La cultura, la professionalità, le forme di reclutamento, gli assetti normativi delle forze di polizia riguardano i cittadini e la democrazia. Perciò dobbiamo pretendere una radicale riforma e strumenti di dialogo permanente fra gli apparati e la società civile
Con l’ascesa del movimento Black lives matter sono tornati gli attivisti per una riforma radicale delle forze dell’ordine. Divisi tra riformisti e abolizionisti, ritengono che si debbano combattere le cause del crimine, e che non serva il proliferare degli apparati di controllo
Davvero la minaccia atomica e la corsa agli armamenti sono un modo per “mantenere la pace” nel mondo? Cosa accadrebbe se le forze dell’ordine fossero formate alla non violenza? E se abolissimo esercito e polizia? Siamo sicuri che senza il collante della paura reciproca la società non tenga? Alcune riflessioni da una prospettiva non violenta moderna e radicale
Nella «istituzione famiglia» declamata dalla stampa cattolica è insita una violenza culturale millenaria che si accanisce in particolare contro le donne e i bambini. La svolta è in una nuova visione culturale che rifiuta questa violenza e cambia del tutto la definizione di essere umano
Si è molto parlato del servizio fotografico di Chiara Ferragni nelle Gallerie degli Uffizi. Ma la vera questione è la scelta del tipo di comunicazione da parte di un servizio pubblico. Da qui nascono molte riflessioni sul ruolo attuale dei musei nella trasmissione di conoscenza
«Ho difficoltà a distinguere il cinema civile dal cinema tout court. Ogni volta che filmiamo qualcosa dichiariamo chi siamo», dice la film-maker, che a Left presenta la sua arte. Fatta di incontri, capacità di ascoltare e raccontare sfidando i limiti del linguaggio
Mentre il Parlamento italiano rinnova la propria collaborazione militare con la sedicente Guardia costiera libica, un report di Asgi fa luce sui soldi di Roma ai centri di detenzione per migranti. Realizzati per imprigionare esseri umani privati di ogni diritto
La rinuncia a qualsiasi politica industriale negli anni ha portato l’Italia a perdere il 25 per cento della capacità produttiva. Qui si è “innestata” la crisi per la pandemia. Così oggi sono 150 le vertenze sul tavolo del governo. E 135mila persone rischiano di perdere il lavoro in pochi mesi
La pandemia ha parlato chiaro. La ricetta liberista ha fallito e ora in Italia ci ritroviamo con 500mila disoccupati in più e altri 380mila posti a rischio entro la fine dell’anno. Quindi, facciamola finita con Maastricht e apriamo a un nuovo protagonismo degli Stati in economia
«Non è una questione di giovanilismo. C’è in Italia una crisi generazionale gravissima, che si manifesta in alta dispersione scolastica, scarsissima partecipazione universitaria, salari di entrata bassissimi, quando non azzerati (il famoso lavoro gratis), elevatissima presenza del precariato» osserva l’ex ministro