













Gallery a cura di Monica Di Brigida














Gallery a cura di Monica Di Brigida
Sofia aveva tre mesi quando mia madre è andata contro l’unico albero dell’unico rettilineo di tutta la Valdorcia. Quando mi hanno fatto entrare in rianimazione per la prima volta ho tirato dritto fino al suo letto, quasi avessi dei paraocchi. Non volevo vedere la morte. I letti erano vicini. Uno dopo l’altro, delle tende a dividerli. Aperte. Il letto a fianco mi era sembrato vuoto. Potevo guardare. Nessun piede ad avvertirmi dello spazio occupato dalla quasi morte.
Invece era occupato. Solo che era piccolo e la porzione di spazio occupato era infinitamente piccola. Non aveva due anni. Le dimensioni di un cuscino. Si chiamava Giovanni. Mia madre si chiama Giovanna. Ho pensato rapidamente, dopo aver perso il respiro e il latte, se ci fosse un conto possibile, una bilancia dove mettere dei pesi e dei medici che avessero il potere di pareggiare quei pesi, lasciate pure andare mia madre, tenete Giovanni vi prego. Tenetelo qui. Tenetelo a vivere la sua vita. Vi prego ancora.
Martedì mentre sceglievamo le immagini per illustrare questa storia di copertina dedicata alla Siria, dopo averne discusso a lungo in redazione, c’erano centinaia di Giovanni e io ho pensato a Giovanni. E a quel conto che non è mai tornato. Giovanni è morto in quei giorni. Nelle foto c’erano sguardi e sangue. C’erano morti. C’erano ospedali. C’erano corpi afflosciati, bianchi. Senza neanche più sangue. Non vi dico nulla di nuovo. Nulla che non abbiamo visto centinaia e migliaia di volte.
Perché allora occuparci di Siria questa settimana? Perché titolare Olocausto Siria? E perché, per la prima volta nella storia di questo Left, mettere una bambina con la testa fasciata e il corpo coperto di sangue a ricordarci il conflitto?
Perché la Siria non c’è più. C’è un popolo che muore, in 470mila fino ad oggi, e che fugge, sono 4.800.000 i rifugiati e 6.600.000 gli sfollati. Che muore e che fugge da più di cinque anni. Mentre l’Europa guarda e si preoccupa di chi fugge e non di chi muore, l’America si preoccupa della Russia e la Russia si preoccupa dell’America. L’avete letto tante volte? Non so. È importante ogni volta.
“Ciao Siria come stai?” si chiede Misha Iaccarino. Esiste un appello di pace credibile? C’è un Europa all’altezza? O forse è tempo di gonfiare il petto contro Putin? scrive Martino Mazzonis. Mentre non esiste più uno Stato e Aleppo viene fatta prigioniera, ci raccontano Umberto De Giovannangeli e Marco di Branco.
La parola “Olocausto” viene dal greco holòkaustos, “bruciato interamente”), un popolo bruciato interamente. Questo ci hanno detto le foto che guardavamo. Una violenza e una distruzione che parla di altre distruzioni. Si era detto “mai più”, come scrive Iaccarino, e invece siamo qui. Da cinque anni. «Ogni volta che si ignora una sofferenza si commette una violenza», dice Gino Strada. In questo caso non si ignora, si commette violenza ogni giorno da cinque anni. Olocausto. Dunque. Olocausto Siria. Perché la Siria è “bruciata interamente”. Una bambina insanguinata a guardarci, perché quel conto continua a non tornare. E a non tornare.

