dell’estrema destra e dialogatore con la destra populista europea, a stratega in capo e i rapporti pessimi con molte figure importanti del suo partito – determinante per far avanzare le idee di Trump in Congresso. Tanto per scegliere altri due argomenti di cui preoccuparsi. Ma forse, per il primo giorno basta così.

Ma i responsabili non si possono fare scudo con i volontari

epa05731241 A handout picture provided by the Italian National Alpine Cliff and Cave Rescue Corps (CNAS) shows rescue operations at hotel Rigopiano after it was hit by an avalanche in Farindola (Pescara), Abruzzo region, early 19 January 2017. According to an Italian mountain rescue team, several people have been killed in an avalanche that has hit a hotel near the Gran Sasso mountain in Abruzzo region. Authorities believe that the avalanche was apparently triggered by a series of earthquakes in central Italy on 18 January. EPA/ITALIAN MOUNTAIN RESCUE/CNAS HANDOUT BEST QUALITY AVAILABLE HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

Le solite due foto. Contrapposte. E il solito trucchetto di mostrarle insieme per lenire la rabbia e nascondere le responsabilità. Ci sono i volontari, gli uomini dei Vigli del Fuoco, le Forze dell’Ordine, la Protezione Civile, i cittadini e tutti gli altri che che come sempre mostrano il lato migliore del cuore di questo Paese, strenui contro la difficoltà e solidali fino al limite delle loro forze. Dall’altra parte c’è la politica che consegna oggi (oggi!) i moduli abitativi ad Amatrice, che lascia a terra gli elicotteri della Forestale per un pasticcio burocratico e che non ha mantenuto le promesse.

Basta leggere i quotidiani di oggi (anche i più moderati e allineati) per scoprire una sequela di errori e sottovalutazioni, le solite promesse mancate, gli annunci non rispettati e la storica leggerezza sulla prevenzione. L’elenco è lunghissimo e indecente.

Qual è il gioco? Che, al solito, la politica manda in avanscoperta gli eroi pretendendo una normalizzazione in nome della solidarietà. Così ieri è stato tutto un invito alla moderazione come se gli uomini con le mani sporche di neve abbiano davvero qualcosa a che vedere con gli imbonitori lì sopra. Ci dicono che per difendersi dagli sciacalli bisogna tenere gli occhi puntati su quelli che scavano e intanto stanno sciacallando anche loro facendosene scudo. Fingendo di non sapere che tra la gente, anche quella appena appena informata, l’indignazione non c’entra niente con chi si sta sporcando le mani ma sia rivolta a una classe dirigente che, ancora, non è all’altezza.

Un Paese che funziona non si affida agli eroi. Dai su, basta prenderci in giro.

Buon venerdì.

Su

TUTTE LE VIGNETTE

Vaccini gratis in Italia. Via libera al piano nazionale 2017-2019

6 years old girl receiving a vaccination.

Via libera alla somministrazione gratuita ai bambini dei vaccini contro il meningococco B (per i bambini) e C (per gli adolescenti), per la varicella, il rotavirus e l’epatite A. Inoltre , dopo la campagna di vacci anti Hpv alle femmine dodicenni , il vaccino contro il papilloma virus  viene esteso agli adolescenti maschi e ai  sessantacinquenni i vaccini contro pneumococco ed Herpes Zoster.

Dopo gli 800 milioni stanziati per i Livelli essenziali di assistenza (Lea) nella legge di Stabilità 2016 ,  e il sì unanime delle Regioni, arriva la ratifica della Conferenza Stato Regioni.

Previsti anche i finanziamenti al Piano nazionale  della prevenzione vaccinale (qui il pdf scaribile del Paino): si parla di 100 milioni di euro per il 2017, 127 milioni per l’anno successivo e 186 milioni per il 2019.

Fra gli obiettivi del Piano vaccini 2017-2019, oltre al mantenimento dello stato polio-free,  c’è quello che in tempi rapidi l’Italia diventi un Paese morbillo-free e rosolia-free.  Fatto per nulla secondario. Come spiega il medico Roberto Burioni nel libro Il Vaccino non è un’opinione (Mondadori) tracciando un efficace quadro di storia della medicina riguardo ai vaccini e smontando ad uno ad uno i pregiudizi. Prendiamo per esempio il caso della rosolia, che crea problemi gravissimi alle donne in stato interessante: se il virus infetta il feto nell’utero, può determinare  gravi danni al nascituro.

