Se l’Italia avesse mantenuto il ritmo di crescita delle fonti rinnovabili che si consolidò nel triennio 2010/2013 avrebbe potuto ridurre di oltre il 70% le importazioni di gas dalla Russia. E oggi il governo resta indifferente di fronte alle proposte delle grandi associazioni ambientaliste

Fa impressione e, vista la situazione, mette anche agitazione, la povertà dell’azione del governo italiano. Non è che la Commissione europea brilli per lungimiranza e questo aumenta lo stato d’ansia. Mi riferisco al decreto approvato dal governo per frenare i continui rincari della bolletta energetica del Paese. Non deludono tanto le risorse dedicate a ridurre il costo della benzina e più in generale gli aiuti che vengono prospettati per aiutare la popolazione e l’apparato produttivo. Saranno sicuramente troppo poche e forse non colpiranno gli aspetti speculativi di questi aumenti, ma i problemi non sono questi. Ciò che delude e preoccupa è la totale mancanza di visione, la determinazione con cui si rifiuta di mettere mano ai cambiamenti necessari. In un momento storico così grave, in cui il pericolo di una terza guerra mondiale è concreto, chi governa deve posare lo sguardo molto lontano, pensare in grande, predisporre il Paese ai grandi mutamenti che possono contribuire a scongiurare quel pericolo.

Penso ad esempio al modello energetico che non può più rinviare l’abbandono delle fonti fossili sostituendole con quelle rinnovabili. Una trasformazione che per essere efficace deve saper mettere mano al modo di produrre, interrogarsi a fondo su cosa produrre e per chi produrlo, investire la struttura stessa dei consumi. In altre parole avere l’ambizione e l’immaginazione di un nuovo modello di sviluppo più giusto e in pace con la natura e fra i popoli che lo abitano.

Non è possibile fare un decreto, sapendo che fra le cause che sono alla base del conflitto fra russi e ucraini c’è il gas e non si propone con tempi certi di mettere mano alla nostra dipendenza da questo fossile. No, ci si propone di affrontare l’emergenza cambiando chi ci fornisce il metano, seguito da un via libera alle trivelle per estrarre quel poco che è rimasto nei fondi marini e nel sottosuolo italiani. Porta poco lontano lo stesso accordo fra Spagna, Portogallo, Italia e Grecia, che giustamente punta nel prossimo Consiglio europeo a spingere la Ue verso una politica energetica comune, ma ancora basata sul gas, confermando le pessime decisioni sulla tassonomia. Va detto con chiarezza che la mancanza di visione esporrà non solo l’Italia, ma l’intera Europa a tre rischi. Il primo di essere trascinata in guerra per l’assenza di mediazioni credibili che ogni giorno viene alimentata da un linguaggio bellicista e di caccia alle streghe. Il secondo di esporla alle devastanti conseguenze del cambio climatico per non aver fatto ciò che serviva per mettere sotto controllo il crescente surriscaldamento della terra. Ed infine lascia inalterato il pericolo che…


L’inchiesta prosegue su Left del 25 marzo 2022 

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