Le sfide della sindaca Breed a San Francisco: lotta alla tossicodipendenza, diritto alla casa e alla salute mentale
Alessia Gasparini -
Ha 43 anni ed è la prima donna di origine afroamericana a guidare la città per il partito democratico. La sua politica è decisamente anti Trump
A Douma non fu usato gas nervino. Lo ha accertato una commissione d'inchiesta dell'Organizzazione per la messa al bando delle armi chimiche (Opac), analizzando...
Bombe made in Italy sullo Yemen, il gioco delle parti tra Movimento 5 stelle e Pd
Carmine Gazzanni -
«Bombe italiane vengono usate in Yemen. Da anni denunciamo l'esportazione illegale di armi alla coalizione saudita impegnata nella guerra civile in Yemen». Da qui...
Per la prima volta nella storia malese un ex primo ministro, Najib Razak, finisce sotto processo. Rischia 20 anni di carcere. In ballo c’è la gestione di un fondo di Stato che coinvolge una rete di poteri forti internazionali. E alle elezioni si registra la sconfitta dell’Umno, il partito al governo dal 1957
Viaggio nel Paese che nel 2019 celebra la rivoluzione islamica e che è percorso da rifiuto e malcontento per le politiche contro i diritti civili. Lo testimoniano le nuove generazioni. «Cerchiamo di vivere al di là dei divieti. Non possono arrestarci tutti», dice Farah, 26 anni
La politica dei porti chiusi vissuta a bordo della nave della Ong spagnola che il 29 giugno non venne fatta intervenire mentre un’imbarcazione stava naufragando. E un centinaio di persone sono scomparse in mare. Intanto a Roma si fa finta di non sapere cosa succede nei lager libici
Il silenzio dei giovani poeti su Madiba è un sintomo della sfiducia delle nuove generazioni verso il Paese che lui portò dall’apartheid alla democrazia. Da presidente non ha saputo avviare un reale processo di equa distribuzione della ricchezza e oggi il Sudafrica è ancora diviso
Già in passato Left ha raccontato di questo flusso inedito di “cervelli” verso la Cina
A lungo additato come “terrorista” dalle forze conservatrici, con la fine dell’apartheid Mandela è stato trasformato in un’icona, per rendere innocue le sue istanze. Per questo bisogna riscoprire la sua battaglia. Senza ignorarne i limiti. Come scriveva lui stesso: «La verità è che non siamo ancora liberi»
È di fatto cancellata dalla memoria la pulizia etnica subita dai musulmani di Višegrad a fine primavera del 1992. Una lucida strategia criminale armò la mano dei nazionalisti serbo-bosniaci, fece tremila vittime e anticipò di tre anni quanto poi accadde a Srebrenica tra l'11 e il 21 luglio 1995













