I dem ratificano Gentiloni, ma Renzi gli dà pochi mesi. Tutti pensano già al congresso
Luca Sappino -
La scelta del Colle (e di Renzi) è approvata dalla direzione del Pd. Con la minoranza votata alla «responsabilità». Comincia così la sfida per il congresso, che Renzi vuole subito, perché - dice - «è evidente che nell'arco dei prossimi mesi si andrà al voto»
L'attuale ministro degli Esteri è stato incaricato da Mattarella. Come voluto da Renzi. Che può così concentrarsi sulla leadership da ricostruire. «Governo in continuità», dice Gentiloni lasciando il Quirinale
Va bene Napoli, dove c’è De Magistris e il suo «popolo rivoluzionario». Ma Palazzo Chigi non si aspettava di perdere ovunque, al Sud e nelle isole, e che a nulla sarebbero servito il lavorìo di governatori e vari sindaci, in Campania come in Calabria. Cosa è successo
Si è opposto alla riforma perché «avrebbe saccheggiato il Sud». Ma Michele Emiliano è andato poco in tv perché non vuole passare per un traditore. Lui - dice - vuole che rinasca una coalizione di centrosinistra. Ora corre per la segreteria Pd? «Se potessi evitarlo...»
In parlamento e nel Pd, in quanti vorrebbero finire la legislatura? In tanti, compreso Renzi. E, più che per il vitalizio - non siate maligni - vorrebbero restare per ragioni congressuali. Lo scenario della seconda giornata di consultazioni
Giuseppe Civati, è leader di Possibile. Ma soprattutto, il parlamentare, fa parte di quella sinistra critica uscita dal Partito democratico proprio a causa dei...
A Roma domenica assemblea aperta a partiti, sindacati, studenti, sindaci, costituzionalisti. Giulio Marcon (Sinistra italiana): "Senza logiche politicistiche bisogna costruire un movimento per una lista unitaria alle elezioni"
Il dopo referendum secondo la vicepresidente del Comitato per il No. «Siamo in una fase storica in cui passiamo dalla democrazia rappresentativa a quella partecipativa. La sinistra deve coglierlo, recuperando il suo Dna. Renzi? Non è certo di sinistra»
Ascoltati i vertici della Repubblica (tra cui Grasso, un papabile), ora tocca ai partiti. Ma gli occhi sono tutti sul Pd, di cui Renzi non è più sicuro di avere il controllo. Qualcuno (tipo Franceschini) potrebbe pensare di sfilargli palazzo Chigi, e trattarlo come lui trattò Letta
La direzione del Pd non ha potuto discutere prima che Renzi salisse al Colle per dimettersi. Non è il momento dell'autocritica e né della critiche. Non è il momento di proporre strade che non prevedano Renzi. Come quelle del senatore Walter Tocci













