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Mille balle blu (sulla Libia)

Foto Fabio Frustaci/POOL Ansa/LaPresse 31-05-2021 Roma, Italia Politica Roma, premier Draghi incontra primo ministro libico Abdulhamid Dbeibeh Nella foto: Abdulhamid Dbeibeh, Mario Draghi Photo Fabio Frustaci/POOL Ansa/LaPresse May 31, 2021 Rome, Italy Politics Draghi meets Head of the Government of Libyan National Unity In the pic: Abdulhamid Dbeibeh, Mario Draghi

«È anche interesse della Libia assicurare il rispetto dei diritti dei rifugiati e dei migranti», dice Draghi in conferenza stampa mentre il primo ministro libico viene accolto con tutti gli onori del caso qui dalle nostre parti. La strategia del governo dei migliori è uguale a quella dei peggiori prima di loro: negare la realtà, negarla sempre, fingere che la Libia non sia il sacchetto dell’umido al servizio dell’Europa e dipingere un fatato mondo che non c’è.

Così siamo al punto di dovere ascoltare che «stabilizzare la Libia è cruciale», come se i principi di fondo ci dovessero andare bene e sia solo un problema di disordine politico. Tutto questo metre la Libia ha ricominciato a riempirsi di migranti detenuti illegalmente, raccolti in veri e propri lager e tenuti pronti per aprire i rubinetti quando i libici chiederanno ancora più soldi, ancora di più.

Fingono di non vedere i dati dell’Onu che raccontano di come i numeri dei detenuti (crollato nel 2019/20) nel giro di un anno sia quintuplicato (e parliamo dei dati ufficiali, quelli che si riescono a reperire). Fingono di non vedere che quei numeri siano solo una parte infinitesimale di persone che fanno la fame, che subiscono stupri e violenze, che sono rinchiuse come animali. Fanno finta di non sapere che quei centri di detenzione non abbiano nessuno scopo, nessuno, poiché i migranti rimangono chiusi fino a che non pagano i loro carcerieri (anche più di una volta) per uscire. Sono caselli autostradali criminali e illegali in cui viene chiesto un illecito pedaggio per riottenere la libertà. Non ci sono rimpatri da questi centri.

Il governo insiste nella rappresentazione di una Libia che possa essere “verificata” da Unhcr e dall’Oim che invece negano la possibilità di qualsiasi accesso ai centri di detenzione: «Non solo non c’è stato alcun progresso nella gestione di queste strutture, ma gli operatori Onu “attualmente hanno scarso o nessun accesso a questi centri e sono solo in grado di monitorare la situazione o fornire assistenza”», ha raccontato una fonte al giornalista Nello Scavo.

E intanto si prepara il terreno per votare il rifinanziamento alla cosiddetta guardia costiera libica (che finora ci è costata più di 800 milioni di euro). Tutto, come sempre, in nome di una narrazione falsa che copre i criminali. E non vedere un favoreggiamento politico è sempre più difficile.

Buon martedì.

Podemos cambia passo nel segno delle donne

(L-R) The United We Can candidate for the presidency of the Community of Madrid and secretary general of Podemos, Pablo Iglesias; the third vice president and Minister of Employment, Yolanda Diaz; the 'number 2' of the party for the elections to the Assembly of Madrid, Isa Serra; the 'number 4' of the party for the elections to the Assembly of Madrid, Alejandra Jacinto; the deputy of the party in the Assembly, Vanesa Lillo and the mayor of Barcelona, Ada Colau during the closing ceremony of the party's campaign in the amphitheater Lourdes and Mariano of the park of the Green Wedge of Vicálvaro, on May 2, 2021, in Madrid (Spain). The event will have limited capacity and will respect all health and safety measures. 02 MAY 2021;CLOSING CAMPAIGN;ELECTIONS;4M;MADRID;COMMUNITY OF MADRID;ASSEMBLY OF MADRID;ASSEMBLY;WE CAN;UNITED WE CAN Isabel Infantes / Europa Press 05/02/2021 (Europa Press via AP)

In Spagna il mese di maggio appunta in agenda diversi cambiamenti, già dai primi giorni. Una elezione regionale, quella della Comunità autonoma di Madrid, ha confermato ancora una volta le destre al governo di quel territorio, ha rianimato un Partito popolare in difficoltà e ha cancellato la destra moderata e neoliberista di una formazione come Ciudadanos. Non solo, un leader come Iglesias, fallito il tentativo di unificare e far vincere la sinistra – pur ottenendo un buon risultato per il suo partito – non ha comunque rinunciato all’idea di dimettersi anche dal ruolo di segretario di Podemos, dopo aver già lasciato le altre cariche di governo.