«In Olanda nel 2005 ci sono stati 387 casi di persone che sono state vittime di un’epidemia di rosolia arrivata dall’estero», ricostruisce il professor Burioni.  Si trattava di persone non vaccinate.  Fra questi tredici donne in gravidanza. Purtroppo gli effetti sono stati devastanti. «Due feti sono morti in utero, gli altri undici bambini sono nati sordi in maniera irreversibile, con gravissime lesioni congenite e alcuni di loro con un notevole ritardo mentale», dichiara il professore ordinario di microbiologia e virologia dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Il problema è che anche in un Paese avanzato come l’Olanda che ha una copertura vaccinale del 95 per cento, c’è una comunità religiosa protestante che rifiuta le vaccinazioni  «ed è facile da tracciare, visto che tutti i membri votano da sempre per il Partito politico riformato», una formazione politica d’impronta calvinista. «Possiamo affemare con sicurezza – conclude Burioni – che il vaccino le avrebbe difese con efficacia, in quanto nella popolazione immunizzata il virus non è riuscito a penetrare, rimanendo confinato all’interno della comunità fondamentalista».  Le vaccinazioni  non servono solo a proteggere le persone che l’hanno fatte ma  come sostiene l’immunologo Alberto Mantovani hanno anche una funzione di protezione sociale dei soggetti più fragili e più esposti, che non si possono vaccinare perché affetti da gravi patologie.

Anche per questo il Piano nazionale vaccini che, dice il ministro della Salute Lorenzin, sarà attivo entro poche settimane, prevede un monitoraggio riguardo alla sua piena applicazione e  possibili sanzioni disciplinari o contrattuali per i medici che non ottemperino alle indicazioni, sanzioni che saranno decise nello specifico dopo audizioni con ordini professionali e sindacati.

 

 

 

Eutanasia ma non solo. Le leggi “civili” che ancora non abbiamo

Bisogna ringraziarlo Fabiano Antoniani, trentanovenne che dal 2014, in seguito a un incidente automobilistico, è tetraplegico e cieco. Bisogna dirgli grazie per aver preso in prestito la voce della sua compagna e aver registrato un messaggio diretto a Sergio Mattarella, chiedendo al presidente della Repubblica di sollecitare il parlamento su una legge sull’eutanasia.

Va ringraziato perché è una battaglia giusta, per noi di Left, quella di Antoniani – o meglio di Dj Fabo, come si racconta nel video – ma anche perché ci dà l’occasione di fare il punto e notare che insieme alla legge sul fine vita (che, peraltro, non è affatto detto sarebbe la legge auspicata dall’associazione Coscioni) in Italia di leggi “civili” ne mancano moltissime e di ragioni per sperare che qualcosa cambi rapidamente non ce ne sono poi molte. Anzi. È ottimista, si può dire, Marco Cappato.

Il prossimo 30 gennaio, infatti, la Camera discuterà il testo di legge sul testamento biologico, a tre anni dal deposito della proposta di legge di iniziativa popolare Eutanasia Legale da parte dell’Associazione Luca Coscioni. Ma non bisogna illudersi. Questo Parlamento – e soprattutto questa maggioranza – sembra volersi accontentare delle Unioni civili: di più o altro non si farà. Bastano le unioni civili, monche come sono arrivate al traguardo; bastano le unioni (benedette, per carità) perfette per la campagna elettorale che verrà, già trascinate persino in quella referendaria («se non ci fosse stato il Senato avremmo avuto la stepchild», hanno detto dal Pd, dimenticando che le resistenze erano nello stesso Pd), e citate non per nulla da Matteo Renzi anche nell’ultima intervista a Repubblica, rivendicate in continuazione dai dem.

Che sorvolano, però, ad esempio, sulla promessa fatta proprio nei giorni dell’approvazione della legge sulle unioni, quando si diceva che si sarebbe messo mano alla legge sulle adozioni, in tempi brevi, introducendo quella per single, se non proprio (sia mai) direttamente lì quella per le coppie omogenitoriali.

