A sette anni dalla Rivolta dei gelsomini i giovani tunisini sono tornati in piazza. «Lavoro», «libertà», «dignità nazionale» sono le parole d’ordine. Eppure hanno scatenato la reazione violenta del governo incapace di portare il Paese fuori dalla crisi economica e di soddisfare le richieste di giustizia sociale
Il dittatore sudanese è accusato di crimini contro l’umanità e Khartoum è sotto embargo per il genocidio del Darfur ma poco importa al nostro governo. Che ha siglato gli accordi per i rimpatri forzati dei migranti africani finiti sotto la lente della Corte europea per i diritti umani
Si parla quasi unicamente del Niger ma nel 2018 sono ben 46 le missioni nel mondo in cui verranno impegnati militari italiani. Per una spesa prevista di oltre un miliardo di euro. Tra gli interventi finanziati c’è anche l’Afghanistan. Nel 2015 l’allora premier Renzi disse che ce ne saremmo andati nel giro di un anno
Luis Fernando Figari è il fondatore della setta cattolica peruviana Sodalitium christianae citae. Accusato di pedofilia in Perù vive tranquillamente a Roma dal 2010.
È un membro del partito di opposizione che aveva osato denunciare il clima di intolleranza nel Paese. Nel 2016, 900 morti e migliaia di arresti tra cui politici, giornalisti e blogger. Ora si apre uno spiraglio ma la lotta per i diritti e la democrazia continua
Torna la #WomensMarch, protesta globale contro la violenza di genere e ogni forma di discriminazione. In Italia, l'appuntamento è per il 20 e 21 gennaio a Roma, Firenze, Milano
Destinazione: Niger. Nome in codice: missione umanitaria, intervento necessario o qualche altra fesseria del genere, per non chiamare mai la guerra con il proprio nome perché altrimenti puzza troppo di morto
Nella regione più povera del Paese gli indigeni protestano per la visita papale, “la goccia che fa traboccare il vaso”. Il loro territorio è stato svenduto ai latifondisti e usurpato anche dalla Chiesa.
Una storia che parte da un fatto reale: la fabbrica di gelati esiste davvero anche se gli affari peggiorano. Ma il proprietario non demorde: «Finché le persone avranno bisogno di gelato, saremo qui a farglielo, per rendere dolce la loro vita»
Una protesta molto diversa dall’Onda verde del 2009. Dal 28 dicembre al 2 gennaio le strade non sono state occupate dalla borghesia urbana di Teheran per chiedere libertà e diritti, ma dalle fette più povere e marginalizzate della popolazione. Le parole d’ordine sono «lavoro», «redistribuzione», «sussidi»