«Quando ho cominciato la mia vita di critico quarant’ anni fa al Corsera, facevo la pagina dell’arte, di critica e discussione, allora era importantissima. Poi sono andato al Sole 24 Ore che mi consentiva di fare articoli più lunghi, di raccontare la storia dell’arte. Da lì è nata l’ispirazione del mio primo libro. Ma oggi vedo che le cose sono cambiate, i giornali hanno ridotto lo spazio per la critica e la storia dell’arte», racconta Flavio Caroli che l’8 ottobre presenta Con gli occhi dei maestri (Mondadori) alle Conversazioni in San Francesco, a Lucca, mentre il 25 ottobre esce per Electa il suo Museo dei Capricci, che raccoglie in un museo immaginario di 200 capolavori. Nei maggiori quotidiani italiani la Terza Pagina, in effetti, è sempre più ridotta, mentre gli inserti dedicati alle grandi mostre sono perlopiù prodotti parapubblicitari pagati dagli organizzatori e scritti dagli stessi curatori. Ma la storia dell’arte è sempre meno presente anche nella scuola, dopo la Riforma Gelmini, purtroppo, più della metà degli studenti italiani non fa più lezione di storia dell’arte.
Eppure professor Caroli l’interesse ci sarebbe. Anche a livello diffuso. I suoi interventi in tv nel programma di Fabio Fazio fanno tre milioni di spettatori.
Addirittura in quei dieci minuti Che tempo che fa registra un milione di spettatori in più. Il che è abbastanza incredibile. L’interesse senza dubbio c’è. Perché la stampa cartacea non lo registra? Temo siano presi dal panico, della perdita dei lettori, e tendano ad andare verso logiche di consumo, poche notizie sulle mostre, poche idee.
È un paradosso che il Belpaese abbia cancellato l’insegnamento della storia dell’arte in molte scuole?
Eccome, se lo è ! Penso derivi da una sottovalutazione dell’arte, dalla paura di ciò che non si conosce bene. Un ministro diceva “con la cultura non si mangia”, tradotto diventa “con l’arte non si mangia”. Invece poi con l’arte ci si abbuffa, perché l’arte convoglia grossi affari e turismo. Dietro questa chiusura credo ci sia un po’ di spavento ma anche una certa ottusità.
Nel libro Con gli occhi dei maestri lei invita a rileggere Longhi, Argan, Arcangeli e altri grandi storici dell’arte del secolo scorso. Hanno ancora molto da insegnarci?
Moltissimo. Tutti mi sconsigliavano, che fai? Scrivi un meta libro? Ma era giusto raccontare chi ci ha trasmesso l’arte come la conosciamo. I quindicimila interventi in media che questo libro registra ogni giorno in rete, sembrano darmi ragione.
Roberto Longhi diceva che la storia dell’arte è una lingua viva…
L’arte è vita, basta raccontare la vita, la vita raccontata dall’arte e si è al cuore della questione, si arriva alla gente. Nel modo più semplice possibile. Chi complica, chi teorizza fa diventare l’arte lingua morta. Anche se lo fa in modo inconsapevole.
Senza Longhi forse non ci sarebbe Caravaggio oggi?
Può anche togliere il forse. Nella presentazione in forma di spettacolo del libro Con gli occhi dei maestri esordisco proprio parlando di Longhi che nel 1912 appena ventiduenne scrive due capolavori, il primo è Caravaggio. Ha fatto sì che i suoi quadri fossero tirati fuori dalle cantine; ha creato il mito per eccellenza dei nostri tempi. In quegli stessi mesi ha scritto un saggio bellissimo su Boccioni. Il futurismo era appena cominciato. Boccioni dice che nel futurismo ci hanno capito poco tutti, meno uno. Poi sarebbero venuti saggi come L’officina ferrarese, I fatti di Masolino e di Masaccio…
Arcangeli le insegnò l’importanza del nesso stretto fra arte e vita?
Lui è stato proprio il mio maestro, sono andato all’università per fare storia dell’arte a Bologna. Presi una tesi sulle lettere di Van Gogh. Ma io volevo parlare di dipinti, di immagini. E poi arrivò Arcangeli, persone così sono miniere di umanità e di sapere e io a quel punto capii come l’immagine e la vita degli artisti era come la vita di un amico. Cose che si capiscono in modo indiretto, da aggettivi, buttati lì per caso.
Ognuno di loro ci ha aperto una strada di ricerca. Briganti era un grande seduttore, lei scrive. Ci ha fatto amare anche il manierismo?
E soprattutto il Barocco. L’ultimo incontro che ho avuto con lui è stato a Kassel: si interessava di arte contemporanea. Erano studiosi che sapevano collegare, con aperture mentali straordinarie.
Lei è stato molto vicino anche a Gombrich?
Siamo diventati amici a Londra, era il 25 luglio del 1975. Il mondo anglo mitteleuropeo viveva al Warburg Institute; lì trovai un altro modo di affrontare le cose che mi affascinava molto, come organizzazione di pensiero, come capacità dell’arte non dico di trovare, ma di cercare un senso alle storie degli uomini. Mi sento più vicino a lui che ai cascami della scuola italiana.
Le immagini contengono un pensiero ma i filosofi lo hanno a lungo negato?
Le immagini sono pensiero. La prima volta che parlai con Longhi mi disse: ragiona sempre in termini di pensiero in figura, mi si aprì il mondo. Dietro ogni figura c’è un pensiero. Fosse anche una linea o un taglio su una tela. Longhi lo pensava ma poi il suo insegnamento è stato tradotto in un grottesco gioco di attribuzioni, che diventa sterile se dietro non c’è un pensiero.