È un esempio, una legge che non c’è e che, probabilmente, ancora per questa legislatura, almeno, non ci sarà. Ma l’elenco è lungo, con proposte di legge depositate, incardinate ma ferme in una commissione o imboscate da qualche parte a Montecitorio o al Senato.

Sono leggi piccole e grandi. Spesso senza particolari costi, altre volte avrebbero addirittura un ritorno immediato. Su Left avremo modo di fare un punto approfondito ma, per dire, dal Senato ci dicono che difficilmente si approverà la legge sul cognome materno – tra quelle a costo zero – che era stata approvata dalla Camera e data (dai giornali e dai dem, sull’entusiasmo) per fatta. Restando in tema di genitori, molto ancora ci sarebbe da fare sui congedi di paternità, come noto (ve lo abbiamo raccontato nel numero del 17 dicembre). La deputata del Pd Titti Di Salvo (che con un suo emendamento ha rifinanziato i due giorni per ora previsti, aumentandoli a quattro nel 2018) ci dice però che è stato già fin troppo complicato trovare quei soldi, e che sarà semmai il prossimo parlamento a riprendere la proposta di legge (10 giorni di congedo di paternità) depositata da lei alla Camera e da Valeria Fedeli al Senato.

Di conquiste civili ce ne sarebbero da fare sui più disparati temi – solo che non tutti, ovviamente, le ritengono conquiste. È il caso dell’eutanasia ma anche del codice identificativo per le forze dell’ordine. Ci sarebbe da mandare definitivamente in pensione la legge 40, riformata dalla Corte costituzionale e dai tribunali ma ancora lì, con tutte le sue limitazioni sulla fecondazione assistita e sul destino degli embrioni (che non possono andare, se inutilizzati, ad esempio, alla ricerca). Nei nuovi Lea c’è la fecondazione eterologa, ma non si è poi trovato (né cercato) il modo di incentivare la donazione degli ovuli.

Di gestazione per altri (la maternità surrogata), poi, non ne parliamo nemmeno. Questa legislatura non sarà quella buona per la cannabis legale (nonostante una proposta presentata da un foltissimo intergruppo), d’altronde, quindi figurarsi.

Le foto del maltempo che sta paralizzando l’Italia e il mondo

Gondole a Orseolo, Venezia. © (Awakening/Getty Images)

Srinagar, Kashmir, è stata tagliata fuori dal resto del paese, dalla pesante nevicata che in seguito alla quale è stata chiusa al traffico la strada statale 294 Jammu-Srinagar, l’unico collegamento stradale tra il Kashmir e il resto del country

Una strada del centro di Corte in Corsica

La strada principale per Montereale in provincia de L’Aquila, Abruzzo

Gondole a Orseolo, Venezia

Mouthe, anche soprannominato la ‘Piccola Siberia’, è nota come la città più fredda in Francia

Abitanti del Kashmir trasportano contenitori di acqua potabile lungo un percorso coperto di neve, alla periferia di Srinagar

Alta marea a Walton-on-the-Naze, nel sud-est dell’Inghilterra

La riva del lago a Redbrook vicino al villaggio di Marsden nel nord dell’Inghilterra

Belgrado, un pasto caldo ricevuto dai volontari e mangiato fuori dei magazzini abbandonati utilizzati come rifugio di fortuna dai rifugiati

Un canale innevato, vicino alla città di Corinto, Grecia

Un rifugiato siriano all’ingresso della sua casa a Küçükpazar quartiere vicino Sultanahmet, Istanbul

Sammichele di Bari, Puglia

Central Park, New York

Lago a Srinagar, Kashmir

Barche a remi bloccate nel ghiaccio delle acque costiere di Jiaozhou Bay a Qingdao nella provincia orientale cinese di Shandong

Un ponte del lago Eibsee vicino al villaggio bavarese di Garmisch-Partenkirchen, Germania meridionale

