«Facciamo come a Cuba!». Un’istanza che da sempre risuona in ambienti definiti “estremisti”, all’interno dei quali è stata sempre sdegnosamente relegata dai media nostrani a cominciare da quelli che si dicono progressisti. Ma dopo un anno di pandemia, che ha messo a nudo definitivamente cosa può accadere quando la salute pubblica dipende da interessi privati, non è più così e la proposta “sovversiva” è arrivata a richiamare l’interesse anche di autorevoli testate internazionali. Qui da noi a portarla in auge non è stato solo l’effetto dell’intervento delle due brigate mediche cubane durante il primo lockdown che – oltre ovviamente agli effetti benefici – sollevò una commozione sincera e che però si spense dopo gli applausi e lo sventolio di bandierine. In questi ultimi tempi, a fronte delle esiziali inefficienze che i colossi farmaceutici mostrano nella fornitura dei vaccini contro Covid-19, emerge con crescente evidenza l’eccezionale risultato di una piccola isola caraibica con poco più di 11 milioni di abitanti, povera di risorse – e per di più vessata dalle inaccettabili sanzioni degli Stati Uniti – capace di sviluppare ben 4 vaccini contro Covid-19, il 6% di tutti i vaccini in sperimentazione clinica a livello mondiale, e conta dalla primavera di vaccinare tutta la popolazione e di cominciare a rifornire anche qualche Paese povero. Alcune di queste informazioni, che su Left sono comparse già tra giugno e novembre scorso, sono via via dilagate e fra la gente si diffonde lo stupore: «Perché non possiamo fare anche noi come Cuba?». Domanda salutare, ma anche ingenua se non si approfondisce un po’ la questione. Tanto per dire, proprio la Lombardia, che ha beneficiato del soccorso della prima brigata medica, è l’alfiere di un sistema sanitario che è agli antipodi di quello cubano. Lo sconvolgimento indotto dalla pandemia sta introducendo nei movimenti sociali il concetto di “Società della cura”, una società cioè che assuma come principio ispiratore e criterio fondamentale la cura delle persone, dell’ambiente, dei beni comuni. L’organizzazione e la struttura del sistema sanitario è uno dei termometri più sensibili del rapporto fra uno Stato e i suoi cittadini.
E non è una cosa che si cambi dall’oggi al domani. Anzi, è tanto più difficile quando da decenni si è costruito meticolosamente un sistema sanitario a misura degli interessi privati.
La “società della cura” cubana, dal 1959
La Rivoluzione cubana si è esplicitamente proposta fino dal 1959 di mettere al primo posto l’interesse della popolazione e del Paese. Aveva a quel tempo metà degli abitanti di ora, dei quali la maggioranza era analfabeta, e soprattutto nelle campagne non aveva mai visto un medico. Abbiamo già descritto su Left in diversi articoli tra il 2017 e il 2020 le scelte fondamentali, la capillare campagna di alfabetizzazione, l’istruzione gratuita per tutti fino ai massimi livelli, un sistema sanitario universale e gratuito (che da noi è stato smantellato anziché rafforzato), una struttura scientifica avanzata, che negli ultimi 40 anni ha consentito la realizzazione di un’industria biotecnologica di eccellenza mondiale (a dispetto, lo ripetiamo, del soffocante bloqueo) su un modello alternativo a quello capital-intensive dominante ma più efficiente, basato su un ciclo integrato (ricerca-sperimentazione-produzione-commercializzazione-esportazione) e sull’integrazione fra centri di ricerca, università, ospedali. Ma tutto questo…

Cuba all’avanguardia sui vaccini contro Covid-19

Cuba ha accumulato una grande esperienza nell’affrontare epidemie e il primo grande successo della nascente biotecnologia cubana è stato un vaccino contro la meningite meningococcica di tipo B che ha fermato un’epidemia da questo agente negli anni Ottanta. Attualmente il programma di immunizzazione cubano comprende 13 vaccini, di cui 8 prodotti a Cuba e non è sorprendente che l’Avana stia sviluppando dei vaccini specifici contro Sars-CoV-2. Il portafoglio include ben 4 candidati vaccinali specifici che sono in fase di studio clinico (anche avanzata) che dovrebbero contribuire al controllo definitivo di questa malattia sull’isola. Tramite BioCubaFarma il governo ha l’obiettivo di produrre entro l’anno 100 milioni di dosi del vaccino Soberana 02 (sviluppato dall’Instituto Finlay) contro Covid-19 e rispondere così alla propria domanda e a quella di altri Paesi. Si sono dimostrati interessati all’acquisto di Soberana 02: Venezuela, Vietnam, Pakistan, India ed Iran. In particolare è stato raggiunto un accordo con l’Istituto Pasteur dell’Iran per condurre la fase 3 della sperimentazione clinica su 150mila volontari, oltre a quella prevista a Cuba. Più in generale, come ci racconta il chimico-immunologo Fabrizio Chiodo, il quale collabora direttamente allo sviluppo dei vaccini con l’Instituto Finlay, «i vaccini cubani saranno di fondamentale supporto ai Paesi “poveri” ed a quelli sotto embargo Usa. Si tratta di vaccini low-cost – precisa Chiodo – e l’eventuale guadagno pubblico sarà investito in scienza e ricerca». Dal…

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Gli autori: Angelo Baracca è un fisico e storico della scienza. Con Rosella Franconi, biotecnologa e ricercatrice, ha pubblicato il libro “Cuba: Medicina, scienza e rivoluzione, 1959-2014”
(Zambon edizioni, 2019)


La versione integrale dell’articolo è pubblicata su Left del 5-11 febbraio 2021

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