«Ho preso la pillola con la Coca Cola, ci sono controindicazioni?». «Ho masticato la pillola, si è sciolta in bocca, funziona lo stesso?». Fra le domande che giovani e giovanissimi hanno rivolto ai ginecologi e raccolte dall’Associazione nazionale medici della contraccezione in un e-book ci sono molte domande di questo tipo, insieme a tante altre che non ti aspetteresti da minorenni e non, scafatissimi e tecnologici. Del tipo: «Ho fatto petting spinto con il mio ragazzo, senza penetrazione, rischio di rimanere incinta?». Ma anche: «Il mio ragazzo ha infilato le dita, ho perso la verginità?». E ancora: «Ho iniziato a prendere la pillola sabato scorso, primo giorno del ciclo, e ho avuto il primo rapporto ieri (venerdì), la ginecologa mi disse di stare tranquilla che sarei stata coperta da subito. E anche a Natale ho assunto regolarmente la pillola, ma oggi ho avuto qualche perdita, mi devo preoccupare?». Risposta del medico: «Se ha assunto sempre regolarmente la pillola, non vi è ragione di avere delle preoccupazioni, nemmeno il giorno di Natale»… Oppure: «Dopo un tentato rapporto non riuscito c’è stata una piccola perdita di sangue. In seguito ad una visita mi è stato detto che si era lacerato in parte l’imene, ma mi è stata fatta una visita da vergine. Significa che lo sono ancora?».
Questi sono solo alcuni esempi delle molte domande e risposte contenute nell’indagine presentata dal professor Emilio Arisi, presidente della Società medica italiana per la contraccezione (SMIC), che ha preso in esame ducento mail inviate al sito sito mettiche.it coordinato da Maria Luisa Barbarulo, la quale ha preso parte all’esame del campione. Il monitoraggio è cominciato dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale l’8 maggio 2015 della delibera dell’Aifa che permette di acquistare EllaOne, la cosiddetta pillola del giorno dopo, senza ricetta, almeno per le maggiorenni. «Una rivoluzione copernicana che dà alle donne la piena possibilità di scegliere, responsabilizzandole di fronte alla contraccezione d’emergenza», sottolinea il professor Arisi . E che, al tempo stesso, costringe quei farmacisti che in passato avevano fatto resistenza, a cambiare atteggiamento.
Ma a giudicare dal tenore delle domande rivolte ai ginecologi della Società di contraccezione c’è ancora molto da fare per diffondere una corretta informazione su come evitare una gravidanza indesiderata, come evitare malattie a trasmissione sessuale e sulla varietà di possibilità che oggi offre la contraccezione ormonale. In Italia oggi poco più del 16 per cento delle donne in età fertile sceglie la pillola, mentre quasi il 25 per cento utilizza sistemi poco sicuri per evitare una gravidanza indesiderata. Secondo una ricerca svolta dalla Società italiana di ostetricia e ginecologia (SIGO) il 17,5 per cento ricorre al coito interrotto, il 4,2 per cento si affida ai fallibilissimi metodi naturali. Soprattutto nel Sud Italia, dove la diffusione della pillola è particolarmente bassa e da dove proviene – secondo dati Istat – il maggior numero di ragazze under 19 anni che hanno partorito nel 2014.
Ora certamente non aiuta la scelta italiana di declassare le nuove pillole anticoncezionali che si trovavano in fascia A – e quindi a carico del Servizio Sanitario nazionale – alla fascia C e quindi a carico del cittadino. Un provvedimento giù in vigore dal 27 luglio quando è apparso sulla Gazzetta Ufficiale. La notizia è rimbalzata in rete, raccogliendo molti commenti indignati, quando il ministero della Salute ha lanciato il fertility day, con campagne pubblicitarie decisamente offensive per le donne.
E se il ministero della Salute non svolge nessun compito di informazione, ma anzi lancia campegne degne di uno Stato etico, tanto più importante è dunque il lavoro di informazione che fanno i medici specializzati, anche attraverso la pubblicazione di questa utilissimo E-book informativo (scaricabile gratis su Left) oppure da qui direttamente dal sito di Mettiche In modo chiaro e semplice spiega come funziona la contraccezione, permettendo a ciascuna di scegliere quella più adatta alla propria situazione – fra pillola contraccettiva, anello, cerotto, impianto sottocutaneo ecc-, e sgombrando il campo da leggende metropolitane e false credenze. Per esempio? Che la pillola generi stanchezza, che contenga glutine e per questo crei problemi a chi soffre di celiachia ecc. Compresa l’idea che chi assume la pillola debba interromperla almeno per un mese all’anno.