Stazioni ferroviariA Yaroslavsky, Mosca, Russia

Otto anni di Obama negli scatti foto del fotografo ufficiale della Casa Bianca

7 marzo 2015 L'anniversario della marcia di Selma, Alabama

Per otto anni Pete Souza, qui sotto, ha seguito ogni passo di Barack Obama e ne ha fotografato la presidenza. Abbiamo raccolto una serie di foto dal suo account Flickr. Alcune sono molto belle

Prima del ballo inaugurale

 

Con Bo, il cane della Casa Bianca

29 gennaio 2010, riunione nello studio ovale

La salita al Cristo redentore di Rio de Janeiro

Sull’autobus dove sedette Rosa Parks

In visita alle popolazioni colpite dall’uragano Sandy in New Jersey

Giugno 2014 Con Putin dopo l’anniversario del 70esimo dello sbarco in Normandia

Aprile 2014, il commento di Obama: «Le due coppie di orecchie più famose di Washington

7 marzo 2015 L’anniversario della marcia di Selma, Alabama

Con gli attori di Hamilton

Con la squadra di calcio femminile degli US, campione del mondo 2015

Obama non ha mai smesso di giocare a basket

A Londra con George, il nipote di Elisabetta II

Con Bill Murray, primo tifoso dei Chicago Cubs, che quest’anno hanno vinto le World Series di Baseball

Michelle Obama con Ellen De Generes, più famosa conduttrice Tv d’America

Dopo l’elezione di Tajani, i socialdemocratici si spostano a sinistra

European Transport Commissioner, Italian Antonio Tajani gives a news conference on European Union's satellite navigation system, Galileo at the EU Commission headquarters in Brussels, Belgium, 07 January 2010. ANSA/OLIVIER HOSLET

Secondo un’analisi del giornalista Sarantis Michalopoulos, pubblicata su Euractiv, l’elezione di Antonio Tajani alla presidenza del Parlamento europeo, potrebbe portare a un riavvicinamento del Gruppo dei socialisti e democratici europei (S&D) al fronte progressista della Sinistra unitaria europea e della Sinistra verde nordica (Gue/Ngl).

Del resto, il candidato alla presidenza del Parlamento del Gruppo del S&D, Gianni Pittella, aveva già annunciato, prima del voto, la fine della “grande coalizione” con il Gruppo del partito popolare europeo (Ppe). E la sfida delineatasi tra Pittella e Tajani ne è stata una diretta conseguenza.

Michalopoulos ha raccolto alcuni commenti dei deputati europei dell’area socialdemocratica. Secondo questi «la partenza di Martin Schulz ha sollevato la maggioranza dei parlamentari S&D, in quanto permette un percorso di “auto-determinazione” politica». Secondo l’analisi di Michalopoulos, il percorso di avvicinamento del S&D al Gue/Ngl sarebbe in realtà già iniziato in autunno e sarebbe una conseguenza della crescita di consensi della destra radicale in Europa.

Le stesse fonti socialdemocratiche di cui sopra (che però rimangono anonime), avrebbero spiegato che, a livello europeo, «è iniziata una fase nuova, guidata da una coalizione tra popolari e conservatori […] Sebbene non sia nostra intenzione bloccare il processo legislativo, dobbiamo prima confrontarci con le forze progressiste nel Parlamento».

Allo stesso tempo, l’area socialdemocratica sta puntando il dito contro il leader del Gruppo del partito europeo dei liberali, democratici e riformatori (Alde), Guy Verhofstadt, il quale sarebbe responsabile del «viraggio vero destra del Parlamento europeo».

Ma il Gue/Ngl è veramente disponibile a un’alleanza programmatica con il S&D? Difficile crederlo dopo anni di scontri su temi fondamentali. Michalopoulos stesso scrive che «dipenderà molto dalla capacità dei due gruppi di trovare un terreno d’incontro su temi come il Ceta», per esempio.

