La Festa della Resistenza, al Mattatoio a Roma dal 23 al 26 aprile, cade in un momento particolare: nel 2026 si festeggiano gli 80 anni dell’Assemblea costituente. E in difesa della Costituzione si sono mossi più di 14 milioni di italiani che hanno votato no alla riforma della giustizia Nordio. I giovani sono stati i veri protagonisti della vittoria del no al referendum di marzo. «Sì, questa festa assume un significato particolare che ci ricorda una cosa semplice, che la Resistenza, la Repubblica e la Costituzione sono cose da giovani”, commenta l’assessore alla Cultura di Roma Capitale Massimiliano Smeriglio, ricordando che i partigiani che si impegnarono 80 anni erano perlopiù ragazzi di 23-24 anni.
Assessore Smeriglio in questi giorni vediamo sfilare nella Capitale immagini di Lina Merlin, di Maria Agamben, Nilde Iotti e Teresa Noce, rappresentate da illustratori quando erano nel pieno del loro impegno, giovanissime. Immagini diverse da quelle più istituzionali a cui siamo abituati.
Volevamo trasmettere questo elemento di freschezza e di lotta che ha caratterizzato quella generazione e che, in altro modo, ritroviamo anche negli ultimi due anni nelle mobilitazioni contro la guerra, nelle mobilitazioni a favore del popolo palestinese, contro il massacro e la tragedia di Gaza e della West Bank, che hanno visto una grande partecipazione di giovani.
I ragazzi sono stati i primi a mobilitarsi.
Sono stati loro a mobilitarsi per primi, ma più in generale mi sentirei di dire che le persone non sono state distratte. Invece talora è distratta la politica, che non riesce a costruire una offerta partecipata, aperta, attraversabile. Dobbiamo riconnetterci con lo spirito della Costituente che ha molto da insegnarci.
L’idea è anche quella di ripartire dalle 21 madri costituenti nell’anno in cui si festeggia la conquista del voto delle donne?
Abbiamo voluto dare valore alle 21 madri, ma anche a qualche padre facendo degli spazi del Mattatoio, nel quartiere di Testaccio a Roma, una cittadella della Resistenza. L’Italia ha avuto una maturazione da Stato nazionale piuttosto lenta. Sotto questo riguardo è stat tra gli ultimi d’Europa: è un Paese che ha scoperto il suffragio universale maschile piuttosto tardi all’indomani della Prima guerra mondiale, e poi c’è voluta un’altra guerra mondiale per riconoscere il suffragio universale a uomini e donne. Una conquista in cui hanno giocato un ruolo decisivo le donne, che sono state protagoniste della guerra di liberazione nazionale: ci sono state donne che hanno esplicitamente combattuto nei gap piuttosto che nelle brigate Garibaldi, Matteotti, Rosselli. E anche donne che hanno svolto altri lavori non meno importanti di agitazione sociale e popolare, che hanno guidato gli assalti ai forni, che hanno dato vita a forme di organizzazione sui luoghi di lavoro e nei gruppi di autodifesa femminile. Insomma il nostro è un riconoscimento dovuto ed esplicito al protagonismo delle donne che hanno svolto un ruolo decisivo già 80 anni fa e durante la guerra di liberazione e i lunghi mesi di occupazione nazifascista.
Un omaggio alle donne e alla scelta della costruzione della pace contro le logiche di guerra, contro la legge del più forte che tornano a imperversare oggi?
Vogliamo renderlo anche visivo. In questa grande area a Testaccio gestita da una fondazione pubblica, Comune di Roma e Università Roma Tre siamo al lavoro per attrezzare molte aree, allestire palchi e sale. Anche in questo caso saranno dedicate ad alcune figure centrali della costruzione repubblicana da Tina Anselmi a Nilde Iotti, da Lina Merlin a Teresa Noce, ma anche Piero Calamandrei e Sandro Pertini. Alle spalle del palco centrale campeggerà un grande striscione che riporta il nucleo centrale dell’articolo 11 della Costituzione: l’Italia ripudia la guerra. Posizioniamo la festa della Resistenza certamente nel solco della memoria storica, della memoria partigiana, ma anche con uno sguardo al contesto mondiale attuale, un contesto brutale, spaventoso e di guerra.
Testaccio è uno dei luoghi della memoria partigiana romana ma anche nazionale. A Porta San Paolo, già all’indomani della resa dell’8 settembre, ci furono le prime insurrezioni popolari contro i nazifascisti.
Sì potremmo dire che la Resistenza torna a casa perché la Resistenza italiana nasce all’indomani dell’8 settembre in cui il re fellone scappa insieme ai vertici dello Stato maggiore militare, lasciando un pezzo importante dell’esercito senza ordini. Il popolo insorse, gli operai, gli artigiani di Testaccio, dell’Ostiense, di Garbatella, di San Saba cercarono di difendere Roma dai nazifascisti, vogliamo è rendere omaggio alla parte migliore della nostra storia.