Niente cene scroccate e – soprattutto – niente truffa ai danni dell’Inps nella gestione della sua Onlus, Imagine, fondata nel 2005 per portare aiuti sanitari in Honduras e in Congo. Ignazio Marino è stato assolto dalle due accuse che, a questo punto, nello scontro con il suo stesso partito, rimangono solo il pretesto per la sua cacciata dal Campidoglio.
La frecciata di Ignazio Marino a Renzi: "Qualcuno dovrebbe guardarsi allo specchio e chiedersi se ha la statura da statista"
— Claudio Paudice (@clapaudice) 7 ottobre 2016
«Ringrazio i miei avvocati», dice Ignazio Marino, sorridente, che poi però comincia subito a togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «Siamo a un anno di distanza dal momento in cui mi dimisi sotto le pressioni di una certa politica e sotto pressioni mediatiche», dice rivolto ai giornalisti presenti, «scusatemi ma francamente gravissime, infanganti, offensive». «Un anno fa», continua Marino, «in questa città, che non è una città qualunque, la democrazia è stata lesa, la verità negata e centinaia di migliaia di romani sono stati violentati nella loro scelta democratica». Da chi? Questa volta stabilire la responsabilità è facile: «Sono stati violentati da un piccolo gruppo di classe dirigente che si è rifugiata nello studio di un notaio invece che presentarsi in aula e spiegare perché aveva o non aveva più fiducia nel sindaco».
Zingaretti assolto per Mafia Capitale, Cota e Marino per gli scontrini, Errani e Penati pure
Mi sa che abbiamo un problema
— Marco Castelnuovo (@chedisagio) 7 ottobre 2016
Dito puntato verso Matteo Orfini, dunque. E Marino per accusarlo usa parole altrui, premettendo pudicamente di non condividerle: «Qualcuno», ha detto ancora, «ha voluto utilizzare parole molto forti in cui non mi ritrovo, qualcuno ha parlato di golpe e ha detto che alla fine del golpe ci si è ritrovati così». Ci si è ritrovati con il commissariamento e poi con Virginia Raggi, «con la città che vive una difficoltà perché per un anno ha perso una guida amministrativa che avrebbero dovuto poter valutare solo i romani».
#Marino "C'e' il TG1? che preferiva parlare della Panda Rossa invece dei bombardamenti in Siria? ecco, oggi il dir. Mario Orfeo non c'e'".
— laura aluisi (@LauraAluisi) 7 ottobre 2016
Ne ha per i giornali, per le televisioni (in particolare per il Tg1), Marino, che incassata l’assoluzione lascia agli elettori più che una domanda, una risposta. Gli scontrini e le accuse sulla Onlus erano solo un pretesto per cacciarlo? Sì, lo sono stati. Per molti poteri disturbati dalla sua giunta, dice il sindaco, che ricorda la discarica chiusa, le fermate della metro aperte, le bancarelle tolte dai Fori. E però lo sono stati soprattutto per la politica. Per il Pd di Matteo Orfini e Matteo Renzi che infatti devono oggi spiegare che il problema non erano né la Panda né gli scontrini, ma che Marino non stesse governando bene. Che anche loro fossero al governo, nella maggioranza e in giunta, non conta.
#Orfini dice che gli scontrini di #Marino non c'entrano nulla. Il 10 ottobre scorso non la pensava esattamente così pic.twitter.com/l5uEPl1gNt
— Pietro Salvatori (@PietroSalvatori) 7 ottobre 2016
«Pink Floyd reunites to stand with the Women of the Gaza Freedom Flotilla». Alle 10,15 di ieri – 6 ottobre – dalla pagina facebook (con 29 milioni e mezzo di fan) dei Pink Floyd appare questo annuncio: «David Gilmour, Nick Mason and Roger Waters stand united in support of the Women of the Gaza Freedom Flotilla, and deplore their illegal arrest and detention in international waters by the Israeli Defense Force».