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il cinema di Andrej Tarkovskij nello spazio dei sogni

Tarkovskj, Stalker

Un bambino innaffia una pianta rinsecchita. Nonostante sembri ormai andata, il bimbo continua a darle acqua. Un gesto bello ma del tutto inutile sul piano pratico. È una scena di Tarkovskij e una splendida metafora dell’arte che non serve, materialmente, a niente, ma è linfa vitale per la nostra vita interiore.  Come il regista stesso ha scritto in Scolpire il tempo, un libro in cui  parlava del senso più profondo del fare arte e che ora torna in libreria in una nuova edizione curata dal figlio del regista, che come lui si chiama Andrej e che da anni si occupa dell’Istituto Tarkovskij di Firenze dove sono costuditi cinquemila documenti  (compresi i diari scritti a mano dal regista russo), settemila fotografie, e moltissimo materiale video. Una straordinaria miniera per chi voglia studiare l’opera di Andrej Trakovskij. Una restrospettiva nello Spazio Alfieri invita a riscoprirla, dal 26 al 29 gennaio. Giovedì 19 gennaio, intanto, allInstitut Français di Firenze viene presentato Andrej Tarkovskij, il ricordo, un omaggio al regista realizzato da Andrej A. Tarkovskij  realizzato nel 1990, ma praticamente inedito.  Sarà Charles H. de Brantes, direttore de l’Institut International Tarkovskiij di Parigi a presentarlo alle 18, prima del concerto su poesie di Arsenij e Andrej Tarkovskij, Un bianco, bianco giorno, interpretato dal vivo da Stefano Maurizi al pianoforte e da Consuelo Ciai, come voce recitante.

Andrej Tarkovskij

Proprio Firenze  fu la città  che il regista russo scelse come luogo di esilio dopo che  nel corso degli anni Settanta arrivò alla dolorosa decisione di lasciare l’Unione Sovietica. Con lui c’era la moglie Lara mentre il figlio, Andrej rimase a Mosca, in ostaggio. Ebbe il permesso di uscire  dall’Urss solo a 16 anni per andare a trovare il padre che a 54 anni stava morendo di cancro in in ospedale a Parigi. 

In Italia  Andrej Tarkovskij strinse amicizia con  lo sceneggiatore e regista Tonino Guerra, con il quale condivideva un’idea di cinema evocativo e poetico. Mentre l’arte e i paesaggi della Toscana non furono solo uno sfondo, ma diventarono presenza viva in film come Nostalghia  (1983) girato nelle antiche terme di Bagno Vagnoni,  nell’abbazia scoperchiata di San Galgano, nelle terre di Piero della Francesca ad Arezzo, con una indimenticabile scena in cui Domiziana Giordano compare a Monterchi, di fronte alla Madonna del parto. 

Domiziana Giordano in Nostalghia

La pittura è sempre stata una passione del regista, che al più grande pittore di icone russe Andrej Rublev (1966) dedicò un film bellissimo, che si presentava anch’esso come riflessione sul senso più profondo dell’arte.  Quando lo girò Andrej Tarkovskij aveva solo 33 anni. Lavorò alla sceneggiatura insieme ad Andrej Michalkov-Konchalovskij ma il film fu osteggiato dalla burocrazia russa e non riuscì a circolare. Fu  distribuito in Occidente solo anni dopo.  Lo si potrà rivedere su grande schermo a Firenze grazie a questa preziosa rassegna nello Spazio Alfieri, storico spazio del cinema d’autore.  Verrà riproposto, fra molti altri capolavori di Tarkovskij , insieme al coraggioso L’infanzia di Ivan, (1962) che sfidava i dogmi del realismo socialista imperante allora in Unione Sovietica.

Tarkovskij Solaris

Ma da non perdere  anche il fantascientifico Stalker, uno dei film più potenti e visionari di Tarkovskij., l’autobiografico Lo spcchio e il film testamento Il sacrificio (1986) che Tarkovskij girò in Svezia, nella terra di Ingmar Bergman che gli dedicò parole bellissime nel libro Lanterna Magica: «Quando il film non è un documento, è un sogno. Per questo Tarkovskij è il più grande di tutti. Lui si muove con assoluta sicurezza nello spazio dei sogni, lui non spiega e, del resto, cosa dovrebbe spiegare? È un osservatore che è riuscito a rappresentare le sue visioni facendo uso del più pesante e del più duttile dei media. Per tutta la mia vita ho bussato alla porta di quegli spazi in cui lui si muove con tanta sicurezza».

Tarkovkij Sacrificio