Lo shock economico da pandemia penalizza i giovani in un Paese dove la disuguaglianza intergenerazionale è già molto forte. Mentre rimane invariata la disponibilità di reddito per la popolazione anziana, per quella attiva si riducono le occasioni di lavoro e guadagno
«Le città svuotate hanno qualcosa di disumano» dice l’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis che auspica un ritorno alla partecipazione reale, dopo tante piazze virtuali. E denuncia le politiche di sfruttamento che riducono gli esseri umani a ingranaggi e distruggono l’ambiente
Cinquanta inquilini di un palazzo di Bologna, perlopiù giovani e precari, hanno aderito allo sciopero degli affitti, per chiedere alla società di import-export proprietaria dell’edificio la sospensione del pagamento mensile e sopravvivere alla crisi. Una vicenda emblematica delle condizioni materiali in cui versa l’Italia reale
La povertà che attanaglia zone di Roma non è storia di oggi. Ma la quarantena ha reso evidente che è una metropoli diseguale non solo per disponibilità di reddito quanto soprattutto per le diverse opportunità offerte ai suoi abitanti di realizzare se stessi
Anni di politiche volte a depotenziare i servizi territoriali e le strutture pubbliche in favore dei privati convenzionati. Per questo gli ospedali lombardi non sono riusciti a sostenere l’urto della pandemia. Una rete di associazioni ha chiesto al ministro Speranza di intervenire
Come purtroppo avevamo previsto - noi di Left e la Uaar - il governo ha dato priorità alle riunioni di tipo religioso mentre altri tipi di riunioni continuano a essere vietate: teatro, presentazioni di libri, incontri in centri socio culturali, cinema, lo stesso diritto all'istruzione nella scuola pubblica
Sulla sanatoria per i braccianti stranieri si sta consumando un dibattito assurdo: i "difensori della patria" non vogliono la regolarizzazione, ma allo stesso tempo non si trovano italiani disposti a lavorare in agricoltura
La condizione estrema che stiamo vivendo ha messo in luce come pezzi di società possono riprendersi gli spazi di progettualità che erano stati cancellati da una “normalità” esiziale. Oggi abbiamo l’occasione di ripensare tutto e sulla scia di questa spinta le aree urbane possono essere cambiate e modernizzate
Ripensare la città in modo più umano e sostenibile è la grande sfida che oggi hanno davanti architetti, urbanisti e politici. La dura lezione che ci ha inferto la pandemia ci obbliga a scelte non più rinviabili.
Seguendo la sola logica inumana del mercato, e non per una questione di civiltà, il governo apre a una sanatoria ad hoc: per lo stretto numero necessario e a tempo. Servono in fretta 300mila persone da mandare nei campi per evitare che si brucino i profitti dell’industria agroalimentare