“Io ho parlato di quella cattiveria che oggi si fa con l’indottrinamento della teoria gender”, così ha detto papa Bergoglio a un giornalista di Repubblica qualche giorno fa. Il papa si riferiva allo “spettro” che minaccerebbe, secondo i cattolici più integralisti, le scuole italiane: la famigerata teoria gender. Verrebbe introdotta a scuola “per cambiare la mentalità”, dice il papa, “una colonizzazione ideologica”, conclude, riferendosi a un racconto fattogli dal padre francese di un bambino di dieci anni.
Questa frase ha fatto sollevare la ministra dell’istruzione francese Najag Vallaud-Belkacem, che si è detta «addolorata» per le parole «superficiali e infondate» di papa Francesco sulla teoria dei gender. Anche Bergoglio, afferma la ministra, è stato vittima della disinformazione portata avanti da questi integralisti.
E l’Italia? La ministra Giannini un anno fa proprio rispondendo alle critiche del fronte cattolico integralista aveva escluso che nella scuola italiana fosse previsto con la legge 107 l’insegnamento della teoria gender. Anzi, aveva parlato di “truffa culturale” a proposito delle montature operate dal fronte anti-gender. Il 2015, ricordiamo, era stato segnato dalla decisione del sindaco di centrodestra di Venezia Luigi Brugnaro di togliere dalle scuole dell’infanzia 49 libri che secondo lui sarebbero stati nocivi ai bambini, perché affrontavano temi da “affrontare in famiglia”; tra questi anche capolavori come Il piccolo blu e il piccolo giallo del grande artista Leo Lionni.
In questo scenario, tra le frasi del papa e il fronte integralista cattolico che soffia contro l’educazione sessuale o di genere a scuola, salta agli occhi che è proprio questa, l’educazione sessuale, che manca. La ministra Giannini il 9 settembre in occasione di un incontro pubblico a Milano ha annunciato che a metà ottobre sarebbero arrivate le linee guida che concretizzano il punto della 107 che non va giù ai cattolici integralisti: il comma 16 dell’art.1. Queste poche righe prevedono: “l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”. Inoltre già la legge 119 del 2013 contro le violenza di genere prevedeva per il personale docente “l’aumento delle competenze relative all’educazione all’affettività, al rispetto della diversità e delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere”.
L’Italia è l’unico paese (oltre la Polonia e la Bulgaria) a non aver introdotto l’insegnamento dell’educazione sessuale o affettiva nelle scuole. Ci sono Paesi del Nord Europa che l’hanno fatto già negli anni 60. Eppure una proposta di legge c’è, e sta facendo passi avanti. Ma la ministra Giannini pare che non se ne sia accorta. “Vedremo come saranno le linee guida quando saranno presentate, ma dall’annuncio che ha fatto la ministra mi dispiace che lei abbia specificato che non sarà ‘un’ora di…’”, dice Celeste Costantino, deputata di Sinistra italiana e prima firmataria di una proposta di legge che prevede in tutte le scuole del primo e secondo ciclo un’ora dedicata all’educazione sentimentale. Giannini, in realtà ha detto, come riporta il Corriere della Sera: «Non sarà un insieme di regole e prescrizioni ma un’onesta e utile rassegna di come questi temi debbano entrare nelle classi». Non «un’ora di…».
“Il riferimento alla mia legge è chiara, anche perché è l’unica proposta in campo”, commenta la deputata. Intanto, l’iter è partito, in estate il testo è stato incardinato in commissione Istruzione e Cultura, ci sono state le audizioni che i partiti avevano richiesto: dalle associazioni che già hanno promosso questa attività ai dirigenti scolastici, dalle associazioni Pro life ai sindacati e psicologi. “Abbiamo ascoltato tutti. Adesso si costituirà un comitato ristretto dei rappresentanti delle forze politiche per velocizzare l’iter e per arrivare a un testo base con tutte le proposte che saranno presentate e poi inizierà la presentazione degli emendamenti, il voto e poi l’arrivo in aule”.
Celeste Costantino si dice ottimista, anche “perché si è aperta in commissione una discussione di carattere culturale, il confronto che speravo avvenisse”.