Il tutto mentre viene sospeso lo stato d’allarme e si inoculano vaccini, la pandemia segna un rallentamento nei contagi e si registrano i primi casi di regioni con zero decessi. Fa quindi capolino la prospettiva di una ripresa del turismo – ahinoi! anche di quello mordi e fuggi – sebbene il parere dell’Inghilterra e della Germania su una Spagna Paese ancora a rischio Covid con relativo crollo di prenotazioni di pensionati e famigliole. Con gli operatori turistici rimasti a occhieggiare, per ora, con i Paesi dell’Est europeo meno sofisticati su prevenzione e quarantene. I risultati delle elezioni della Comunità di Madrid vengono subito utilizzati per mettere in difficoltà il governo di coalizione Psoe-Unidas Podemos. I socialisti madrileni in queste regionali hanno subito una sconfitta senza attenuanti, ma questo che appare come un gigantesco ribaltamento elettorale negli equilibri di governo non è estrapolabile a tutta la Spagna, come molti analisti politici sostengono.

Il vero risultato delle elezioni dell’area di Madrid – oltre ad azzerare Ciudadanos e devitalizzare la sinistra – è stato quello di portare alle urne votanti del centro e della destra che solitamente partecipano solo alle elezioni generali, questa volta preoccupati per la loro egemonia in regione e motivati a esprimere il loro rifiuto nei confronti del governo progressista. Certo la continuità del governo progressista e la maggioranza eterogenea che lo sorregge è anche insidiata dalla nuova formazione del governo catalano che riunisce il fronte indipendentista, sebbene il neo presidente, il secessionista Aragonès, abbia sollecitato la ripresa del dialogo con il governo nazionale. Ma le prossime elezioni politiche sono ancora lontane e Sánchez assicura che il Psoe porterà a termine la legislatura e che il risultato di Madrid non condizionerà il suo progetto politico. Un messaggio molto chiaro. Parole altrettanto inequivocabili quelle di Pablo Iglesias subito dopo il…


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I pentiti al cubo

Italian Foreign Minister Di Maio speaks during a press conference after talks with Zoran Tegeltija, head of the Council of Ministers of Bosnia in the capital Sarajevo, Bosnia, Tuesday, March 30, 2021. (AP Photo/Kemal Softic)

Si è alzato improvvisamente un rinnovato soffio di garantismo dopo l’assoluzione in appello dell’ex sindaco di Lodi Simone Uggetti che l’ha completamente scagionato da tutte le accuse («il fatto non sussiste», ha sentenziato il giudice) e dopo l’uscita di Luigi Di Maio in cui ha riconosciuto che lui e il M5s alimentarono «la gogna mediatica» per motivi elettorali, con modalità che furono «grottesche e disdicevoli». Però il caso in questione apre delle riflessioni che vale la pena fare, al di là del caso specifico.

Innanzitutto risulta piuttosto pelosa questa accusa verso i 5 Stelle di essere stati gli unici a cavalcare quest’onda: sul tintinnare di manette si sono cotti la propria credibilità fior di giornalisti (oltre che di politici di tutti gli schieramenti), di giustizialismo erano le radici dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro (e lo stesso Di Pietro), di giustizialismo sono spesso farciti i messaggi di praticamente tutti i partiti. Nel caso in esame, ad esempio, Matteo Salvini mimò il gesto delle manette mentre a Lodi faceva campagna elettorale per la sua candidata (che è diventata sindaca), il sito di riferimento della Lega in quel periodo (ilnord.it, altri tempi) iniziava un editoriale con la frase: «La scoperta del bubbone corruzione impersonificato dal sindaco di Lodi…» (da notare che in quel processo non è nemmeno stata contestata la corruzione). «Non passa giorno per il Pd senza che arrivi un’indagine o un arresto per un suo importante esponente» dice Paolo Grimoldi, segretario della Lega Lombarda e deputato della Lega Nord. Eppure chissà perché la Lega e Salvini sembrano “salvi” da questa ondata di indignazione (da cui tra l’altro hanno guadagnato la sindaca in città). Curioso, no? Niente strali contro la Lega?

