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Il fascista Bolsonaro ha preso il potere in Brasile. Il neo presidente (che si dichiara a favore della tortura e dice che Pinochet avrebbe dovuto uccidere più persone) ha subito ringraziato Matteo Salvini per il sostegno. Del resto il ministro dell’Interno, si sa, è sodale di una intera pletora di leader di ultra destra, a cominciare da Marine Le Pen (leader del Front national che nel simbolo evoca la fiamma tricolore del Movimento sociale italiano di Rauti).

Salvini ama citare Mussolini («tanti nemici tanto onore») così come il motto dannunziano e fiumano «me ne frego», già diffuso tra gli Arditi durante la prima guerra mondiale e poi diventato storico slogan squadrista. «Nazismo e fascismo erano figli dell’immane carnaio della prima guerra mondiale, tragico esito delle tensioni accumulatesi nel sempre più esasperato approdo nazionalista della costruzione degli Stati nazionali, degli irredentismi, della competizione coloniale, fino alla sacralizzazione della guerra e dei caduti, del milite ignoto e dell’altare della patria», ha scritto lo storico Massimo Firpo.

Senza approfondimento, da figlio delle tv di Berlusconi, Matteo Salvini è un “campione” di citazionismo postmoderno e, con indifferenza, passa dal revival degli agghiaccianti motti del ventennio alla rivendicazione dei caduti della Grande guerra.

In nome di Dio, patria e famiglia.

Lo ha fatto da ministro dell’Interno e da vice presidente del Consiglio all’ultimo raduno di Pontida. E l’aveva già fatto all’indomani della vittoria del nazionalista xenofobo Victor Orbán alle politiche in Ungheria. Con un rapido cambio di casacca, rispetto alla sua originaria fede federalista e padana, il legista Salvini ha voluto dare un preciso messaggio politico andando al sacrario militare di Redipuglia, «per rivolgere una preghiera per i ragazzi che sono caduti durante la Prima guerra mondiale per difendere i confini e il futuro dei loro figli». La celebrazione in chiave patriottica e nazionalista della Prima guerra mondiale è da sempre un tratto identitario di CasaPound. Il Primato nazionale riporta fieramente recenti parole di Salvini: «Quest’anno ricorre il centenario della Prima guerra mondiale dove molti nostri nonni morirono sul Piave per difendere i confini perché dicevano “non passa lo straniero!”. Adesso non solo passa lo straniero, ma lo andiamo a prendere a casa sua. Io sarò all’antica ma se i confini dell’Italia hanno un senso io l’esercito lo uso per difenderli».

Il messaggio è chiaro, la manipolazione della storia lo è altrettanto. Della Prima guerra mondiale non interessa tanto l’ecatombe di poveri fanti, mandati a morire sul fronte. Conta il mito delle pistolettate, dell’azione brutale. D’accordo con Di Maio, Salvini scava trincee contro i migranti, erge muri contro chi è più indifeso e vulnerabile. Si attacca al campanile e si trincera in un sovranismo autoritario che, lungi dal proporre una riforma dell’Unione europea in senso democratico, diventa chiusura autarchica e antistorica. I patrioti di CasaPound ringraziano e con loro altri gruppi eversivi di destra. Si sono apertamente dichiarati seguaci di Salvini e Di Maio i militanti di formazioni di ultra destra che, inneggiando a Mussolini e al nazifascismo, sono andati in pellegrinaggio a Predappio (dove storici vicini al Pd come Marcello Flores hanno pensato bene di musealizzare la casa del fascio a Predappio invece di costruire un museo dell’antifascismo).

Legittimati e sdoganati dagli intendimenti di Salvini («radere al suolo i campi rom») e da provvedimenti xenofobi e repressivi del governo giallonero (decreto sicurezza e immigrazione, legittima difesa, ventilato taglio pensioni per gli ebrei vittime delle leggi razziali), esponenti di formazioni neofasciste si lanciano in aggressioni a mano armata e azioni squadriste. Pensiamo alla strage tentata da Traini a Macerata. Ma pensiamo anche a quel che è accaduto il 21 settembre a Bari quando un manipolo di CasaPound ha attaccato con mazze e tirapugni pacifici antirazzisti, tra cui alcune donne, che rientravano da una manifestazione contro Salvini. Per fermare questa inaccettabile onda nera, per denunciare la pericolosa deriva nazionalista e fascista che stiamo vivendo sotto il governo giallonero il 10 novembre noi di Left saremo in piazza a Roma. Insieme a moltissimi altri (vedi l’intervento di Stefano Bleggi di Melting Pot Europa) pretendiamo che sia contrastata e condannata l’apologia del fascismo che nell’ordinamento giuridico italiano, è un reato.

Pretendiamo la messa al bando di tutte le formazione neofasciste. Le leggi ci sono e vanno applicate. L’eurodeputata Eleonora Forenza (Gue/Ngl), con altre due deputate, Ana Miranda (Verts/Ale) e Soraya Post (S&D), ha proposto una risoluzione che condanna le violenze neofasciste e promuove la messa al bando delle organizzazioni neo fasciste e neo naziste. Con 355 voti a favore, 90 contrari e 55 astenuti il 25 ottobre è stata approvata dal Parlamento europeo. Le donne che durante la Prima guerra mondiale erano costrette a tacere e a cucire divise per mariti, padri, figli, le donne che Mussolini voleva ridurre a macchine da guerra nel dare figli alla patria, tornano a farsi partigiane, invitando tutti a uscire dal silenzio.

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola dal 2 novembre 2018


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