La ministra Giannini in realtà il testo della proposta di legge lo conosce. Perché quando dopo la nomina si è presentata in Commissione Istruzione e cultura, la deputata di Sinistra italiana le aveva chiesto se fosse disposta a introdurre l’educazione sentimentale nelle scuole e la ministra “mi disse di essere assolutamente favorevole, che bisognava fare in modo che diventasse un insegnamento organico strutturale nella scuola e poi assicurò che c’erano i finanziamenti perché fosse estesa a tutti gli istituti senza creare distinzioni di serie A e B, andando al di là dell’autonomia scolastica”, ricorda Costantino. Poi cosa è avvenuto? “Si è impantanato tutto quando nella discussione per le unioni civili è tornato a bomba questo tema del gender, allora lì si è creato un corto circuito”, continua la deputata. Ora però l’iter è ripreso e ci sono buone speranze.
La ministra Giannini nel suo annuncio sulle linee guida per l’educazione sessuale ha anche detto che si rispetterà l’autonomia scolastica, senza imporre nulla. “Ma così è come ritornare al punto di partenza, se non si prevede un piano strutturale. Cosa a cui io credo molto. Per questo motivo sono stata criticata anche da ambienti femministi sulla scelta appunto di aver individuato l’ora”. La proposta di legge considera anche la formazione dei docenti, perché “la scuola deve farsene veramente carico, non può essere una promozione generica dell’educazione sessuale o sentimentale come io preferisco chiamarla”.
E la dichiarazione del papa sulla teoria gender? “Mi ha fatto impressione l’uso della parola cattiveria. Il Papa ha anche il compito di tenere unita una comunità, che è variegata, ci sono anche i cattolici progressisti. Questa parola cattiveria non rientra nel linguaggio che aveva adottato finora per modernizzare il suo mondo, lla Chiesa”.
Con una serie di eventi e mostre in calendario nei prossimi mesi, Officine Fotografiche Roma celebra i suoi primi quindici anni di attività che ricorrono in ottobre. La stagione autunnale apre quindi con il progetto OneDay di Alessandro Penso, fotografo impegnato da anni sul tema dei migranti in Europa. La mostra, curata da Annalisa D’Angelo è patrocinata da Medici Senza Frontiere.
Alessandro Penso ha documentato, per più di sei anni, le condizioni dei rifugiati, richiedenti asilo e migranti, rivolgendo un’attenzione particolare ai Paesi di confine dell’Unione Europea. Un percorso lungo di ricerca che ha toccato tematiche e Paesi diversi come Malta, Italia, Grecia, Spagna, Bulgaria e Francia; con lo scopo di mostrare come atteggiamenti di chiusura e di xenofobia vengano coperti e giustificati dalle politiche europee.
Così il fotografo racconta a Left il suo approccio: «Ho provato a scavare dentro al nostro territorio per vedere come queste persone vivevano e il modo in cui i loro “diritti” venivano rispettati in Europa. Ho visto Paesi come la Grecia rifiutare le richieste di asilo fino al 99,5% dei casi, supportando ideologie razziali, poi sfociate in attacchi violenti contro i migranti, come ad esempio la storia di Mohamed, investito di proposito. Ho visto centinaia di minori non accompagnati rischiare la vita per spostarsi da un Paese europeo all’altro; costruire muri e ghetti in Bulgaria con i soldi donati dalla Comunità europea, cancellando così parole come integrazione e solidarietà. Ho visto Paesi come Malta e Spagna lottare con i denti per uscire dalle tratte di chi cerca protezione in Europa. Il fallimento delle politiche europee è risultato evidente nel 2015, quando l’Europa non è riuscita a far fronte al milione di persone che hanno marciato alla volta di Berlino chiedendo che i diritti della Convenzione di Ginevra fossero rispettati».
La mostra OneDay, racchiusa in 63 fotografie, sarà visitabile fino al 27 ottobre 2016.