Anche Giorgia Meloni usò Uggetti per picconare Renzi: «Siamo in piena campagna elettorale, è appena stato arrestato un sindaco del Pd (il riferimento è a Simone Uggetti) e Renzi prontamente si collega a Facebook per annunciare che vuole abolire il bollo auto e tagliare l’Irpef. Il mago della distrazione di massa», disse baldanzosa mentre era candidata sindaca al comune di Roma. Perché nessuno gliene chiede conto? Mistero.

Poi ci sono gli “amici”. Nel Pd e in Italia Viva ora si levano voci accorate ma le cose andarono un po’ diversamente: Matteo Renzi scaricò Uggetti in un nanosecondo («Renzi purtroppo tra i suoi tanti difetti ha anche quello della voracità. Per cinico calcolo politico decise di non difendermi perché da lì a poco ci sarebbero state le elezioni di Roma e Torino e quindi venni liquidato», dice Uggetti in un’intervista in questi giorni) e il padre politico di Uggetti ed ex sindaco di Lodi Lorenzo Guerini fu piuttosto “tiepido”, per usare un eufemismo.

Infine ci sono i giornali. Il Fatto Quotidiano in queste ore sta dando il meglio di sé: ieri Travaglio se la prende con Di Maio per avere chiesto scusa perché Uggetti secondo lui avrebbe «confessato» (stessa tesi proposta l’altro ieri sempre sul Fatto da Gianni Barbacetto): falso, completamente. Se avessero avuto voglia di leggere le carte del processo (non solo quelle dell’accusa) dovrebbero sapere che non esiste da nessuna parte nessun riferimento a nessuna confessione. E questa è solo la più clamorosa delle bugie riportate. Insomma, da certe parti il garantismo è qualcosa di molto lontano perfino a processo concluso.

No, non siamo di fronte a una “stagione nuova”, almeno per ora. Ieri la grillina Barbara Lezzi ha detto che quello di Di Maio «è un messaggio intempestivo, si rischia di dare il segnale di un abbassamento della guardia. Se lui è pentito, io non lo sono» aggiungendo di non avere niente «da chiedere scusa» perché secondo lei «i fatti ci raccontano che ci fu pure una confessione da parte sua: dichiarò di non essere stato proprio lineare in quella operazione». I fatti che non esistono, ancora, ma che Lezzi probabilmente ha letto da Travaglio. Siamo sempre lì.

C’è infine un particolare che nota molto intelligentemente Luca Sofri: «Il paradosso della lettera di Di Maio è che se Uggetti fosse stato condannato non l’avrebbe scritta: e forse non avrebbe concluso di avere sbagliato, lui e il suo partito (e quello di Salvini). Implicando così che il giudizio di oggi sulle “insinuazioni” e sulle “modalità grottesche e disdicevoli” di quella “battaglia”, se la prossima volta lo si vuole usare con maggiore e saggia prudenza prima di sbagliare, debba prevedere con certezza quale sarà la sentenza». Siamo ben lontani dal “Nessuno tocchi Caino”.

Allora rimane il dubbio che tutto questo clamore sia semplicemente opportunismo politico. E alla fine si pentiranno di essersi pentiti, quando tornerà utile. Pentiti al cubo.

Buon lunedì.

Quei bambini discriminati con il pretesto del Covid

29 September 2020, Greece, Lavrio: Refugees from the burned down camp Moria on Lesbos and from other Greek islands are standing in the port of Lavrio near Athens. Greek authorities moved about 1000 migrants, mostly families and recognised refugees, to the mainland to improve conditions in the overcrowded island camps. Photo by: Socrates Baltagiannis/picture-alliance/dpa/AP Images

La pandemia di Covid-19 ha aggravato condizioni di vita già difficili per le popolazioni migranti e la rotta verso l’Europa che passa ad est, dalla Turchia alla Grecia, risalendo i Balcani fino all’Italia o all’Europa centrale, sembra essere tra quelle che ha risentito maggiormente di questo fenomeno. Secondo le numerose denunce di alcune Ong, come documentato anche da Left nei mesi scorsi, lungo questa tratta oltre alle condizioni climatiche particolarmente dure in inverno, diversi Paesi – dalla Turchia, alla Serbia ma anche all’Italia e alla Slovenia – hanno violato i diritti fondamentali di chi intraprende un percorso migratorio. Respingimenti illegali, detenzioni in condizioni disumane, fino ad arrivare a casi di tortura, sono purtroppo diventati una prassi consolidata.

