La cultura, la professionalità, le forme di reclutamento, gli assetti normativi delle forze di polizia riguardano i cittadini e la democrazia. Perciò dobbiamo pretendere una radicale riforma e strumenti di dialogo permanente fra gli apparati e la società civile
Con l’ascesa del movimento Black lives matter sono tornati gli attivisti per una riforma radicale delle forze dell’ordine. Divisi tra riformisti e abolizionisti, ritengono che si debbano combattere le cause del crimine, e che non serva il proliferare degli apparati di controllo
Davvero la minaccia atomica e la corsa agli armamenti sono un modo per “mantenere la pace” nel mondo? Cosa accadrebbe se le forze dell’ordine fossero formate alla non violenza? E se abolissimo esercito e polizia? Siamo sicuri che senza il collante della paura reciproca la società non tenga? Alcune riflessioni da una prospettiva non violenta moderna e radicale
Arturo Salerni, avvocato Open Arms: Non basta abrogare i decreti di Salvini per restituire ai migranti i loro diritti
Samuele Damilano -
«Quando la politica non riesce a dare risposte sull’espansione del sistema economico e di welfare -osserva Arturo Salerni, avvocato della Ong Open Arms - vi sono due elementi che vengono strumentalizzati: uno è lo straniero, l’altro è la criminalità».
Pensate come sarebbe facile, chiaro, lineare:
«Scusatemi, no, non è vero che sono stato frainteso, ho detto così perché sono stato vigliacco, capita a tutti di essere vigliacchi e a volte di non volere riconoscere i...
L'imprenditore Flavio Briatore ha detto che quelli al governo vivono in una bolla e non hanno idea della vita reale
Nuova puntata delle incredibili avventure del signor Fontana che sta piano piano logorando la Lombardia seduto sul trono di presidente di Regione e del suo compagno di brigata Matteo Salvini che ormai rimpiange quelle belle estati in...
Nella «istituzione famiglia» declamata dalla stampa cattolica è insita una violenza culturale millenaria che si accanisce in particolare contro le donne e i bambini. La svolta è in una nuova visione culturale che rifiuta questa violenza e cambia del tutto la definizione di essere umano
Si è molto parlato del servizio fotografico di Chiara Ferragni nelle Gallerie degli Uffizi. Ma la vera questione è la scelta del tipo di comunicazione da parte di un servizio pubblico. Da qui nascono molte riflessioni sul ruolo attuale dei musei nella trasmissione di conoscenza
«Ho difficoltà a distinguere il cinema civile dal cinema tout court. Ogni volta che filmiamo qualcosa dichiariamo chi siamo», dice la film-maker, che a Left presenta la sua arte. Fatta di incontri, capacità di ascoltare e raccontare sfidando i limiti del linguaggio













