Si continua a ignorare la realtà del mondo della scuola e, conseguentemente, a trattare gli insegnanti come una massa di ritardati o di autolesionisti a cui occorre spiegare la riforma. A questo scopo Renzi ha promesso di scrivere una lettera agli insegnanti. Eppure il progetto della “buona scuola” è stato presentato lo scorso settembre e il ministero ha impiegato tutti i mezzi a disposizione per diffonderlo.
L’abuso di anglicismi nei documenti pubblici rende più oscura la comunicazione. Anche l’Accademia della Crusca si mobilita.
Contro il ddl Buona scuola, trenta associazioni di docenti, studenti e operatori rivolgono un appello al Parlamento. Ma senza proteste unitarie.
Il problema è che la nostra classe dirigente non considera un problema l’erosione progressiva di lettori perché per il Lettore zero è facile rassegnarsi a considerare quella che sta vivendo come l’unica realtà possibile.
Pare che il massimo degli sforzi sindacali consista nel convincere i lavoratori della scuola che, se è vero che sono trattati male, è anche vero che potrebbero essere trattati peggio.
Una massa di docenti disperati e plurititolati preme per passare di ruolo. Ma il caos e i conflitti dipendono dalle diverse politiche adottate negli anni dai ministri dell’Istruzione.
Nel ddl della Buona scuola, l'autonomia esaltata dal premier Renzi appare un invito all'arte di arrangiarsi.
Ormai "ultras" renziano Luigi Berlinguer esalta il cambiamento senza spiegare come deve essere. E dimentica che alcuni dei guai attuali dipendono dalla sua riforma.
L’istruzione come bene pubblico e garanzia di uguaglianza appare sempre più a rischio sotto il governo Renzi. Lo provano la “lettera dei 44” e il ruolo dato alle famiglie.
Alla kermesse del Pd sulla “scuola che cambia”, il presidente del Consiglio dipinge scenari suggestivi sull’istruzione del domani. Bacchettando gli insegnanti.