Una di queste denunce viene da “Still I rise”, un’organizzazione non profit internazionale che si occupa di garantire assistenza, istruzione e protezione ai minori profughi, mediante la costruzione di scuole internazionali in diversi scenari come Siria, Turchia, Kenya e Grecia. In questo ultimo Paese è presente con una struttura all’interno dell’hotspot dell’isola di Samos.

Ne abbiamo parlato con Giulia Cicoli, advocacy director della Ong, che punta il dito contro la gestione dei flussi migratori da parte di Atene:

«Il Covid è stato devastante per quanto riguarda la situazione dei diritti dei migranti, soprattutto qui in Grecia – osserva Cicoli -. A causa delle direttive contro il Covid, il margine di azione di molte Ong è…


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La casa come visione del mondo

Gli esseri umani hanno enormi capacità d’innovazione e questo dato è evidente soprattutto nella sterminata varietà di forme dell’edilizia vernacolare e spontanea diffusa in tutto il mondo. Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di viaggiare tra mondi e culture dove ancora è viva la capacità di costruire la propria casa con gli elementi del territorio, sapendo gestire un rapporto di equilibrio con l’ambiente che la ospita.
Se guardassimo a chi non si è tuffato nell’onda del progresso senza meta delle megalopoli, potremmo scoprire che è ancora possibile soddisfare le nostre necessità abitative sfruttando meno le limitate risorse disponibili, provocare un impatto minore sui nostri fragili ecosistemi, generare un legame profondo tra i costruttori, l’ambiente, i materiali impiegati e l’intera comunità.

Tornare a essere homo faber è una necessità per il futuro che costruiremo, significa imparare di nuovo a essere donne e uomini artefici, in grado di trasformare la realtà grazie alle proprie capacità pratiche e intellettuali.
Nella società contemporanea viviamo una crisi del saper fare, soprattutto nell’ultimo periodo pandemico legato al Covid-19, siamo stati costretti a casa e le nostre relazioni sono state sempre più con e attraverso macchine e oggetti industriali; di fatto, stiamo vivendo una limitazione drastica delle esperienze sensoriali.

Una delle caratteristiche anatomiche principali di noi ominidi è il pollice opponibile che ci permette di manipolare gli oggetti con grande controllo e precisione; noi animali umani ci siamo plasmati culturalmente producendo e lavorando oggetti, e l’essere diventati sempre più homo comfort sta compromettendo passaggi cruciali della conoscenza manuale e culturale della nostra specie.

Gli edifici delle comunità indigene che ho incontrato in questi anni, di cui scrivo lungamente nel mio libro La casa vivente (add editore) e che racconto nell’edizione 2021 della Grande Invasione di Ivrea, non sorgono nel vuoto, fanno parte della vita e della cultura dei popoli che rappresentano, non rimangono immutate nel tempo, ma si modificano e si arricchiscono con l’incontro di nuove tecnologie costruttive.

Tra quelle che mi hanno colpito maggiormente ci sono le case della tribù Toda, che vive sull’altopiano Nilgiri nell’India meridionale, costruisce capanne che sono veri e propri capolavori di architettura vernacolare. Possono durare molti decenni a condizione che il tetto di paglia sia periodicamente revisionato, perché a queste latitudini la pioggia abbonda. Anche se non hanno fondamenta, fungono da…


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Moussa Balde, un omicidio di Stato

Ventimiglia, 9 maggio 2021. Ma poteva accadere in qualsiasi altro luogo, un normale pomeriggio di violenza razzista. Moussa Balde, 23 anni, cittadino della Guinea Conakry, era nei pressi di un supermercato quando, per ragioni ancora mai chiarite, è stato aggredito da 3 cittadini italiani armati di bastoni e di un tubo di gomma. Botte violentissime, riprese da passanti sul cellulare e che hanno fatto il giro dei social, si sente nel frame persino una signora urlare «aiuto lo ammazzano». L’arrivo delle forze dell’ordine ha permesso di soccorrere Moussa e di farlo portare in ospedale, i tre si sono giustificati in maniera poco chiara: «Voleva rubare un cellulare», «ha importunato una coppia». Fatto sta che sono stati denunciati per lesioni e, nonostante l’efferatezza dell’aggressione e la violenza con cui hanno continuato a picchiare anche quando il ragazzo era a terra, non hanno ad oggi avuto conseguenze. In altri casi il processo per direttissima sarebbe stato scontato.