Una pagina importante della resistenza come l’azione di via Rasella viena ancora negata da esponenti di governo. Ricordiamo le parole della seconda carica dello Stato, il presidente del Senato La Russa quando ebbe a dire che a via Rasella erano stati uccisi anziani musici, invece che SS, quali erano. Ed è incredibile che il processo al gappista Bentivegna si è concluso nel ’99, che ci siano voluti così tanti anni. Metterete una targa a via Rasella che dice la verità storica e giuridica?
È ciò che stiamo facendo per ribadire ciò che è emerso dalle indagini storiche e dai processi: quella di via Rasella fu un’azione di guerra. Se posso aggiungere una nota personale, oltre ad essere iscritto all’Anpi, sono orgogliosamente iscritto all’Anfim, l’associazione dei familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine. Tra quei 50 detenuti politici uccisi c’era anche mio nonno, che era un dirigente del Partito d’Azione. Sull’azione di via Rasalla sono circolate tante leggende metropolitane costruite ad arte, ad ambienti opachi, anche vicini al Vaticano. Nessun familiare delle vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine ha mai inteso nemmeno lontanamente incolpare i partigiani dei Gap, i protagonisti dell’azione di via Rasella. Tutti i familiari delle vittime hanno sempre avuto ben chiaro che gli unici responsabili furono i fascisti collaborazionisti che stilarono le liste e i nazisti che li uccisero materialmente.
Come ci ricorda anche l’importante libro dello storico Alessandro Portelli, L’ordine è stato eseguito.
Sì certo, ma noi abbiamo la necessità ogni volta di ripetere questa storia e mandarla a memoria. I partigiani non furono chiamati a consegnarsi per evitare la strage delle Fosse Ardeatine, l’azione di via Rasella fu condotta tra le 14 e le 15 del pomeriggio del 23 marzo. Alle 5 del mattino del 24 marzo erano già operativi. Non c’era stato nel frattempo nessun lancio della agenzia Stefani, non ci fu nessun appello radio. Il giorno seguente il Messaggero pubblicò strali contro i comunisti e scrisse che l’ordine era già stato eseguito. Di tutto questo noi abbiamo evidenze storiche. Ma non solo. Sentenze di ogni ordine e grado riconoscono in via Rasella una legittima azione di guerra partigiana contro l’occupante, che violava lo status di Roma città aperta, che marciava provocatoriamente in armi per il centro di Roma ogni giorno, Questo fu il contesto in cui maturò quell’azione. E noi oggi abbiamo ancora voglia di ricordare quelle ragazze e quei ragazzi che misero a repentaglio la propria vita per dare un segno e rafforzare la resistenza romana.
Perché i nazisti e i fascisti non fiatarono dopo via Rasella?
Non dissero nulla perché avevano paura di un’insurrezione popolare. Roma aveva sofferto, pensiamo alla deportazione del ghetto, ai rastrellamenti al Quadraro, all’eccidio della Storta, alle Fosse Ardeatine. In nove mesi successe di tutto. Ma Roma aveva anche combattuto. Lo ha fatto a viso aperto con le azioni straordinarie dei gruppi di azione patriottica. Tante donne e uomini hanno lottato anche con mobilitazione sociale e popolare, il sabotaggio, lo sciopero, i blocchi stradali, i chiodi a quattro punte… Noi siamo orgogliosi del ruolo che Roma ha svolto nella Resistenza italiana e per questo stiamo investendo sempre di più in questa straordinaria festa che ha a che fare con l’identità più profonda e democratica della nostra città.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni in più occasioni ha detto che il 25 aprile è la festa della libertà, non la festa della Liberazione. Che dire?
Rispondo come assessore di Roma Capitale, quindi con la responsabilità di organizzare una festa che parla a nome della città di Roma e di tutti. Quando Meloni dice che questa è la festa della libertà, semplicemente si sbaglia, compie un errore storico, un errore politico, agisce una rimozione. Speriamo che se ne renda conto prima o poi. La festa del 25 aprile è la festa della Liberazione, della insurrezione che ha permesso all’Italia nuova di sedere al tavolo delle trattative con una posizione non del tutto compromessa. Abbiamo avuto un aiuto straordinario dagli angloamericani nella liberazione del nostro Paese e li ringraziamo, ma le formazioni partigiane che hanno combattuto e che hanno liberato Napoli, motu proprio, che hanno liberato Genova sono state indispensabili. Quando gli americani sono arrivati a Genova la città era già in piedi, funzionavano i tram, c’era l’elettricità. Gli insorti a Milano, a Torino, e altrove hanno messo i primi mattoni della Costituzione democratico-repubblicana. E la nostra Carta non l’hanno costruita gli angloamericani, l’hanno costruita e scritta uomini e donne italiane, patrioti, che hanno combattuto sul campo per il riscatto del nostro Paese, per questo è importante ricordare la Liberazione, perché fin lì l’Italia era sotto l’occupazione nazista, supportata dai traditori, dai collaborazionisti fascisti.









