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Un’alta copertura vaccinale contro l’influenza di stagione – non solo tra le persone anziane ma anche tra i più piccoli da sei mesi in su – avrebbe ricadute positive in generale sulle diagnosi e l’isolamento dei casi Covid. E ne beneficerebbe la sicurezza in classe

L’influenza è una malattia virale, stagionale e nel nostro emisfero si presenta in autunno-inverno. Come ogni virus la sua trasmissione è facilitata da condizioni di affollamento. Quest’anno è noto a tutti che dovremo affrontare non solo l’influenza ma anche il Covid-19. Due patologie che danno una sintomatologia respiratoria del tutto simile (febbre, tosse, rinorrea, faringodinia, disturbi gastroenterici). È quindi impossibile distinguerle clinicamente. Poiché il vaccino per il Covid-19 è in fase di studio e non sarà disponibile nell’immediato, è necessario vaccinare per l’influenza gran parte della popolazione a partire dai più piccoli (0-5 anni), che rappresentano un elevato serbatoio di diffusione della malattia. Un bambino si ammala dieci volte di più di un anziano, e cinque volte di più rispetto ad un adulto.

Le coperture vaccinali dovranno raggiungere la soglia del 75-95% per ridurre la circolazione del virus. Si avrebbe così un doppio vantaggio, proteggere gran parte della popolazione, in particolare gli anziani, a maggior rischio di complicanze e di letalità, e a fronte di una sintomatologia respiratoria orientarsi più facilmente su una eventuale diagnosi di Covid. 

Il vaccino anti-influenzale si ottiene con un procedimento di inattivazione del virus naturale, è quindi un vaccino sicuro. Gli antigeni di superficie del virus influenzale vanno incontro a cambiamenti continui. Alcuni sono minimi, infatti la popolazione continua a mantenere una parziale immunità conferita dai virus degli anni precedenti. Altre volte, invece, le mutazioni sono tali che trovano la popolazione immunologicamente impreparata; possono anche emergere ceppi di virus più virulenti. Questo è il motivo per cui ogni anno l’Oms stabilisce le nuove caratteristiche del vaccino che dovrà essere utilizzato a livello mondiale.

La copertura vaccinale estesa a tutta l’infanzia, dai sei mesi di vita e non solo alle categorie a rischio, garantirebbe la…

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L’autrice: Silva Stella, pediatra e psicologo clinico, è responsabile medicina preventiva età evolutiva Asl Roma 6

L’articolo prosegue su Left del 4-10 settembre

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