Ma Mousa era anche “irregolare” e aveva ricevuto a marzo un decreto di…


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Dove (non) vanno gli africani quando emigrano

University graduates pose for a photographer after attending the graduation ceremony at Makerere University in Kampala, Uganda, on May 19, 2021. - Only first class bachelors, master's and PhD graduates attend the ceremony phisically as a way to curb the Covid19 coronavirus, the rest of the graduates particittes the graduation online via the universitys social platform. (Photo by Badru KATUMBA / AFP) (Photo by BADRU KATUMBA/AFP via Getty Images)

La crisi migratoria scoppiata tra la Spagna e il Marocco a causa di 9mila arrivi in un giorno nell’enclave spagnola di Ceuta, in Nord Africa, ha riportato al centro del dibattito pubblico europeo la gestione dei flussi migratori dal grande continente. Come sempre in Italia gran parte dei media ha fatto leva su una falsa narrazione del fenomeno lasciando intendere che tutti i migranti africani nel momento in cui lasciano le proprie terre e i propri affetti hanno un unico obiettivo fisso in mente: invadere l’Europa. I numeri, però, dicono altro e allora vediamoli insieme.

Per prima cosa va rilevato che i 9mila di Ceuta corrispondono a poco meno di un quinto degli arrivi totali nei primi 4 mesi del 2021 su suolo europeo.

Transitando per le tre principali rotte verso i confini del vecchio continente (Atlantica, Mediterraneo centrale, balcanica) sono state 36mila da gennaio fino a oggi le persone che hanno raggiunto l’Europa, pari a un aumento del 30% rispetto allo stesso periodo del 2020, quando la diffusione della pandemia di Covid-19 aveva già iniziato a incidere sugli spostamenti. Chi parla di crisi migratoria sembra non tenere conto dell’impatto che…


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Naufragi e morti, Bruxelles fa finta di niente

Foto LaPresse - Andrea Panegrossi 27/06/2018- Roma, Italia Flash mob contro la chiusura dei porti ai migranti a piazza del Popolo Photo LaPresse - Andrea Panegrossi 27/06/2018- Rome, Italy Flash mob against the closure of ports to migrants

Molti sono oggi gli elementi da districare per superare lo stato di crisi che parte dal Mediterraneo e arriva ai palazzi di Bruxelles. Il punto di partenza è rappresentato da un aumento delle partenze di richiedenti asilo e migranti dalle coste libiche, dalle enclave di Ceuta e Melilla, dalla Tunisia. Vicende diverse, amplificate a fini elettorali: il numero di persone che tentano di entrare in Europa non indica un’invasione, né le previsioni per l’estate giustificano i toni allarmistici. Ciò nonostante il tema era all’ordine del giorno di un Consiglio europeo straordinario. In cui nulla, alla fine, è stato deciso. Tutto è rinviato all’incontro, l’ultimo previsto prima dell’estate, che si terrà il 24 e il 25 giugno. Nei giorni precedenti il vertice c’erano state dichiarazioni impegnative. Spagna, Italia e Grecia, hanno esercitato pressioni in quanto sono i Paesi che affrontano – male – gli arrivi, ma utilizzano il valido alibi dell’assenza di un reale vincolo di solidarietà europea per giustificare errori e responsabilità.

Era intervenuta la commissaria agli Affari interni, Ylva Johansson (socialdemocratica), che si è recata in Tunisia con la ministra dell’Interno italiana, Luciana Lamorgese, per rendere più efficaci i rimpatri nel Paese nordafricano e delineare azioni politiche atte a scoraggiare le partenze insistendo sul potenziamento degli strumenti per fermare i fuggitivi anche in Libia e promettendo investimenti nei Paesi di partenza per fermare le migrazioni. In ballo anche un nuovo accordo sulle ripartizioni dei migranti sbarcati (una sorta di “Accordo di Malta 2” dopo il fallimento di quello del settembre 2019) che vincoli maggiormente i 27 Stati membri.

