Un'Odissea liberata dal modello scolastico

Sono uscita dal cinema, come emersa da un’apnea lunghissima, e ho respirato, anzi ho preso fiato. Le immagini, la storia soprattutto, mi avevano costretta sulla comoda poltrona del moderno cinema, in una successione di emozioni profonde, che non mi lasciavano il tempo di “capire”, ed era inutile provare a resistere, bisognava lasciarle andare ed entrare nel profondo, sapendo che qualcosa sarebbe successo. Sarà che era agosto e lo spettacolo della 16,15 sembrava il giusto rimedio alla colla di calore che avvolgeva la città, sarà che in questo viaggio era seduto accanto a me mio padre, sarà che le tantissime critiche lette e il tanto parlarne anche sui social mi avevano fino a quel momento tenuta lontana dai cinema, insomma sarà stato un insieme di tutte queste cose, ma era come se di questo film, avessi un po’ paura, come se me ne fossi guardata bene dal correre a vederlo appena uscito, perché avevo forse intuito che mi avrebbe travolta, che sarebbe stato un film potente, come non ne vedevo da un po’.
Certo le immagini, certo le battaglie e gli effetti speciali, ma quello che mi ha colpito sono i rapporti umani, così come Nolan ce li ha voluti raccontare. È cosa dicono, è come i protagonisti parlano, in questa antichissima vicenda, che mi ha inchiodata a quella poltrona per tre velocissime ore, attraversate come se fossi anche io su quelle navi in balia dell’ira di Poseidone.
Preparando un esame di letteratura italiana sul Debenedetti negli anni dell’Università, avevo letto -ed effettivamente chi può negarlo – che a seconda dell’età in cui si legge un romanzo, questo può “dirci” cose diverse ; ora L’Odissea narra la sua antichissima storia da così tanto tempo, che avrà parlato e detto cose diverse attraverso i secoli, e ancora oggi c’è chi ha pensato di farla rivivere, per questi giorni tristi della nostra Storia.
Oggi, il regista/lettore de L’Odissea , non ci presenta Ulisse come un uomo “furbo”, “scaltro”, “intelligente”, non so se a qualcuno tornano in mente le lezioni di Italiano alle medie e al liceo, e i libri su cui abbiamo studiato – era tutto un presentarci Odisseo come l’ideale di uomo, proprio quello a cui i ragazzi avrebbero dovuto aspirare e prendere come modello, così come per le ragazze l’uomo di cui innamorarsi…
Bene, tutto ciò in Nolan non c’è, grazie Christopher Nolan! Personalmente, ho trovato la visione del regista non solo geniale, ma forse più attinente al vero senso dell’antica narrazione orale, chissà… Certo è che la lettura fatta dal regista inglese, è catartica rispetto a quel che l’umanità deve affrontare oggi.

Ulisse vive in pace con la donna che ama Penelope, hanno un bambino piccolo, Telemaco, sono veramente felici e in pace, ma Ulisse ha un “padre/Re” a cui deve obbedire: Agamennone, la cui apparizione nel film, rivela tutta la sua nera influenza, tra il convitato di pietra e Darth Vader – non si leverà mai l’elmo, non lo vedremo mai in faccia- quasi a sottolinearne il valore rappresentativo di qualcosa a cui non si ha il coraggio di ribellarsi, il padre a cui si può solo obbedire, che si teme, che ti paralizza perché violento ed aggressivo, in special modo con le donne, colui che è stato capace di sacrificare la figlia, di rapire Criseide, Agamennone è la violenza, la brutalità, e come tale lo subisce l’Ulisse di Nolan.
Odisseo esegue gli ordini e lui- come noi quando eravamo dei giovani scolari e ci indottrinavano su L’Odissea- crede che sia quello il modello da seguire, da emulare.
Oggi Nolan, ci racconta che invece Ulisse non è quello dei libri di scuola, ma un uomo che realizza di aver fatto cose terribili, di non essere affatto “intelligente”, ma di aver ingannato, mentito, ucciso, per una guerra che se fosse stato per lui, non si sarebbe mai fatta.
Il film è attraversato da potenti messaggi, come se L’Odissea , fosse la madre di tutti i racconti e i romanzi più belli e potenti che furono scritti in epoche successive, perché contiene tutto ciò che riguarda gli esseri umani.
Il regista, in quanto tale, è libero di interpretare come crede le antiche gesta, e il messaggio è potente e commovente: Ulisse è un uomo che sa di aver sbagliato, che pensa che quell’idea del cavallo sia stato un terribile inganno che ha provocato morte e distruzione, fino ai nostri giorni.
Ulisse non torna a casa fino a quando non è “pronto” per fare ritorno, è la sua colpa, il suo senso di colpa che non gli permette di rientrare, farà ritorno quando avrà capito l’entità dei suoi gesti e li avrà condannati.
Telemaco vuole un padre, vuole sapere che suo padre è vivo, perché ne ha bisogno, vuole che gli insegni ad essere giusto, un padre che non sia come Agamennone, un’entità, una forza oscura, senza volto.
Telemaco è già il futuro, non rincorre il potere ma la conoscenza, è l’uomo nuovo.
E veniamo a Penelope, finalmente non una donna prigioniera del suo ruolo di moglie e madre, senza altra scelta se non quella dell’attesa, ma una Regina, forte, che mette in riga il figlio senza negargli il suo amore, è semplicemente e veramente una donna innamorata dell’Ulisse con cui si rotolava ridendo e godendo nel talamo e viveva in pace, sognando di salpare insieme verso l’orizzonte. Penelope sceglie di restare Regina , per essere libera di amare.
Grazie Nolan, per avermi liberato dal pensiero borghese e cattolico con cui ci hanno fatto leggere e studiare questo potente poema; grazie Nolan per rivendicare – ancora una volta- il tuo diritto a rappresentare questa storia che, sì, ci riguarda tutti e molto da vicino, soprattutto oggi.
Odisseo da ὀδύσσομαι “essere odiato”, quindi Odisseo è “colui che odia” o “colui che è odiato”…

L’autrice: Elda Alvigini è attrice di cinema, teatro e televisione. Autrice della pièce Inutilmentefiga ne ha tratto il romanzo omonimo, suo esordio narrativo, pubblicato da Santelli nel 2025