Ripubblicizzare l’acqua è un diritto! Ne parleremo domani, sabato 8 ottobre, a Latina, ore 10, con esperti del settore e rappresentanti della società civile.
Modera il convegno il condirettore di Left, Raffaele Lupoli.

Ipercubi riflettenti, cascate d’acqua robotiche, danze meccaniche e nebbie allucinatorie è quello che vi aspetta nello spazio espositivo La Pelanda – Macro Testaccio da oggi al 27 novembre all’interno della settima edizione di Digitalife nella sezione del Romaeuropa Festival.

Più di un mese di esposizioni, concerti, spettacoli teatrali e conferenze che riflettono sull’uso dei nuovi linguaggi tecnologici usando la tecnologia stessa, decostruendola, esasperandola e reinventandola, in un altrove di sperimentazione, utopia e analisi in cui il tempo e lo spazio cambiano natura e lo spettatore si relaziona con la scienza e con l’arte in modo interattivo ed esperienziale.

“Immersive Exhibit” accoglie le opere di quattro progetti artistici internazionali, a cominciare da St/ll, cascate d’acqua prodotte in tempo reale dalla macchina 3D Water Matrix azionata da 900 valvole robotiche, realizzata da Shiro Takatani, uno dei fondatori del collettivo giapponese DumbType famoso per le sperimentazioni digitali dal 1984.
Di ritorno a Digitalife dopo sei anni, Christian Partos presenta a Roma, dopo una prima alla Citè des sciences et de l’industrie a Parigi, The Sorcerer’s Apprentice, un’opera che usa il Water Matrix per creare danze fluide e indecifrabili.

La perdita dei confini fisici e spaziali è la cifra dominante di Zee, l’opera di Kurt Hentschläger – il creatore del progetto Granular Synthesis – che conduce lo spettatore in una nebbia allucinatoria e labirintica in cui perdersi e rinunciare ad orientarsi.

Unica opera italiana in mostra, Deep Dream_Act II del collettivo artistico NONE (Gregorio de Luca Comandini, Mauro Pace e Saverio Villirillo) è un ipercubo di specchi che bombarda lo spettatore con un flusso visivo e sonoro di dati condivisi (video, foto, gif) raccolti nei mesi scorsi nell’archivio Open Archive o condivisi sul momento dall’utente, in un’esperienza di voyeurismo e di riflessione critica sulla realtà virtuale.


La mostra inaugura uno spazio dedicato alla riflessione sulle nuove tecnologie, che coinvolge anche i musicisti in un fitto programma che comincia il 19 ottobre (19-23 ottobre) con il duo tedesco Incite/ che accompagna Dark Circus del collettivo artistico francese Stereoptik, seguito dal live 50/150 Working on Satie >>> Talking to Satie di Alessandra Celletti e di Onze (Stefano Centonze) il 26 e il 27 ottobre e Sipario Sylvano di Temporeale Electroacustic Ensemble l’11 novembre. Il 13 novembre, invece una dedica al cinema di Hitchcock arriva da Blackmail Project di Edison Studio, Ilvo Nilsson e Daniele Roccato, mentre il 17 novembre Ljos del collettivo Fuse porta lo spettatore in un circo multimediale e il 19 novembre verranno presentati due strumenti musicali nuovi nell’incontro Invisibile e Adattivo del Centro ricerche musicali, Josè Miguel Fernandez, Thomas Koppel, Alexander Vert, Michelangelo Lupone e Philippe Spiesser. Il 26 novembre a chiusura della mostra si esibiranno Antonio Fatini e Marco Ricci con Giantstep, un incontro sulla musica elettronica.


Il 24 novembre in occasione dell’anniversario dei 150 anni di relazioni tra Italia e Giappone si terrà, inoltre, una conferenza del Professor Hiroshi Ishiguro che presenterà Gemonoid HI-1 l’umanoide robotico da lui forgiato in grado di sostenere una conversazione come un vero e proprio essere umano.
A conferma della volontà di far incontrare scienza, arte e riflessione, la performance Understanding the Other celebrerà i 25 anni di attività del laboratorio di Robotica Percettiva della Scuola Superiore di Sant’Anna di Pisa, uno degli istituti italiani di eccellenza nella ricerca sulle nuove tecnologie, in attività dal 1991 nel laboratorio PerCro.
Nella cornice della Pelanda e a fianco delle installazioni artistiche e dei concerti, si terrà tra l’8 e il 16 ottobre un ciclo di spettacoli dedicati a Shakespeare dal titolo Table Top Shakespeare: Complete Work, in cui il collettivo Forced Entertainment metterà in scena le opere del bardo su un tavolo di un metro quadrato, facendo il verso ai video-tutorial di Youtube.
Qui il programma della manifestazione con tutti gli appuntamenti.