L’incontro in Tunisia con il presidente della Repubblica Kais Saied e il capo del governo tunisino Hichem Mechichi (che mantiene anche l’interim dell’Interno) avvenuto il 20 maggio, è stato un primo segnale per trasformare gli accordi “informali” bilaterali con l’Italia in patti con l’intera Ue. Da Tunisi hanno dichiarato di impegnarsi per segnalare le partenze delle cosiddette “navi fantasma” non intercettate, l’Italia e poi l’Unione dovrebbero garantire migliore assistenza nella manutenzione delle motovedette impiegate per fermare le partenze e piani di investimento per offrire opportunità occupazionali in Tunisia. Obiettivi che non si raggiungono con un incontro e che secondo la stessa Johansson potrebbero dare i primi frutti a fine anno.
Nel 2020 sono stati oltre 13mila i tunisini che hanno raggiunto l’Italia, altri 1.500 nei primi cinque mesi del 2021. Persone che secondo i due governi possono essere rimandate in Tunisia. Un simile intervento si intende implementare in Libia, malgrado il governo sia ad interim in attesa delle elezioni del 24 dicembre. La commissaria intende garantire interventi già da ora ma le…


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La scelta di Lucano

Associazione a delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, presunti illeciti nella gestione di un sistema di accoglienza diventato paradigmatico nel mondo: erano le accuse sulle quali nel 2016 si era fondato il processo “Xenia”, intentato dalla procura di Locri nei confronti dell’allora sindaco di Riace Mimmo Lucano ed il sistema di accoglienza da lui messo in piedi a partire dalla fine degli anni 90. Questa stessa montagna di accuse, senza che cinque anni di inchieste e due di processo riuscissero a suffragarle con uno straccio di prova attendibile, è stata riproposta in maniera inaudita ed inquietante dal Pubblico ministero della Procura di Locri, Michele Permunian, con la richiesta per Lucano di 7 anni e 11 mesi di carcere. L’inquietudine e lo sbigottimento che questa richiesta ha generato in tanti spiriti liberi del Paese derivano dal fatto che questo inverosimile castello era già stato demolito dalle fondamenta da altre importanti articolazioni del nostro sistema giudiziario.

Per memoria e per capire è utile, comunque, ripercorrere la sequenza dei fatti. Il 2 ottobre 2018 Mimmo Lucano viene arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Locri. Una misura revocata il 17 ottobre successivo dallo stesso Giudice per le indagini preliminari, che demoliva l’impianto accusatorio, riducendo solo a due i capi d’imputazione (favoreggiamento immigrazione clandestina e irregolarità in due appalti di 50mila euro concessi con la procedura di assegnazione diretta a due cooperative di giovani immigrati e riacesi che operavano nella raccolta della spazzatura e nell’igiene urbana). Questo ufficio, però, trasformava, inspiegabilmente, gli arresti domiciliari in un divieto di dimora, che durerà ben 11 lunghi mesi.

Il 3 aprile 2019, nondimeno, la Corte di Cassazione faceva ulteriore chiarezza in merito alle accuse, rilevando che in assenza di indizi di “comportamenti” fraudolenti che Domenico Lucano avrebbe «materialmente posto in essere» per assegnare alcuni appalti senza rispettare le procedure corrette, andava rimosso il divieto di dimora. Il 5 settembre 2019 il Tribunale revocava, finalmente, il divieto di dimora, dopo altri 5 lunghi mesi ed una serie di dure e dolorose, note, vicende politiche ed umane che Mimmo Lucano ha dovuto suo malgrado sopportare. Intanto, rispettivamente il 21 maggio 2019 e il 7 giugno 2020 il Tar della Calabria e il Consiglio di Stato dichiaravano illegittima la chiusura dello Sprar di Riace. E il 7 luglio 2020 i giudici del riesame di Reggio Calabria rigettavano l’appello del Pm di Locri che chiedeva il mantenimento delle misure cautelari, definendo «inconsistente» e privo di « riscontri alle conclusioni formulate dall’ufficio di procura» il quadro giudiziario che le motivava, in quanto fondato su «elementi congetturali o presuntivi». Non solo. I giudici del riesame valutavano l’inattendibilità di…


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L’intoccabile imprenditoria

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse 26-05-2021 Roma , Italia Cronaca Morti sul lavoro - manifestazione lavoratori edili Nella foto: Manifestazione davanti alla Camera dei deputati dei lavoratori edili delle confederazioni sindacali a ricordo delle vittime sul lavoro Photo Mauro Scrobogna /LaPresse May 26, 2021  Rome, Italy News Deaths at work - construction workers demonstration In the photo: Demonstration in front of the Chamber of Deputies of construction workers of the trade union confederations in memory of the victims at work

Breve riassunto di questi ultimi giorni.

Dalle parole degli arrestati si viene a sapere che i freni della funivia Stresa-Mottarone che ha portato alla morte di 14 persone sono stati consapevolmente manomessi per una questione di soldi. I gestori hanno spiegato agli inquirenti che oltre al danno economico del lockdown non volevano perdere anche l’incasso della domenica. In carcere ora si trovano il titolare della funivia Luigi Nerini, il direttore del servizio e il capo operativo. Il reato contestato? «Rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, dal quale sarebbe derivato il disastro» ha spiegato il ministro delle Infrastrutture e mobilità sostenibili Enrico Giovannini nell’informativa urgente alla Camera.

A Brescia un’azienda (la Wte) avrebbe mosso l’equivalente di 5mila tir di fanghi tossici che sono stati smaltiti nei campi del nord Italia: 150mila tonnellate di fanghi tossici, contaminati da metalli pesanti, idrocarburi e altri veleni (spacciati per fertilizzanti e smaltiti su 3mila ettari di terreni agricoli in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. «Io ogni tanto ci penso eh… Chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuta sui fanghi… Io sono stato consapevolmente un delinquente» diceva Antonio Maria Carucci, laureato in Scienze geologiche e a libro paga della Wte, al telefono con Simone Bianchini, un contoterzista che quei fanghi li spandeva nei campi della bassa bresciana. «Sono un mentitore!… Io…finisco all’inferno» dice ridendo in modo spregiudicato sempre Carucci al telefono con Ottavia Ferri, dipendente della Wte, che replica, anche lei ridendo: «Lo facciamo per il bene dell’azienda!». Si ipotizzano profitti illeciti per 12 milioni di euro.

A Sabaudia è stato arrestato un medico che avrebbe prescritto stupefacenti contenenti ossicodone, un oppioide agonista puro che ha un potere simile alla morfina, per permettere ai lavoratori indiani di resistere alla fatica dello sfruttamento e lavorare nei campi 12/16 ore al giorno. Ci sarebbero anche alcuni morti per overdose.

Intanto le indagini sulla morte di Luana d’Orazio – l’operaia tessile di 23 anni morta il 3 maggio scorso in una fabbrica a Montemurlo in provincia di Prato – hanno scoperto che l’orditoio su cui lavorava era stato manomesso per disattivare meccanismi di sicurezza e si continua a indagare sulla posizione contrattuale dell’operaia.

Sono solo gli episodi degli ultimi giorni ma gli esempi sono moltissimi. Francesco Costa aggiunge un’altra osservazione: «Qual è la differenza tra chi ha tolto il freno di una funivia pur di lavorare e chi ha tenuto il ristorante aperto quando era vietato, nonostante la certezza di provocare contagi e morti? Certo, morti forse meno cruente e visibili: ma morti. Questa cultura è ovunque intorno a noi». Volendo vedere ci sono anche i 43 morti per un ponte caduto, giusto tre anni, sempre per soldi.

Eppure ogni volta che si prova ad aprire un dibattito sul serio problema di “cultura d’impresa” di molti imprenditori italiani accade il finimondo: una mancanza di etica, di responsabilità e di legalità che ogni volta viene relegata a “episodi singoli”. Nel Paese in cui si generalizza in scioltezza sui dipendenti pubblici, sugli insegnanti, sugli operai tutti invidiosi, sugli impiegati tutti nulla facenti, sui giovani tutti sfaticati, sui calciatori, sugli artisti tutti furbi, sui giornalisti tutti servi, sui politici tutti corrotti e così via ogni volta che qualcuno si permette anche solo di pronunciare la parola “imprenditori” si leva lo sdegno della categoria. Una reazione tipo? Guido Crosetto, l’uomo di destra che piace tanto a sinistra, scrive rispondendo a Marta Fana: «Sta usando questa tragedia per dire che tutte le imprese e tutti gli imprenditori sono così? Si vergogni! Lei vorrebbe creare lavoro senza impresa? Non tutti possono lavorare nel pubblico. Non accade nemmeno più nei vostri antichi paradisi comunisti».

E vorrebbero chiuderla così. I moralizzatori del lavoro degli altri che sembra impossibile mettere in discussione.

Avanti così.

Buon venerdì.